Il ritorno travagliato di Corrado Barbera: un anno formativo, Adelboden ora diventi la regola

Undici mesi di lavoro e aprile deputato a tirare il fiato. “Una pausa importante che mi permette di tornare dai miei a Cuneo. Per indole non riesco a stare molto lontano dallo sport e in questi giorni mi tengo in movimento tra tennis e padel”. Così Corrado Barbera in coda a una stagione tutta in salita, caratterizzata dalla rincorsa alla condizione dopo l’operazione alla schiena della scorsa primavera.

Il portacolori dell’Esercito quest’anno ha fatto parte del gruppo WC2 avendo come riferimento la Coppa Europa, disimpegnandosi in un paio di slalom di Coppa del Mondo e portando a casa, come miglior risultato, il 28° posto di Adelboden nell’unica occasione in cui è riuscito a disputare la seconda manche. L’ultima sciata ai Tricolori del Sestriere, con il terzo posto alle spalle di Vinatzer e Pizzato.

A bocce ferme, è il momento di analizzare le difficoltà incontrate durante il periodo invernale ma anche di cogliere gli aspetti migliori per piantare basi solide per il futuro. Il piemontese nel 2023 fu iridato under 20. Un talento che lo sci azzurro non può permettersi di perdere.

Corrado, cosa dice la schiena a un anno esatto dall’intervento?
“Che la decisione di operarmi è stata la scelta giusta. Diversamente, non sarei più riuscito ad andare avanti. Avevo provato metodi alternativi, a gestire il dolore con cortisone e punture. Ma l’intervento si è reso necessario e la schiena ha reagito bene. Con lo slalom è filato tutto liscio, magari faccio fatica a digerire ancora il gigante. Dopo averlo fatto, per una settimana ho lievi risentimenti. Il problema semmai è un altro…”.


Il ritardo nella preparazione.
“L’intervento è stato risolutivo ma anziché iniziare a fine aprile, i miei primi carichi, abbastanza ridotti, sono stati spostati a metà luglio. Ho faticato a raggiungere la piena forma, me ne sono reso conto a inizio stagione”.

Nel bilancio personale della stagione affidato a un post sui social, hai scritto che l’essere andato a punti ad Adelboden costituisce il primo step del tuo ritorno. Il prossimo quale sarà?
“Sebbene le emozioni vissute siano state molteplici, la giornata di Adelboden dovrà diventare la normalità. L’obiettivo è che la Coppa del Mondo diventi il mio habitat naturale, stare davanti dovrà trasformarsi in un’abitudine e non restare un’eccezione”.

Negli slalom successivi a quello sulla Chuenisbärgli qualcosa in effetti è mancato.
“E’ stata una stagione travagliata soprattutto dal punto di vista mentale, un insieme di situazioni che non mi hanno fatto stare bene anche prima di quella gara. Ad incidere maggiormente è stato proprio il ritardo di condizione di cui parlavo prima. Non avere i riscontri attesi a novembre e dicembre mi ha mandato fuori giri. La prima parte è stata pesante, sono stato bravo a reagire nel periodo delle vacanze di Natale”.

In che modo?
“Ho avuto modo di staccare un attimo e di dedicare del tempo a me stesso, circondato dalle persone più care. E poi sono ripartito grazie al lavoro svolto con il mio mental coach Giuseppe Vercelli. Ma devo ringraziare anche tutto lo staff tecnico della WC2 che mi ha aiutato ad andare avanti”.

Con Vercelli come avete affrontato questo momento difficile?
“Ci sentivamo prima e dopo le gare, abbiamo lavorato per creare una bolla di serenità mentale, fuggendo dalle distrazioni e dagli input esterni. E’ chiaro che lo sport non è una formula matematica e nella seconda parte di stagione non sono comunque riuscito a esprimere il potenziale. I buoni segnali di Adelboden c’erano già stati a Campiglio, quando solo un errore nel finale ha compromesso la qualificazione alla seconda manche. Nell’ultima parte di stagione ho fatto fatica in Coppa Europa, anche perché a detta di tutti la preparazione delle piste degli slalom maschili quest’anno è stata disastrosa”.


In ogni caso hai solo 23 anni. Il tempo per rimediare e voltare pagina non manca.
“E’ stata la prima volta che mi sono ritrovato a finire una stagione al di sotto delle mie aspettative. Le difficoltà però aiutano a scoprire i lati nuovi di te stesso, le tue fragilità. Ti aiutano a conoscerti meglio, a gestirti e a rialzarti. Il contrario di quando ti viene tutto facile e rimani nel flow. L’esperienza di quest’anno mi ha formato e so di non potermi accontentare solo di una gara buona. Nulla è perduto, i miei sogni non si fermano qui. Anche i fenomeni hanno avuto alti e bassi, quindi bisogna guardare avanti con fiducia”.

All’interno della squadra di slalom come si vive la mancanza di risultati convincenti e le polemiche che ne derivano?
“Ogni atleta è diverso ed è giusto che si isoli da certe situazioni. Posso assicurare che le nuove leve stanno facendo di tutto per salire di livello e hanno tanta voglia di arrivare. Se gli slalomisti faticano non è certo per mancanza di impegno o dedizione”.

Però a fronte dei ripetuti insuccessi avvengono dei cambiamenti. Dopo le Olimpiadi abbiamo assistito alle dimissioni di Mauro Pini.
“E’ normale che i tecnici avvertano un grande senso di responsabilità e siano poi al centro dell’attenzione e delle pressioni. Però sono anche bravi a non farle pesare su di noi, io mi sono sempre sentito protetto da questo punto di vista”.

Com’è Corrado Barbera rispetto a quello che tre anni fa vinceva due ori ai Mondiali Juniores?
“Il livello credo di averlo alzato e di cose che mi hanno fatto crescere ne ho vissute parecchie. Chiaramente sono cambiati i palcoscenici, la Coppa del Mondo è davvero un altro mondo. Se mi volto indietro, ammetto di provare un po’ d’invidia guardando a quella rassegna. Sono arrivato a quei Mondialini sicuro di vincere, con una determinazione mai provata prima. Ecco, quando mi serve, mi piacerebbe poter attingere a quello stato mentale apparentemente perfetto”.

foto Fisi.org

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