Mondiali di sci negli anni pari, il dibattito è acceso: sentiamo cosa ne pensa Paolo De Chiesa

Il dibattito è aperto. La decisione della FIS di disputare i Mondiali di sci anche negli anni pari che non prevedono i Giochi Olimpici continua a far discutere. E ha coinvolto nelle ultime ore anche due federazioni guida del movimento come quella austriaca e quella svizzera.

Swiss Ski si è detta ampiamente favorevole a valutare l’iniziativa che porterebbe nuove opportunità al mondo dello sci alpino mentre OSV si è subito dichiarata contraria alla riforma che entrerebbe in vigore a partire dal 2032, subito dopo i Mondiali della Val Gardena, ma che in realtà potrebbe materializzarsi già nel 2028 a patto di trovare in tempi rapidi una location organizzatrice.

Le maggiori preoccupazioni della federazione austriaca riguardano l’eventuale svilimento che i Mondiali di sci ricorrenti apporterebbero alla Coppa del Mondo.


Ma nel giro di quarantottore le cose sembrano profondamente cambiate. Il nuovo presidente della FIS, Alexander Ospelt, ha fatto visita ai dirigenti della OSV e il meeting ha riavvicinato le parti, disposte ora a collaborare per trovare le migliori soluzioni. Ma c’è di più: l’organizzazione dei Mondiali del 2032 (se non per il 2028) andrebbe proprio all’Austria e nello specifico a St. Anton, sede iridata nel 2001.

Sull’argomento abbiamo intercettato Paolo De Chiesa, l’ex slalomista azzurro e ormai storico commentatore Rai.

Paolo, che idea ti sei fatto al riguardo?
“Ogni cambiamento ha i suoi lati positivi e negativi. Non sono a prescindere contrario. Una kermesse iridata in più nell’arco di un quadriennio valorizzerebbe comunque lo sci e catalizzerebbe i riflettori. Se c’è il mondiale, il clou della stagione a cui tutti puntano è quello”.

Una riforma che sembra inevitabilmente figlia del suo tempo.
“Quando gareggiavo io, i Mondiali erano ogni quattro anni, erano molto attesi e valevano come un’Olimpiade. Oggi pensare a un mondiale con quella cadenza è anacronistico. Tutto segue la direzione del business e va bene così”.


Secondo i contrari a farne le spese sarebbe la Coppa del Mondo.
“Il Mondiale ha più appeal della Coppa, non c’è dubbio. E toglierebbe spazio alla sfera di cristallo, sminuirebbe la sua importanza. Però dobbiamo anche dire che la lotta per la Coppa del Mondo generale riguarda ormai una ristrettissima cerchia di atleti e in questa fase storica conta più per le statistiche e i record, vedi quelli di Shiffrin e Odermatt. E’ una questione di gusti personali, a me diverte ad esempio la bagarre per le Coppe di specialità. Sono ancora poco valorizzate ma premiano veramente gli sciatori più bravi e restano in dubbio fino all’ultimo, facendoci divertire anche dopo un’edizione dei mondiali”.

Altre considerazioni?
“Forse il Mondiale più ricorrente perderebbe se stesso un po’ di credito. Non sarebbe più così atteso. Però gli atleti sarebbero felici. Per loro si aprirebbero più opportunità. Io ero già pronto per andare nel 1978, ma portarono Gustav Thoeni e dovetti aspettare fino all’edizione di Schladming ’82”.

Nell’incontro tra OSV e la presidenza FIS si è parlato anche di una revisione della Coppa del Mondo e in particolare di una riorganizzazione territoriale dei calendari abbassando eventualmente il numero delle gare.
“Qualche gara in meno non sarebbe male ma bisogna sempre considerare che stiamo parlando di uno sport che può sfruttare una stagione di quattro mesi effettivi a fronte di grandi impegni economici. E’ normale che si voglia ottimizzare l’attività. Alcune settimane, specie per chi gareggia sia nella velocità che nelle discipline tecniche, obiettivamente sono mostruose”.

E qui torna in gioco il discorso della gestione dell’atleta.
“Che poi è lo stesso che sta animando il tennis e le scelte di Sinner e Alcaraz. Davanti a un calendario fitto, si dovrebbero fare delle scelte e risparmiarsi, un po’ come ha fatto Shiffrin negli ultimi anni, complice anche gli infortuni. Gli atleti top devono sapersi gestire specialmente nei weekend che cominciano con le prove di discesa e finiscono con il gigante. L’eccessiva stanchezza aumenta tantissimo il rischio di farsi male. E sappiamo cosa è diventato oggi lo sci con l’evoluzione dei materiali”.

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