La concorrenza nel nuovo e riunificato gruppo della velocità azzurra è piuttosto numerosa. Ma a prescindere da quando lo rivedremo all’opera in Coppa del Mondo, per Pietro Zazzi far parte ancora della squadra e aver sostenuto senza problemi la preparazione estiva in Cile è già un grandissimo traguardo.
Il 32enne bormino rivede finalmente la luce in fondo al tunnel dentro il quale ha passato quasi due anni. A fine 2024, sulla sua Stelvio, si procurò con una rovinosa caduta la frattura scomposta di tibia e perone della gamba destra nonché la rottura del legamento crociato e dei menischi del ginocchio sinistro.
Due gambe martoriate che hanno poi avuto bisogno di ben quattro interventi chirurgici per lasciarsi alle spalle un colpo durissimo che Zazzi è riuscito comunque ad assorbire, tra lo sconforto iniziale e la voglia di tornare a quei livelli toccati poco prima di farsi male.
Pietro, sono trascorsi cinque mesi dall’ultima operazione utile a rimuovere i mezzi di sintesi sulla tua tibia mentre da poche settimane sei rientrato da La Parva. Sensazioni?
“Sono abbastanza tranquillo perché non ho più dolore. Era il primo ritiro con gli sci lunghi e devo dire che ho fatto buoni allenamenti, anche a livello cronometrico”.

Qual è stata la parte più difficile da gestire quando ti sei infortunato?
“Sicuramente il primo momento, un mix di grande sconforto e tanto dolore. Ma anche l’anno scorso, quando avevo provato a forzare per fare un tentativo in chiave Olimpiadi ma un piccolo strappo al soleo mi ha costretto a fermarmi un’altra volta. Non è stato facile nemmeno tornare sotto i ferri per rimuovere le viti e i mezzi di sintesi. Mi è pesato dover riprendere le stampelle”.
Hai pensato anche al ritiro?
“Sì, nella fase iniziale. Poi quando il dolore è diminuito avevo voglia di tornare a star bene. Più che allo sci e all’idea di performance, in quei momenti pensi a poter riprendere una vita normale e fare le cose semplici, come scendere le scale. Infortunarsi contemporaneamente a entrambe le gambe è uno shock non indifferente”.
Con che spirito sei tornato ad allenarti con gli altri?
“Non sapevo cosa aspettarmi, anche se sono rientrato in gruppo con serenità. Non ho grandi aspettative né obiettivi specifici, però mi piacerebbe tornare al livello del 2024, quando in superG me la cavavo abbastanza bene (6° a Kvitfjell e 11° in Val Gardena, ndr). Sono consapevole che non sarà facile dopo due stagioni ai box. Ma non mi pongo nemmeno troppi limiti”.

Dal punto di vista tecnico su cosa hai dovuto prestare maggiore attenzione?
“Per ritrovare le migliori sensazioni ho speso tante energie sul setup dei materiale. E poi ho lavorato sulla rigidità, perché quando stai fermo così tanto devi ritrovare la scioltezza e la naturalezza del gesto. Più sei morbido e più puoi andare veloce”.
Come sta la tua testa? Ripensi ancora a quella caduta?
“No, mai. Un minimo di rallentamento te lo impone il dolore. Ma ora che va tutto a posto, non ho avuto pensieri negativi e sto sciando libero”.
In due anni di assenza sono successe tante cose nella velocità, soprattutto nel gruppo azzurro in termini di progressi individuali. Pensi di aver perso un treno?
“E’ vero, ci sono giovani forti che hanno avuto una crescita pazzesca. Il mio percorso però è diverso. Sono arrivato in Nazionale a 26 anni, mentre Franzoni è già un vincente a quell’età. Io ho sempre rincorso gli altri, qualche treno l’ho perso tanti anni fa ma sono abituato a concentrarmi su me stesso e sui piccoli miglioramenti che mi hanno portato fino a qui. Adesso essere in questa squadra è molto stimolante”.

Col senno di poi, senza quell’infortunio in Val Gardena del 2025, saresti potuto andare ai Giochi?
“No, non ero pronto e sciavo con il dolore. Non ce l’avrei fatta a guadagnarmi uno dei quattro posti, quell’infortunio l’ho interpretato come un segnale positivo per fermarmi e rifare tutto con calma”.
Chi senti di dover ringraziare in questi difficili due anni?
“Innanzitutto la mia famiglia, la mia compagna Marica, gli amici di sempre. Poi i ragazzi della squadra: Molteni, Innerhofer e gli altri sono sempre stati vicini. Quindi la commissione medica della FISI e il dottor Bove dell’Ospedale Niguarda di Milano, che ha affiancato il dottor Panzeri durante le operazioni. E ancora lo staff tecnico della federazione, che mi ha riconfermato in squadra, lo skiman Cesare Prati, le Fiamme Azzurre, i fisioterapisti di Bormio, Asia, Franco e Sara, e i miei sponsor personali”.
Ma ti vedremo già in Nord America?
“L’obiettivo è di partire, andare lì e giocarmi uno degli otto posti a disposizione. Siamo in tanti e non sarà facile. Al momento vedo la discesa più lontana, mentre in superG se entro in forma potrei giocarmi meglio le mie carte avendo un ranking migliore che mi consentirebbe di partire subito dopo i primi trenta”.
foto FISI
