Dietro a ogni gesto tecnico che in gara avviene in un battibaleno, ci sono ore e ore di palestra e preparazione specifica che consente agli atleti non solo di performare in pista ma anche di prevenire gli infortuni.
La FIS ha pubblicato un interessante approfondimento sull’importanza del lavoro a secco, ovvero quel tipo di allenamento che serve a sviluppare forza e resistenza, a plasmare il fisico dinanzi alle forti sollecitazioni che bisogna affrontare (e assorbire) sulla neve ad altissime velocità.
In questo focus, la federazione internazionale ha coinvolto oltre ad Alejo Hervas, preparatore di Marco Odermatt (nella foto in copertina dal profilo Instagram) e di altri big svizzeri, anche Luca Scarian, attualmente affiancato al gruppo élite della squadra italiana femminile. E’ Scarian che detta i ritmi della preparazione di Marta Bassino e Federica Brignone e negli ultimi mesi si è rivelato una figura preziosa quando le nostre atlete di punta hanno avuto a che fare con gravi infortuni e riabilitazione (avevamo parlato con Luca qui).
Come lavorano Scarian e Hervas
Nei mesi estivi si costruisce la base per rendere gli atleti pronti a una lunga ed estenuante stagione sugli sci. Per Scarian, secondo quanto riportato dall’articolo pubblicato su fis-ski.com, il lavoro a secco si basa su un paio di pilastri come sviluppo della forza, consumo di ossigeno, stabilità del tronco e schemi motori efficienti.
“Il primo passo è garantire che l’atleta sia fisicamente sano e si muova in modo efficiente dal punto di vista biomeccanico, creando le basi necessarie per prestazioni di alto livello sulla neve”.
Lo spagnolo Hervas pianifica il suo allenamento attorno al lavoro strutturale e al lavoro metabolico: il primo si concentra su muscoli, tessuto connettivo, articolazioni e tessuti molli, mentre il secondo sviluppa i sistemi energetici aerobico e anaerobico.
Durante le canoniche 24 settimane di preparazione fisica, il suo programma attraversa diverse fasi, iniziando con lo sviluppo aerobico per poi passare a blocchi strutturati di forza che prevedono contrazioni concentriche, eccentriche e isometriche.
L’intensità e il volume dell’allenamento vengono poi regolati a ondate, con settimane di recupero integrate in tutto il processo per favorire l’adattamento e la progressione. Successivamente, e siamo a fine estate, l’allenamento si sposta su un mix di sci e lavoro di mantenimento, volto a preservare le qualità fisiche acquisite.
La forza pilastro della preparazione
La forza rimane poi uno dei pilastri fondamentali della preparazione. Per Scarian, il suo sviluppo dipende dalla gestione di tre elementi chiave: il tempo sotto tensione muscolare, un volume di allenamento adeguato e la velocità con cui è possibile produrre forza. Alejo sottolinea inoltre l’importanza di combinare forza e resistenza, controllo del movimento e capacità di regolare l’intensità.
Ma si allenano tutti allo stesso modo? I blocchi di lavoro a secco sono uguali per tutti all’interno di un team?
Niente affatto, perché la preparazione oggi è quasi mai identica da un atleta all’altro e risulta al contrario fortemente individualizzata, adattando al singolo volumi, intensità, recupero e tipologia di esercizi.
I test fisici forniscono informazioni importanti sui punti di forza e di debolezza di ogni sciatore, ma poi bisogna entrare nello specifico delle caratteristiche individuali, conoscendo le reazioni ai diversi approcci di allenamento.
Altro aspetto fondamentale è la pianificazione del lavoro durante l’anno. Nell’articolo, Scarian ha sottolineato come – sebbene l’inverno sia il periodo deputato a mantenere le prestazioni piuttosto che a sviluppare nuove qualità fisiche – nella nazionale italiana femminile si evita di ridurre eccessivamente il carico di lavoro, in modo tale che le atlete continuino a stimolare regolarmente i muscoli per tutta la stagione.
L’articolo completo sul lavoro a secco è su fis-ski.com.
