Sofia Goggia al FISI Media Day: “Non riuscivo più a parlare né a camminare. Serve tempo, ma tornerò presto sulla neve”

Il destino beffardo l’ha messa nuovamente a dura prova. Non bastavano i tanti infortuni rimediati in pista e altrettanti prodigiosi recuperi. Sofia Goggia si ritrova ancora faccia a faccia con la pazienza. Deve defilarsi per un attimo dalla scena, in attesi che il momento buio passi. Si rialzerà anche stavolta, ne siamo certi. Ma non poterla vedere a Solden, come lei stessa ha ufficializzato nella due giorni che l’ha vista protagonista prima all’Atomic Media Day e poi al FISI Media Day, è un colpo al cuore.

Anche perché in chiave opening il kappaò della bergamasca si aggiunge a quello di Federica Brignone, un’altra che deve tornare con calma, senza affrettare i tempi.

Il calendario in qualche modo è amico di Sofia. Dopo il Rettenbach, avrà un mese pieno per tentare di farsi trovare pronta per la trasferta in Nord America, con le prime gare previste a fine novembre. Il ritorno prematuro dall’Argentina ha provocato un vulnus importante nel programma di allenamento. E da quel giorno l’azzurra ha sempre lavorato a mezzo servizio.

I postumi del doppio virus, del resto, si fanno ancora sentire. Anche se il peggio sembra ormai alle spalle.

I sintomi neurologici provocati dal doppio virus

“Mi sento molto meglio rispetto alle scorse settimane – ha detto Goggia alla presentazione degli azzurri a Milano – L’infezione virale ha colpito il sistema nervoso, con sintomi neurologici importanti. Avevo brividi durante il giorno, dolori lancinanti anche di notte e non riuscivo più nemmeno a coordinare i miei movimenti. Mi sono sentita come se il corpo e la mia mente fossero disconnessi. Quando sono rientrata in Italia ho avuto giorni in cui faticavo proprio a parlare, ero lenta sia a parlare che nel muovermi e continuavo a tremare. Gli accertamenti hanno svelato che a causare tutto questo era stata la combinazione dei due virus, Chikungunya e Parvovirus. Ho bisogno di tempo, ma ho voglia di sciare e di tornare alla mia vita normale”.

foto di Tacca / Pentaphoto

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