Si è conclusa ieri a Trento la quattro giorni dedicata al Festival dello Sport. Anche lo sci alpino ha fatto la sua parte, schierando in prima linea – meeting dopo meeting – i suoi migliori rappresentanti.
La giornata conclusiva ha accolto gli eroi della Stelvio olimpica, Dominik Paris e Giovanni Franzoni, accompagnati dal presidente federale Flavio Roda.
“Sono arrivato alla gara più sereno del solito – ha dichiarato Franzoni riferendosi all’esperienza a cinque cerchi – Nei training non sentivo la tensione, che è giunta però prima del via, ma guardandomi in giro tanti campioni, compreso Odermatt, erano in apprensione. Ero più leggero degli altri ed ho sciato bene. Una giornata ricca di emozioni”.
“La Stelvio – ha aggiunto l’altoatesino medaglia di bronzo – è la mia pista. Il livello degli avversari era impressionante. Io ho cercato di interpretare come so la pista, che conosco bene. Soprattutto in un paio di passaggi strategici. Così è arrivata la medaglia olimpica che corona la mia carriera”.

“Vincere sulla Streif – ha aggiunto Franzoni – è più elettrizzante di una medaglia olimpica, che è comunque il sogno di ogni sciatore. Vincere già alla seconda partecipazione se ci penso mi fa ancora venire i brividi. Il segreto di quella prestazione? Sono stato molto spavaldo, sono riuscito a capire subito le traiettorie e a sfatare il tabù in una gara che fa paura, dove solo le leggende dello sci hanno primeggiato”.
L’approccio alla gara? “Non riesco ancora a gestire la tensione, il sollievo arriva dal fatto che faccio ciò che amo”, secondo il bresciano. “Mi aiuta ascoltare musica rock. Negli ultimi anni ho cercato di cambiare l’atteggiamento perché l’esperienza spesso annulla la voglia di sbranare la pista”, quanto detto dall’altoatesino.
E sulla paura: “Direi di no, altrimenti starei a casa”, ha risposto Paris. “No, anzi la discesa libera mia da una sensazione di libertà”, così Franzoni.
Domme stima di Franzoni “la capacità di condurre gli attrezzi sulle piste tecniche. È un grande interprete degli sci sciancrati», mentre il bresciano, del jet della Val d’Ultimo, “l’intelligenza tattica e la capacità di adattarsi a tutte le condizioni di pista e di neve”.
In ricordo di Elena Fanchini
Presente al Festival dello Sport anche Sofia Goggia, che ha partecipato al talk organizzato in memoria di Elena Fanchini. Poco prima, alle televisioni, si era soffermata sui virus contratti in Sudamerica che l’hanno costretta al rientro anticipato in Italia.
“Ho contratto il virus Chikungunya e, in seguito anche il parvovirus B19, un’infezione davvero rara negli adulti, perché in genere colpisce solo i bambini piccoli, ma provoca questi sintomi neurologici e forti dolori articolari, questa sensazione di grande stanchezza. Non c’è una cura. Ho superato la fase acuta, ci sono giorni in cui mi sento meglio e altri in cui mi sveglio e mi sento completamente spossata. Devo lasciare che il tempo faccia il suo corso”.

La bergamasca, in Piazza Duomo, ha ricordato alla presenza delle sorelle Nadia e Sabrina, la figura della discesista scomparsa nel 2023.
“Elena diceva sempre che lei era una donna forte e poteva soffrire ma che non era giusto che i bambini affrontassero certe malattie. Ho sempre avuto un rapporto speciale con le sorelle Fanchini, quando ero ancora in comitato regionale sono stata spesso ospite a casa loro e sono stata accolta come una sorellina. Poi entrando in nazionale le ho avute un po’ come fari e mamme chioccia. Sono stati anni belli. Ero giovane e ad esempio in ricognizione non sapevo bene come passare in alcuni punti delle piste e cercavo di rubare i segreti delle piste dalla loro esperienza e rendendola mia. Elena è stata bacchettona anche con me ma mi ha sempre voluto molto bene, quindi quando sai che una persona lo fa con il cuore accetti i rimproveri anche con più benevolenza”.
“L’evento più atteso delle Olimpiadi di quest’anno – ha spiegato Sofia, che ha dedicato alla famiglia Fanchini il bronzo – era la discesa libera, un po’ per il mio dualismo con Lindsey Vonn, un po’ perché eravamo a Cortina dove avevo già vinto tanto. Solitamente Cortina è molto selettiva ma quest’anno il manto non era così duro e selettivo, le temperature erano alte, la pista era più facile del solito e livellava un po’ le prestazioni di tutte le atlete. Ero stata estratta con l’ultimo numero del primo gruppo e in più c’è stato il gravissimo incidente della Vonn che ha ritardato la mia partenza quindi l’attesa è stata difficile da gestire. Quando sono arrivata in fondo ho subito detto nelle interviste che l’8 febbraio 2026 era una giornata speciale per noi e che dietro un bronzo non facile da conquistare c’è stata anche la carezza della nostra Elenù”.
Brignone sta arrivando
La nuova sfida di Federica Brignone è invece quella di ritrovare la continuità, per racchiudere il senso di un percorso lungo un anno e mezzo, fatto di riabilitazione, difficoltà e della necessità di tornare a fidarsi del proprio corpo. “Il mio intento è fare tutta la stagione, non solo una gara. Dopo le Olimpiadi ho lottato e combattuto per questo”.

“È stato un anno difficile, anche alle Olimpiadi. Non mi sarei aspettata di tornare con due medaglie d’oro. Nelle condizioni in cui ero mi sembrava altamente improbabile, se non impossibile. Sono ancora sorpresa anch’io. Se ero lì è perché sapevo di saper sciare a un certo livello. I miei demoni di quei giorni non erano i risultati, ma combattere contro il mio fisico. Ci vuole tanto tempo per ritrovare la fiducia, anche nell’appoggiarsi sulla gamba dell’incidente”.
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