Il mondo dello sci alpino ha fatto i conti pochi giorni fa con l’addio alle competizioni di Lara Gut. La fuoriclasse svizzera ha chiuso la carriera dopo 17 anni di gloria e all’età di 35 anni, condizionata dall’ultimo infortunio al ginocchio che l’ha costretta a saltare l’intera stagione e quei Giochi Olimpici di Milano Cortina che avrebbero dovuto rappresentare il personale canto del cigno.
Lara Gut, come ricordato dal portale elvetico bluewin.ch, rientra in quella categoria di sciatori che dopo un grave infortunio alzano bandiera bianca. Era successo ad esempio sei anni fa ad Anna Fenninger-Veith, che si è arresa alla seconda rottura del crociato avvenuta nel 2019.
Lo stesso discorso è valso per l’istrionica americana Julia Mancuso, arresasi ai problemi cronici all’anca nel 2018 dopo una dignitosissima carriera.
In campo maschile indimenticabile lo schianto nel finale della discesa di Kitzbuhel 2009 della promessa Daniel Albrecht. Lo svizzero rischiò la vita, rimase in coma dopo il trauma cranico e le lesioni ai polmoni e affrontò una lunghissima riabilitazione che gli consentì quasi miracolosamente di tornare in pista dopo due anni senza tuttavia ottenere risultati e per questo decise di ritirarsi nel 2013.

I gravi incidenti patiti nel corso della carriera consigliarono ad Aksel Lund Svindal di appendere gli sci al chiodo nel 2019, quando le ginocchia non riuscirono più a sopportare i carichi richiesti dalla velocità.
Fogdoe e Beltrametti in sedia a rotelle
Due rovinose cadute a distanza di meno di due anni ed entrambe con trauma cranico hanno costretto al ritiro lo svizzero Mauro Caviezel nel 2023, mentre molto peggio andò a Thomas Fogdoe e Silvano Beltrametti.
Lo slalomista svedese rivale di Tomba, nel febbraio del 1995, durante un allenamento andò fuori pista e si scontrò contro un albero, riportando una lesione alla spina dorsale che provocò la paralisi permanente. Finito in sedia a rotelle, Fogdoe abbandonò a soli 25 l’attività agonistica.
Stesso destino, a 22 anni, toccò a Silvano Beltrametti, quando nella discesa della Val d’Isere sfondò le reti di sicurezza in seguito a una caduta e si scontrò contro un palo, restando paralizzato a causa delle lesioni riportate alla colonna vertebrale.
Da Vonn a Hirscher, quanti interrogativi
Tornando all’attualità, non sono pochi gli infortuni che tengono ancora in bilico diversi campioni e questo argomento era stato oggetto di un nostro approfondimento realizzato insieme al fisioterapista Matteo Bosisio. Dopo l’ennesimo k.o. di Cortina, non sappiamo se l’ultraquarantenne Lindsey Vonn, riuscirà ancora una volta a tornare miracolosamente alle gare e a stupire il mondo.
Non sappiamo come risponderà la gamba di Federica Brignone in Argentina e se Aleksander Kilde riuscirà a tornare competitivo dopo la caduta di Wengen che gli ha procurato danni ai nervi.
Non sappiamo se rivedremo Michelle Gisin (ora signora De Aliprandini) operata alla colonna vertebrale dopo la spaventosa caduta di un anno fa a St. Moritz e nemmeno se ci sarà un Marcel Hirscher-ter: the GOAT, al pari di Vonn, si è ripresentato al cancelletto di partenza (battendo bandiera olandese) a un paio di anni dal primo ritiro e ha subito pagato dazio con la rottura del crociato che si è portato dietro un lungo e faticoso recupero.
