Vacanze quasi finite, la ripresa è dietro l’angolo: Luca Rosi fa il punto su Giovanni Franzoni

Ancora pochi giorni di relax e poi Giovanni Franzoni comincerà a occuparsi ufficialmente alla stagione 2026/2027. Alle sue spalle mesi di estasi, caratterizzati dall’atteso exploit che gli ha permesso di cogliere i primi successi in Coppa del Mondo e la medaglia olimpica.

“Ma non tutte le stagioni sono uguali – fa notare Luca Rosi – E’ adesso che bisogna stare in guardia, restare umili e concentrati. Perché i grandi risultati del 2026 non danno per scontato che si verifichino anche nell’anno successivo”.

Rosi è il preparatore atletico della Nazionale che ha vissuto più di ogni altro la metamorfosi del campione. C’è sempre stato, in quel cammino che ha portato in pochi anni il bresciano dalla squadra C alla squadra A. Lo conosce meglio di tutti, gode della piena fiducia di Giovanni. E con lui abbiamo fatto una chiacchierata nei giorni in cui il vincitore di Kitzbuhel si rilassa al mare prima della ripartenza.

Luca, cosa puoi dirci della crescita di Giovanni, tu che lo segui ormai da sette anni?
“Per quelli che gli stanno al fianco non è stata una sorpresa. Va forte da quando è entrato in Squadra a 18 anni, dimostrando subito di poter vincere, sia in Coppa Europa che poi ai Mondiali junior. Quello che è successo nell’ultimo anno non è di certo un qualcosa che è capitato. Magari non ci aspettavamo questa esplosione repentina”.


Dopo l’infortunio di Wengen ci aveva messo un po’ a risalire.
“Lo stop del 2023 ha rallentato la sua crescita. Ha dovuto prendersi una stagione di recupero, anche perché era finito dietro a livello di punteggi, ha perso il posto fisso e ha dovuto ricominciare dalla Coppa Europa. Ma il suo merito è stato quello di lavorare tantissimo sulle lacune”.

Ad esempio?
“Ha colmato il gap sul suo principale problema, ovvero quello di performare sulle piste meno difficili. L’anno scorso ha fatto tanto lavoro in Sud America, proprio per sfruttare al meglio le sue qualità e il risultato si è poi visto già in Val Gardena. Lui è nato con le caratteristiche del gigantista, dunque è normale che sia predisposto per le discese più tecniche”.

Caratteristica che spesso accomuna i velocisti italiani.
“Quando la pista non ti permette di fare la differenza in quel senso, uno come Franzoni paga qualcosa rispetto agli altri ma in quest’ultima stagione ha fatto enormi progressi sulla scorrevolezza. Il prossimo anno i Mondiali saranno a Crans Montana, su una pista molto facile non paragonabile né a Bormio né a Kitz. Quello sarà un altro bel banco di prova”.

Come ha gestito la lunga stagione olimpica e l’obiettivo Milano Cortina?
“Quando abbiamo iniziato la preparazione un anno fa, eravamo consapevoli dell’importanza di una stagione che sarebbe stata per Giovanni quella del salto di qualità. Con i Giochi in casa, si avvertivano insieme la voglia di fare grandi cose e la pressione. Eppure è stato lui a dirmi di non farci influenzare da quell’appuntamento e di cercare di non strafare, rispettando quella quadra anche dal punto di vista atletico che abbiamo trovato negli ultimi anni”.


Quindi nessun accorgimento particolare?
“Abbiamo modificato solo qualcosa in corso d’opera e lavorato meglio sul flessore della gamba infortunata tre anni fa. Per il resto non abbiamo toccato nulla. Lui è uno che si dedica tantissimo al lavoro atletico, in estate ci mette l’anima ed è poi un perfezionista sugli sci”.

Generalmente la parte di preparazione come si innesta con quella pratica sulle piste?
“Noi facciamo la grossa parte del volume da maggio a ottobre, con delle riduzioni nel periodo in cui si trova in Argentina. Durante la Coppa del Mondo la settimana per lui è piuttosto impegnata perché prima delle gare ci sono anche le prove”.

E quindi come si gestisce il suo motore?
“Si punta soprattutto allo scarico e al recupero delle energie per il giorno dopo. Generalmente è a inizio di settimana, da lunedì a mercoledì, che riusciamo a inserire una seduta di forza non troppo voluminosa. Giovanni ha poi valori di potenza molto alti, quindi serve solo mantenerli. Prestiamo però attenzione ai punti di debolezza, abbiamo sistemato alcune cose sulle spalle e sul baricentro. L’obiettivo è che lui stia bene al cancelletto di partenza”.

Nella scorsa stagione è riuscito a essere costante, non ci sono stati intoppi…
“Ha fatto fatica soprattutto all’inizio in America. Ma bisogna considerare che si gareggia a 3000 metri di quota e che Giovanni proveniva da un intenso volume estivo. Per trovare la migliore condizione serve tempo, lui aveva cominciato a sciare ad agosto e ci ha messo un po’ a prendere il ritmo. Però dalla Val Gardena fino a Courchevel è stato eccellente. Il calo, com’è normale che sia, ce l’ha avuto tra le finali e gli Assoluti”.

Fisiologico dopo aver tirato la carretta sotto stress e dopo le emozioni olimpiche…
“Da quando a gennaio ha cominciato a vincere, la pressione si è fatta sentire. Gestire le Olimpiadi in casa non è stato semplice. Lui ha stupito tutti non dal punto di vista sciistico né fisico. Ha stupito tutti sul piano mentale, dimostrando di essere un leader della squadra nonostante l’età”.


Come ha vissuto i Giochi?
“Mi ha detto che non voleva mettersi troppo pressione perché stava vivendo il sogno che aveva da bambino. E’ riuscito a non pensare troppo alla prestazione, a godersi i momenti di quello che gli è sempre piaciuto fare”.

Gli hai dato i compiti per le vacanze?
“E’ andato in Alaska per sciare. Ha fatto comunque allenamento, anche se in modo diverso. E poi è uno che rimane attivo tra surf e bici. Non sta mai sul divano, quindi non serve dirgli di fare qualcosa in particolare. Adesso è a Bali con la fidanzata e gli amici. Sono felice che abbia staccato la spina. E’ giusto non pensare allo sci per qualche giorno”.

Quando riprendete?
“Iniziamo ufficialmente la preparazione il 25 maggio. Lavoreremo a Brescia insieme a un gruppo di atleti del giro della Nazionale. A fine giugno parteciperà al raduno atletico con il gruppo delle discipline tecniche, visto che andrà coltivato di più il gigante. In questo senso preferiamo dare continuità al lavoro fatto finora insieme a Davide Marchetti, che per l’appunto lavorerà con gli slalomisti”.

E poi?
“A luglio dovremo fare un altro blocco di preparazione, probabilmente in Val Rendena dove abbiamo casa entrambi. Ad agosto partiremo per Ushuaia, inizialmente con il gruppo delle discipline tecniche. In un secondo momento ci aggregheremo ai velocisti in Cile. Quest’anno sarà così: Giovanni si muoverà spesso tra i due gruppi, proprio per approfondire il gigante. E io, come al solito, sarò la sua ombra”.

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