Test di genere: per la FIS non è ancora il momento

Nella stagione che sta per cominciare (compresi i vari Campionati Mondiali a inverno inoltrato) non ci saranno test di genere per dimostrare l’appartenenza al sesso femminile dal punto di vista biologico e assicurarsi così la partecipazione alle competizioni internazionali della FIS.

La federazione internazionale ha infatti rinviato a data da destinarsi l’implementazione del progetto che avrebbe dovuto materializzarsi a partire dal mese di luglio.

Ancora tanti i dettagli da definire prima di pubblicare le linee guida ufficiali, dalla data di entrata in vigore del sistema al finanziamento dei test genetici, passando per chi si occuperà effettivamente di eseguirli.

L’esempio dell’atletica

La questione dei test di genere è già stata affrontata dal comitato olimpico e da altre federazioni. World Athletics, ad esempio, ha avviato la macchina operativa nel 2025.

Elena Carraro ostacolista della Nazionale. Foto Sportmedia.


Ma come funzionano?

Ogni atleta, una tantum e con validità per tutta la carriera, si sottopone al test genetico SRY tramite mucosa cellulare (tampone salivare) o prelievo del sangue.

Il test è propedeutico all’ammissione ai principali eventi internazionali, nel caso specifico dell’atletica serve a potersi schierare in Diamond League, ai Mondiali in pista (cadenza biennale) o alle prove major di maratona.

Sempre nell’atletica, il compito di analizzare il gene (che, ricordiamo, deve essere assente nel patrimonio genetico della donna poiché appartiene solo agli uomini) è stato demandato alle singole federazioni nazionali che hanno organizzato i test sia durante i campionati nazionali sia concesso alle atlete di effettuarlo in privato salvo poi richiedere il rimborso spese.

Non tutti i laboratori eseguono il test di genere e il costo si aggira dai 100 ai 250 euro.


Una volta eseguito il test, le atlete entrano in possesso di un certificato di idoneità da caricare in una piattaforma dedicata della federazione internazionale.

Il test SRY è stato introdotto per proteggere l’integrità delle gare femminili e scongiurare che esse possano avvantaggiare, come accaduto in passato soprattutto negli sport di resistenza, atlete contraddistinte da disturbi della differenziazione sessuale.

In copertina la croata Zrinka Ljutic. Foto Spiesse / RedBull Content Pool

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