Li chiamano grattacapi. Alla vigilia della stagione 2026/27, la federazione internazionale e quella Nazionale si ritrovano alle prese con una serie di polemiche e questioni complesse che soprattutto nelle ultime settimane hanno animato il dibattito nell’ambiente.
Per la FIS il periodo è delicatissimo. Il nodo più impellente da sciogliere è l’occupazione del trono vacante di race director lasciato dalle dimissioni di Markus Waldner.
L’altoatesino ha dimostrato di essere all’altezza del ruolo, in una fase in cui la direzione di gara si fa sempre più spigolosa, anche a causa delle difficili condizioni meteo e della crescente richiesta di sicurezza.

La FIS ha offerto la carica ad Hannes Trinkl, responsabile delle discipline di velocità. L’austriaco ha risposto picche e ha lasciato intendere di essere pronto a dimettersi in polemica con i vertici, i quali invece dovrebbero cercare di convincere Waldner a fare marcia indietro, mossa che sembra però irrealizzabile a causa dei contrasti tra l’ormai ex race director e il CEO Urs Lehmann.
La nuova presidenza Ospelt segna in ogni caso un passaggio storico significativo ed è inevitabilmente chiamata a maneggiare diverse patate bollenti, come palesato nell’ultimo congresso di Ginevra.
Dietro l’angolo si presenta il tema delle finanze da risanare e di un prodotto da rendere più appetibile agli sponsor. Un format della Coppa del Mondo che forse necessiterebbe di una revisione. I costi di una preparazione sempre più alti per le singole federazioni, complice il cambiamento climatico e la crisi dei ghiacciai. Calendari molto serrati che stanno imponendo delle scelte ai migliori interpreti.

E ancora, la decisione, ormai rinviata al 2032, di fare disputare i Mondiali anche negli anni pari non olimpici, le polemiche legate al nuovo regolamento delle wild card (secondo i detrattori costruito ad arte per il ritorno di Marcel Hirscher) e, per finire, la querelle sulla riduzione del peso massimo degli sci, che entrerà in vigore già a Solden e introdotta dalla FIS per migliorare la sicurezza.
Una misura ampiamente contestata dagli addetti ai lavori, in ragione della mancanza di evidenze scientifiche e delle diverse esigenze degli sciatori.
Insomma, chi più ne ha più ne metta, anche se tra una settimana, quando il carrozzone si muoverà, a prendersi la scena saranno comunque lo spettacolo e i campioni.
Elezioni e il caso Franzoso
In casa nostra, due le questioni al centro della scena. Innanzitutto la fine dell’era Flavio Roda, non eletto “a sufficienza” per il quarto mandato sabato scorso a Verona, con la conseguenza che ci sarà una nuova tornata di votazioni (entro 90 giorni), non si sa ancora con quali candidati.
Dall’altro lato tiene banco la questione legata alla morte di Matteo Franzoso, mai chiusa del tutto in attesa degli sviluppi della giustizia penale.

Nell’ambito sportivo è stata riportata alla ribalta nelle ultime settimana da un’inchiesta condotta dai quotidiani del gruppo editoriale Nord Est Multimedia e che ha visto la Fisi determinata a difendere il proprio operato e a tutelare la propria immagine a suon di comunicati stampa, dinanzi a una tragedia che non ha ancora colpevoli e che, a un anno dalla scomparsa del ragazzo genovese, non lenisce il dolore e nemmeno i rimpianti di qualcosa che molto probabilmente si sarebbe potuto evitare.
foto FISI
