Nadia Fanchini e un pezzo di carriera accanto a Lara Gut: “Simbolo di forza e carattere. E quel Mondiale in Val d’Isere…”

Il ritiro dall’attività agonistica di Lara Gut negli ultimi giorni ha fatto il giro del mondo e scatenato una lunga serie di reazioni e commenti da parte dei fan ma anche di colleghe e colleghi che hanno riservato il giusto tributo alla campionessa svizzera dopo aver ammirato in pista le sue imprese.

Una di quelle che ha condiviso oltre dieci anni di cammino insieme a Lara è Nadia Fanchini, velocista azzurra lo scorso anno in cabina di commento su Rai Sport e capace in carriera di vincere due volte in Coppa del Mondo e di salire in tredici occasioni sul podio.

Nadia, cosa ha rappresentato Lara Gut per il movimento dello sci alpino?
“E’ stata un grande esempio per tutti. E’ riuscita a restare competitiva dall’inizio alla fine, salendo subito sul podio nel 2008 e chiudendo con il terzo posto di Solden nell’ultima gara disputata prima dell’infortunio. Con lei abbiamo condiviso una grande fetta di carriera nonché tante altre esperienze, anche perché sciavamo con lo stesso brand, io Dynastar, lei Rossignol. Nel mese di aprile ci ritrovavamo a Livigno per sviluppare i materiali dell’anno successivo insieme agli ingegneri e siamo diventate amiche”.

Quanto mancherà allo sci?
“Tantissimo e dispiacerà non vederla più al cancelletto di partenza. Per il sistema e per le sue compagne di squadra il suo ritiro è una grande perdita. Lara Gut in pista era una certezza, lei c’era sempre. Ha superato tante difficoltà, è rimasta al vertice per quasi vent’anni nonostante tre gravi infortuni. E’ un simbolo di forza e di resilienza. Una ragazza abbastanza unica, con un grande carattere e ambizioni sempre al top”.

Nadia Fanchini a Lake Louise. Foto Trovati / Pentaphoto.


Quando la vedevi sciare dal vivo cosa ti impressionava di più?
“La sua grinta. Ricordo che quando tutte erano in difficoltà, magari in gare dalle condizioni particolari, lei sapeva fare la differenza e aveva una marcia in più. Non dimenticherò mai una sua vittoria a Solden. Per tutti l’opening sul Rettenbach è sempre un punto di domanda. E’ la prima gara dell’anno, c’è tanta pressione, in tante sono titubanti, io stessa vivevo il primo gigante malissimo. Lei scese da quel muro come se non ci fosse un domani. Quel giorno (era il 2016, Lara rifilò 1″44 a Shiffrin, ndr) mi ha impressionato veramente, entrava in curva con una sciata mascolina, tirando lo spigolo e mettendo lo sci di taglio in ingresso in modo incredibile. Lei poi ha sempre dato il meglio di sé su piste tecniche e ghiacciate”.

Vi siete incrociate tantissime volte: ai Mondiali del 2009, in Val d’Isere, vincesti la medaglia di bronzo alle spalle di Lindsey Vonn, oro, e Lara Gut, argento.
“Arrivavo da una stagione super, con tre podi di fila e la prima vittoria a Lake Louise (la seconda, a La Thuile, nel 2016, ndr). Non vedevo l’ora di farli, quei Mondiali. Mi sentivo più in forma in superG. Caddi e mi rialzai, arrivando ottava al traguardo. La discesa mi piaceva. Era tecnica e ghiacciata. Caddi in tutte e tre le prove. Però, in alcuni pezzi del tracciato, ero con le migliori. Sapevo di esserci”.


Solo cinque centesimi ti separarono da Lara.
“Sapete dove li ho persi? Proprio in uno di quei tratti in cui ero caduta in prova. Con gli allenatori guardammo il dartfish. Con le immagini sovrapposte, vedemmo chiaro che persi da Lara proprio in quel pezzo. Poi cominciò il mio recupero verso la parte finale, la velocità incrementava ma non bastò. Se ci fossero stati cinque-dieci metri in più di pista, sarei arrivata davanti. Ma va bene così”.

Hai vissuto dei grandi momenti di sport accanto a campionesse di altissimo rango.
“Condividere il podio con Lara è stato bellissimo. Lei è sempre stata d’ispirazione e mi ha aiutata anche durante il ritorno dai miei infortuni. Mi ha sempre dato ottimi consigli”.

Dunque una ragazza disponibile anche lontano dalle piste, nonostante il suo carattere sia stato spesso oggetto di polemiche soprattutto in terra elvetica.
“Lara ha una personalità forte e fuori dal comune. Se qualcosa non le sta bene, lo dice e lotta per far prevalere il suo punto di vista. Non accetta di subire. Peraltro i risultati le hanno dato ragione, quindi direi che ha fatto bene a portare avanti le sue battaglie”.

foto in copertina di Agence Zoom

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