Editoriale – Lara Gut e l’ora del sipario: quanto ci mancherà quella soffice sciata…

Solo poche ore prima di annunciare il suo ritiro, le parole di Hans Flatscher, direttore tecnico di Swiss Ski, avevano lasciato intendere in un finale diverso della partita. “Si sta allenando intensamente e deciderà se andare in Cile”. E invece, forse a sorpresa o forse no, Lara Gut, ieri pomeriggio ha detto che a 35 anni può bastare così.

Una delle più forti sciatrice di tutti i tempi lascia nel bel mezzo di un recupero per l’infortunio al ginocchio che l’ha costretta all’inizio della scorsa stagione, subito dopo l’opening di Solden, ad alzare bandiera bianca e a saltare le Olimpiadi di Milano Cortina.

Proprio quel ginocchio deve avergli suggerito che non è il caso di forzare la mano. Che la carriera è andata, che il grosso è stato fatto, che è tempo di dedicarsi ad altro, Magari a creare una famiglia, come dichiarato lo scorso anno alla vigilia di quella che sarebbe dovuta comunque essere l’ultima stagione prima che il k.o. di Copper Mountain rimescolasse carte e pensieri.

No non è più il caso insomma di rincorrere le motivazioni e tirare un altro anno, nonostante i Mondiali di Crans Montana avrebbero potuto stuzzicarle l’appetito (a dirla tutta, i Mondiali casalinghi nel 2017 non le portarono bene, perché a St. Moritz, il giorno della combinata, le saltò il crociato sinistro durante il riscaldamento per la manche di slalom).


Ma Lara, che strada facendo ha poi aggiunto il cognome del marito, l’ex calciatore di lunga militanza in Italia Valon Behrami, di Mondiali in bacheca ne ha già due, entrambi gli ori vinti a Cortina 2021, in gigante e superG.

Lara è stata campionessa olimpica in superG a Pechino. Ha vinto due Coppe del Mondo generali, a distanza di otto anni la prima dalla seconda, e sette di specialità. Ha esultato 48 volte nel Circo bianco, l’ultima nel gigante delle finali di Sun Valley nel marzo 2025.

E si è imposta almeno dieci volte in tre discipline, come nessuna mai, oltre ai 101 podi, come la connazionale Vreni Schneider. Avendo preso parte a poco meno di 400 gare in Coppa, il bilancio è spaventoso: un podio ogni quattro gare disputate, una vittoria ogni otto.

Un palmares che la dice lunga sull’epopea di Lara Gut, cominciata nel lontano 2007 e vissuta al fianco di fior di fuoriclasse: da Lindsey Vonn a Mikaela Shiffrin, passando per Tina Maze, Maria Riesch, le nostre Brignone e Goggia e Anna Fenninger-Veith, che le ha dedicato una lettera molto emozionante sul profilo Instagram, un amore che da ieri i media di tutto il mondo le stanno manifestando.

Lara Gut ha segnato un’epoca dello sci. Cambiavano le avversarie e le generazioni, ma lei era sempre lì, competitiva, pronta a superare i problemi fisici e il passo del tempo, ad adattarsi a uno sci che in quasi vent’anni ne ha subito di cambiamenti.

La ticinese, una capace di pretendere fin dai primi passi importanti uno staff personale capeggiato da papà Pauli e di far sentire la propria voce anche all’interno dello squadrone svizzero non senza polemiche (si beccò anche una sospensione per aver attaccato l’allora direttore tecnico degli elvetici, Mauro Pini), verrà ricordata per la sua sciata all’insegna della classe e leggiadra.

Sembrava una piccola nuvola in grado di spostarsi da una porta all’altra e di posarsi in modo soffice sulla neve, disegnando traiettorie pulite ed efficaci in pista, altrettanto significative fuori, come quando uscì allo scoperto per parlare, come forse nessuna sciatrice aveva fatto prima, di pressioni, del dover essere a tutti i costi atleta invincibile agli occhi degli altri e di quanto invece fosse importante considerare il lato umano dello sportivo. Ci mancherai, cara Lara. E buona vita!


La lettera d’addio allo sci di Lara Gut pubblicata su RSI

Come si capisce che qualcosa è finito? E come si traducono le emozioni profonde in parole?

Forse capisci quando gli obiettivi, la ricerca costante del miglioramento lasciano spazio alla felicità, all’appagamento interiore, alla capacità di valorizzare il percorso fatto.

Ricordo il mio primo podio a St. Moritz cadendo al traguardo. Durante la premiazione la sera è stato un turbinio di emozioni, incredulità, gioia sfrenata, aggiunte ad un pizzico di disorientamento. Ero felice e spensierata.

Lo scorso ottobre a Sölden le emozioni erano ancora più profonde. Oltre alla felicità e alla soddisfazione provate nel 2008 si erano aggiunte la consapevolezza e l’orgoglio del percorso fatto. La felicità sentita era più matura e realizzata.

Ho avuto la fortuna e l’onore di poter vivere una carriera molto lunga e intensa, di esprimere i miei sogni e i miei desideri attraverso le mie sciate, di vivere questo viaggio affiancata da persone straordinarie.

La sensazione di libertà assoluta sulla neve non mi ha mai abbandonato. C’era da bimba, era presente da atleta e mi accompagnerà anche in futuro.

Sono anche fortunata e felice di poter scegliere. Nonostante quasi 20 anni di sport di alto livello, nonostante le cadute e gli infortuni non ho dolori ricorrenti e non ne voglio avere.

È anche per questo che so che è arrivato il momento giusto, quello di non ostinarmi a voler raggiungere, superare i limiti ad ogni costo e di imporre al mio fisico certi ritmi e sollecitazioni. Sciare rappresenta qualcosa di magico e naturale per me, voler costringere il mio fisico e la mia testa a sopportare e gestire il dolore sarebbe come macchiare l’immagine che ho dentro di me di ciò che ho fatto con così tanta passione.

L’intensità delle emozioni dell’oro olimpico di Pechino, la vittoria sotto la neve a St. Moritz nel 2008, i Mondiali di Cortina, il sorriso in partenza a Sun Valley, le ore di lavoro in pista con mio papà, le discussioni con i miei skiman Babi e Tom per migliorare costantemente il materiale… l’elenco di momenti è infinito e solo ora li realizzo e assaporo completamente. Ho lavorato per anni incessantemente con l’obiettivo di eccellere e vincere nello sport, ora sento solo un profondo senso di felicità e mi commuove quanto sia stato bello.

Lo sport di alto livello non è una fiaba, manco la vita lo è. Ma oggi non è il tempo di pensare agli errori, alle delusioni, alle difficoltà, a tutti gli ostacoli anche umani che ci sono stati. Anche il tempo di essere delusa, triste o arrabbiata per lo sci è passato.

La mia famiglia è eccezionale e fondamentale in tutto e per tutto. Grazie Dad per esserci sempre stato, dal primo all’ultimo giorno, mi hai portato a trovare soluzioni e non montagne di problemi. Grazie mamma per seguirci anche nelle imprese più pazze e di essere stata la mia Mami in ogni situazione. Grazie Ian, sei il Fratellì migliore del mondo, mi hai sostenuto e supportato sempre, anche quando ero io la prima a non sopportarmi.

Grazie Valon, amore mio. La vita con te a fianco è straordinaria.

Le nostre due famiglie, dai più piccoli fino ai nonni sono un sostegno costante ed il nostro rifugio. Grazie.

A Flavio, Ladina e Tom. Grazie per avermi affiancato negli ultimi anni e avermi aiutato a ritrovare la passione più genuina per il mio sport. Siete state delle persone d’oro e il valore del mio percorso è anche merito vostro. Che fosse per andare a vincere le gare più importanti o affrontare i momenti complicati, non avete mai vacillato. Le ore in fisioterapia e in palestra insieme prima e dopo le gare, gli ultimi mesi vissuti con piccole e grandi sfide quotidiane per ridarmi la fiducia nel mio fisico, mi avete accompagnato fino all’ultimo minuto prima della partenza alle gare, mi avete affiancato fino all’ultimo giorno in palestra per la ricostruzione.

Grazie a Simone e Tamara, i miei angeli custodi a Lugano e alle loro famiglie. A Sabrina l’amica di una vita. Grazie a Giovanni che da lontano ci ha sempre aiutato. Grazie Alexandre per aver gestito mille situazioni. Grazie Annalisa che mi hai sostenuto dal primo all’ultimo giorno in Swiss-Ski.

Grazie ad ogni persona che ha fatto parte di questo percorso, a chi era seduto davanti al televisore e ha esultato con me, agli allenatori che hanno sostenuto mio papà e si sono battuti per me, a coloro che hanno scritto e commentato ricordandosi che innanzitutto ero una persona e non solo un’atleta. A chi, anche a mia insaputa, ha fatto qualcosa per permettermi di sciare. Ai bimbi che sognano di fare sport, ai genitori che li seguono. Al primo fino all’ultimo sponsor e partner che mi ha accompagnato e permesso di vivere di questo sport. Grazie per aver fatto parte di questo viaggio straordinario. Grazie a tutte le persone che amano e vivono di sport.

Penso che nella vita ci sia un momento per tutto, e ora so che non è più il mio momento di mettermi un pettorale e fare delle gare.

Non vedo l’ora di sciare e sono felice così.

foto in copertina di Getty Images

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