Pasquale Greco, l’altro talento della Napoli che scia già entrato nella storia

Quando è risultato chiaro a tutti che a vincere il titolo era stato un napoletano, per la prima volta nella storia in una rassegna tricolore, al parterre si è udito un frastuono da stadio. Una gioia che ha unito tutti i rappresentanti del Sud Italia prima ancora che il suo gruppo, quello dello Sci Club Napoli. Stiamo parlando di Pasquale Greco, partenopeo del quartiere Chiaia, classe 2012 (ma 14 anni li compie “solo” il 27 dicembre), da qualche settimana nuovo campione italiano Ragazzi di slalom gigante.

Poco ci è mancato perché Greco, cresciuto sulle nevi di Roccaraso (“parto giovedì, venerdì mi alleno, il sabato e la domenica ci sono le gare”) portasse a casa anche lo speciale: era in testa dopo la prima manche, ma nella seconda è uscito di pista, incidente in cui incappa spesso e volentieri.

“Insieme al mio staff ci stiamo lavorando – racconta Pasquale Greco – In gigante tendo ancora a sbilanciarmi, mi piego in modo eccessivo e porto le braccia all’indietro. Così scivolo sempre nelle curve verso destra”.

E in slalom?
“Non sono un tipo che inforca. Ma vado dritto sul palo e arrivo lungo. E’ tutto un fatto mentale”.


A Pila però hai estratto dal cilindro un grande numero. Che effetto ti ha fatto mettere in riga i migliori talenti che provengono quasi esclusivamente dalle regioni del Nord?
“Non ci credevo. Mi trovavo distante dal tabellone, ero arrivato giù molto stanco. È stato papà a farmi segno. Pensavo di essere secondo, poi c’è stato un urlo, ho capito di avercela fatta e ho abbracciato il mio amico Ettore. Vincere un campionato italiano era nei miei sogni”.

Per soli tre centesimi su Mattia Pedoja Maso, in testa dopo la prima discesa.
“Ero quarto, a mezzo secondo di distacco. Ho sciato bene e ho fatto il secondo tempo di manche. Ma soprattutto sono riuscito a scavalcarlo. Per fortuna sono bastati pochi centesimi”.

Che stagione è stata la tua?
“A Roccaraso ho vinto dodici trofei su quindici. Nelle altre ho collezionato un secondo, un terzo posto e una caduta in Super-G. Lì si gareggia sempre sulle stesse piste, le conosco bene. Al Campionato Inter-Appenninico di Ovindoli, che raggruppa tutto il Centro-Sud, sono arrivato secondo in combinata, grazie al quarto posto in gigante dove ho fatto un grave errore nella seconda manche, il terzo in slalom e il quarto in super-G”.

E le altre trasferte?
“A parte gli Italiani non sono andate come speravo. Sempre per il motivo che faccio fatica ad arrivare al traguardo. All’Alpe Cimbra sono uscito sia in gigante, dopo il quarto posto della prima manche, sia in slalom. Stesso discorso al Pinocchio, gara che per me si è sempre rivelata ostica. Nei Cuccioli 2 mi ruppi anche il ginocchio”.

Sei il nome nuovo per lo sci a Napoli dopo i primi grandi risultati di Giada D’Antonio.
“Spero di arrivare ai suoi stessi livelli. Però, a differenza sua, non penso di trasferirmi definitivamente al Nord. Mi trovo bene a Roccaraso con il mio staff, composto da Stefano Bosio che mi allena, Ludovica Fabio, Fulvio Schiappa e Alessio Scannella. A Pila mi hanno ricordato di aver sempre creduto in me”.


Ma come hai scoperto lo sci?
“Grazie alla passione di nonno, che si chiama Pasquale come me, e di papà Fabrizio, che però non ha mai sciato a livello agonistico”.

Quanto è faticoso per un ragazzo del Sud emergere nello sci?
“Resta abbastanza complesso perché nel mio caso sul Vesuvio non ci sono impianti e nemmeno la neve, se non di rado sulla punta. Sciare significa partire il giovedì, saltare la scuola il venerdì e poi dover recuperare”.

Tu frequenti ancora le medie.
“Sono al terzo anno dell’Istituto Carlo Poerio. Alle medie non è ancora possibile inserire un progetto per gli studenti-atleti. Qualcosa potrà cambiare alle superiori (si è iscritto allo Scientifico dei Salesiani, al Vomero, ndr). Ma per farcela occorre avere la passione e cominciare da molto piccoli come è capitato a me”.

Pasquale con il tecnico Stefano Bosio.


Hai parlato delle troppe uscite nelle gare importanti: ma questo titolo italiano ti ha fatto capire di essere sulla buona strada?
“E’ stata una bella iniezione di fiducia. Prima guardavo ai Campionati italiani come un sogno, qualcosa di irraggiungibile. Aver conquistato il titolo mi ha dato autostima. So che posso continuarlo questo sogno, che posso concentrarmi al massimo per dare di più e migliorare”.

Che ragazzo è Pasquale Greco?
“Uno che ama uscire con gli amici, ascoltare la musica, andare in palestra quando ha tempo”.

Hai praticato altri sport, visto che lo sci per un napoletano è qualcosa di insolito…
“Arrampicata per hobby e kick boxing per due anni. Il calcio no, non è mai piaciuto a nessuno in famiglia”.

Un campione da incontrare?
“Alberto Tomba. Sono nato solo alla fine del 2012, lo conosco solo attraverso i filmati. Ma la sua fama va oltre le generazioni. Tomba è come Maradona. Lo sanno tutti chi è stato e cosa ha fatto”.

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