Mattia Casse, dopo tanta bici sotto con i raduni atletici. E va avanti altri quattro anni

Il raduno della velocità maschile in quel di Cesenatico è appena cominciato e proseguirà fino a sabato. Nel gruppo di lavoro che comprende tra gli altri Abbruzzese, Alliod, Bernardi, Perathoner e Schieder, oltre ai lungodegenti Bosca, Zazzi, Molteni appena arrivati dai test Mapei, fatica anche Mattia Casse, reduce come consuetudine da un intenso periodo di pedalate. Ora però la testa è sulla preparazione atletica, giunta a un momento cruciale. Tra un mese si parte per il Sudamerica: sciare tornerà ad essere un’abitudine pensando già alle piste di Coppa del Mondo.

“Questa è una settimana di lavoro abbastanza multidisciplinare – spiega Mattia Casse dalla Riviera Romagnola – Ci stiamo dedicando ad esercizi vari e specifici, praticando anche acrobatica, apnea e una mobilità più spinta“.

Il piemontese delle Fiamme Oro vuole confermare l’altissimo livello raggiunto nelle ultime stagioni. All’età di 36 anni è super competitivo e non ha nessuna intenzione di mollare. Proprio per questo andrà avanti per altri quattro anni, fino alle Olimpiadi Invernali del 2030 che si terranno sulle Alpi Francesi.

Mattia, nell’ultimo periodo ti abbiamo visto in gran forma sulla bici.
“Ho partecipato alla 24h di Feltre per beneficienza e poi ho corso la mia sesta Maratona delle Dolomiti. Andare in bici mi permette di allenarmi, di star bene con gli amici della zona di Bergamo e di non annoiarmi tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Sono anche ambassador di alcuni brand legati al ciclismo. E’ chiaro che dopo la Maratona il lavoro in sella comincia a scemare perché s’intensificano gli impegni con la Nazionale”.


Come nasce la passione per il ciclismo?
“Fin da piccolo perché mio papà, a Oulx, mi portava a veder passare il Giro o il Tour. Vicino casa avevo salite mitiche come il Sestriere e, dall’altra parte, il Galibier. La bici fa parte della mia vita”.

Che tipo di allenamenti fai in bici?
“Le mie uscite sono abbastanza brevi, tra i 50 e i 70 km. Curo molto l’intensità, con sessioni esplosive e medie alte. Per quel che mi serve, non avrei motivo di fare fondo”.

Alla Maratona delle Dolomiti quale percorso hai scelto?
“Ho fatto il Classico, con il giro dei quattro passi. Mi piacerebbe fare il lungo, magari quando smetto. Quest’anno il giorno dopo avrei dovuto sciare, quindi bisognava pedalare a risparmio energetico”.

Il colle più duro che hai scalato?
“Credo lo Stelvio, dal versante di Prato allo Stelvio. Quando esci dal bosco, mancano ancora 9-10 km. Interminabili. Però anche il Colle delle Finestre, il Moncenisio e il Gran Sasso sono molto faticosi”.

Mattia Casse alla 24h di Feltre.


Lo segui il Tour? Che dici di Pogacar?
“C’è lui e poi ci sono gli altri. Lo sanno che è di un’altra categoria, è praticamente imprendibile. Adoro il Tour, che riesco a seguire meno perché mi trovo nella fase calda degli allenamenti. Spesso invece vado a vedere di persona le tappe del Giro, in veste di invitato. Mi piacerebbe seguire dal vivo una classica del Nord, come il Fiandre o la Roubaix. Si corrono a fine aprile, sarebbe perfetto. Ma è un viaggio che va organizzato”.

Torniamo alla specialità della casa, lo sci: sei all’interno di un team che performa e, a detta di tutti, gira a meraviglia sotto la direzione di Lorenzo Galli.
“Il gruppo della velocità funziona e Galli lo sa far funzionare. Vanno forte sia i giovani che i vecchi. C’è metodo, ci sono obiettivi a medio e a lungo termine. Bisogna solo andare avanti su questa strada, compatibilmente con le differenze di risultati che ciascuno di noi è in grado di conseguire. Comunque il team di discesa maschile è storicamente quello che riesce a lavorare con più serenità”.

Uno come te può sempre imparare e condividere esperienze da un campione quasi coetaneo come Paris ma adesso anche da un giovane rampante come Franzoni.
“I giovani portano tanta energia. Aiutano a tenere alto il ritmo e la soglia di attenzione. Magari noi veterani andiamo avanti più d’esperienza. Dominik lo osservi per come si gestisce e come magari riesce a fare la stessa cosa tua più in economia. Devo poi ammettere che adesso le nuove generazioni sono più formate e pronte sia fisicamente che mentalmente. Noi, quindici anni fa, eravamo più wild. Ma non ci sono problemi: ci si conosce, ci si adatta e si migliora tutti insieme”.

Foto Schaad.


Come hai analizzato la stagione alle spalle? Sei top ten ma nessun acuto, a differenza del 2024-2025 dove arrivò il successo in Val Gardena.
“A livello di piazzamenti è stata una buona stagione. E’ proprio mancato l’acuto. Non sono mai finito sul podio, ma ci sono andato vicino in termini di centesimi, specie a Crans Montana, dove per metà gara ero in lizza per la vittoria e poi non ho ancora capito cosa è successo nella parte conclusiva (7° al traguardo), e nel superG di Kitz (6°). Nelle ultime stagioni sono arrivato tra i primi tre ad anni alterni. Dunque conto di tornarci il prossimo anno, sperando di stare davanti e lasciarmi dietro qualche rivale in più”.

Undicesimo in discesa e 24° in superG: si poteva fare di più alle Olimpiadi di Bormio?
“Si può sempre fare di più. Ma si vede che in quei giorni lì il mio livello era quello”.

Dopo tutti questi anni di Coppa del Mondo, qual è la pista che emoziona di più Mattia Casse?
“Wengen. Il paese lo giri a piedi, ti muovi col trenino, sei ai piedi di una montagna immensa come lo Jungfrau. E poi la pista: la più lunga e la più particolare. In quella settimana ti sembra di tornare indietro nel tempo”.

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