Teresa Runggaldier e la luce in fondo al tunnel: dov’eravamo rimasti?

“Una bella sciata mattutina con Teresa“, il testo del post social pubblicato da papà Peter che in pochi minuti ha fatto il pieno di cuoricini e ha riacceso le speranze attorno a Teresa Runggaldier, di nuovo in azione sulle piste della sua Val Gardena.

Il lungo calvario di Teresa sembra essere finito. La figlia d’arte che domenica scorsa ha compiuto 27 anni è rimasta ai box nelle ultime due stagioni, in seguito a quel maledetto incidente di Copper Mountain nel quale, in preparazione al primo gigante stagionale a Beaver Creek, si ruppe il legamento crociato e riportò una serie di danni a cartilagine, menisco e perone.

Prima di quell’infortunio datato dicembre 2024, Teresa stava dimostrando di meritare ampiamente il palcoscenico della Coppa del Mondo: nella stagione precedente aveva sfiorato in discesa e in Super-G la prima top ten. Solo la sfortuna ha interrotto bruscamente l’ascesa di un talento. E da quel momento la gardenese ha dovuto fare i conti con il dolore e un’infinita dose di pazienza.

Dopo il delicato intervento e la successiva riabilitazione, Teresa era riuscita a tornare sugli sci, anche se le cose non sono mai tornate a posto. Il fisico non le ha dato tregua: a un ginocchio sempre dolorante si sono aggiunti, nell’ordine, problemi muscolari, tendinopatie, un’edema al piatto tibiale, un’infiammazione alla zampa d’oca.

I giorni passati tra visite, risonanze e terapie si sono portati via anche la possibilità di vederla in gara nella stagione appena trascorsa, prima che di intravedere una finestra di luce grazie alle ultime cure effettuate in Germania.


Mentre le compagne di Nazionale raccoglievano il frutto di anni di lavoro, lei ha continuato a sciare in campo libero vicino casa e solo a spizzichi e bocconi. A febbraio però ha ricominciato a fare sul serio e si è ripresentata al cancelletto di partenza come apripista delle discese della Val di Fassa, una prima iniezione di fiducia verso la prossima stagione.

“Non so ancora in quale gruppo ripartirò – ammette Teresa Runggaldier – Gli infortuni mi hanno portata fuori dalla squadra A e in quest’ultima stagione, quando potevo, ho lavorato insieme alle ragazze della Coppa Europa a Pozza. Vista la mia età, non so se ripartire dalla squadra B sia l’ideale per me. Per ora è tutto un punto interrogativo e vedremo le decisioni della federazione”.

Teresa, per te gli ultimi mesi devono essere stati particolarmente faticosi.
“A luglio stavo sciando abbastanza bene, ero in ripresa e ad agosto mi ero allenata prima con Davide Brignone a Cervinia e poi con le Fiamme Gialle. Ma dopo ho avuto mille problemi: il dolore inizialmente era in corrispondenza del semitendinoso. Sono andata anche a Roma al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle, ho fatto tanti controlli ma non si è mai arrivati a una soluzione. L’ultimo problema alla zampa d’oca non mi ha permesso più di sciare senza dolore. Sarei voluta partire per il ritiro di Ushuaia ma dopo i test effettuati al Centro Mapei non mi hanno dato l’okay. Così sono rimasta ferma fino a gennaio, anche se ho continuato a lavorare dal punto di vista atletico”.

La situazione com’è migliorata?
“Sono andata in Germania affidandomi a un fisioterapista che ha cercato di risolvere i postumi di alcune microlesioni. Ho fatto cinque iniezioni omeopatiche e ho riscontrato dei miglioramenti. Così a febbraio mi hanno detto che potevo tornare a sciare”.


Due anni fa eri stata protagonista di grandi progressi prima dello stop. Nel frattempo c’è stata la crescita del settore velocità e anche le seconde linee hanno cominciato a ottenere risultati: Pirovano, Melesi, Zenere. Senti di esserti persa qualcosa?
“Mi è dispiaciuto interrompere una stagione in cui tutto stava andando per il meglio. Con l’infortunio che ho avuto però posso dire di essere diventata una vera discesista (ride, ndr). E’ chiaro ho perso del terreno e non sappiamo cosa sarebbe successo senza quest’assenza forzata. Due anni sono importanti e ognuno fa la sua strada”.

Rientrando però a pieno regime, i risultati delle altre azzurre possono essere per te un grande stimolo.
“Sicuro. La squadra A ha raggiunto un livello altissimo, vanno tutte forte. Quest’anno mi è capitato di fare degli allenamenti con Laura e Roby (Pirovano e Melesi, ndr) e devo dire che è stato bellissimo”.

Hai mai avuto paura di non farcela?
“No, mai. Ho sempre pensato positivo. Lo sconforto al massimo è durato due-tre giorni. Ma poi ho preso fiducia e mi sono detta che il tempo sarebbe passato comunque. In questo lungo periodo ho fatto quello che dovevo fare. E non ho mai pensato di smettere”.

Chi ti è stato particolarmente vicino?
“Il mio gruppo sportivo militare, le Fiamme Gialle. Senza di loro non ce l’avrei fatta”.

Da dove si riparte?
“Dovrò lavorare sulla scorrevolezza, perché faccio ancora fatica. Dovrò ritrovare le mie certezze perché in questi mesi, a causa degli infortuni e in maniera inconscia, magari non ho spinto come avrei dovuto. E per ultimo bisognerà valutare qualcosa sui materiali, in particolar modo sugli scarponi. Ho capito di avere più feeling con quelli vecchi, che usavo prima dell’infortunio. Vedremo, ci sarà tempo di fare dei test”.

foto fisi.org

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