Jole Galli è da anni il riferimento assoluto di un movimento femminile ancora ridotto all’osso ma che ha grandi possibilità di crescere nel tempo. Negli ultimi anni, superato anche un grave infortunio al ginocchio, è entrata a far parte della nicchia di atlete in grado di salire sul podio e lottare per le medaglie alle manifestazioni internazionali. E nel prossimo quadriennio olimpico è chiamata a un ulteriore salto di qualità, per colmare il gap con quelle che la precedono, così come sottolineato il mese scorso dal direttore tecnico della Nazionale, Bartolomeo Pala.
La livignasca è reduce da una stagione che l’ha vista salire quattro volte sul podio in Coppa del Mondo e concludere al quinto posto nella classifica generale, con la perla della vittoria al Passo San Pellegrino, risultato che aveva fatto sognare a una decina di giorni dalla gara olimpica che le ha poi riservato l’eliminazione in semifinale.
Ma Jole, 31 anni il prossimo 26 luglio, sa bene che il passato è passato e sull’eredità del 2026 c’è un futuro da costruire, un percorso da perfezionare per essere sempre più competitivi. Gli allenamenti sono già iniziati. Il menù giornaliero prevede palestra, running e mountain bike, incluse le sessioni di downhill.

Jole, siamo all’alba di una nuova stagione: sei riuscita a riposarti?
“Mi sono presa tutto il mese di maggio per staccare, facendo delle vacanze sia con gli amici che con la mia famiglia. Sono stata in Puglia, quindi a Berlino, poi ancora un po’ in giro. Dopo una stagione così faticosa, era quello che serviva. E il mese scorso ho iniziato la preparazione con una bella carica”.
Obiettivi per il 2027?
“Innanzitutto i Mondiali di Montafon ma sarà importante crescere in Coppa del Mondo e avvicinarsi ulteriormente alle più forti. Il percorso guarda già alle prossime Olimpiadi, ma è anche vero che i Giochi sono decisi da una gara secca mentre la Coppa del Mondo premia la costanza. Vincerla un giorno significherebbe aver raggiunto un livello altissimo”.
Ripensi ancora a Milano Cortina?
“Non ci torno troppo volentieri. E in ogni caso mi porto dietro anche dei bellissimi ricordi”.
Cosa ti è mancato quel giorno?
“Credo che sia dipeso più dalla componente mentale, nonostante il fisico sia stato messo a prescindere a dura prova dalla gara più tosta che io abbia mai fatto su un percorso molto lento e stancante. La tensione chiaramente fa la sua parte e irrigidisce i muscoli”.
Si poteva fare di più?
“Sono arrivata ai Giochi sapendo di essere tra le migliori. Ma se avessi dovuto scommettere sulle prime tre avrei indicato proprio quelle che poi hanno preso le medaglie (Maier, Smith, Naslund, ndr). Un filo di rammarico c’è sempre ma sparisce quando penso di aver dato tutto e di averci provato”.

Che stagione è stata, avendo come obiettivo principale la gara a cinque cerchi e, per di più, in casa?
“I mesi difficili sono stati quelli prima. Vivo a Livigno, conosco tutti e tutti mi aspettavano. A un certo punto avevi dieci gare alle spalle di Coppa del Mondo, alcune delle quali anche buonissime. Eppure tutti mi ricordavano delle Olimpiadi. Però devo dire che il giorno della gara qualcosa è cambiato”.
In che senso?
“Il paese mi ha dato una bella spinta, non ho sentito la pressione della gente che si aspettava che portassi una medaglia. Che poi, questa responsabilità, almeno l’ho condivisa con lo snowboarder Maurizio Bormolini, pure lui di Livigno”.
Eppure per insidiare quelle che sono andate a medaglia non sembra mancare così tanto.
“Sono partita un gradino sotto perché sono in questo ambiente solo da quattro-cinque anni, loro da quindici. Per bruciare le tappe mi sono affidata al talento e al lavoro. Ho costruito tanto finora, ma resta altrettanto da fare. Sono sicura che tra poco riuscirò a togliermi delle soddisfazioni e riuscirò a capitarci più spesso da quelle parti. Magari riuscirò proprio a lottare per la Coppa del Mondo. A patto che un quinto o sesto posto arrivino proprio quando incappi in una giornata storta”.
Cosa ruberesti a una come Sandra Naslund, numero uno della specialità?
“Le partenze, l’aspetto in cui io devo migliorare parecchio. Diciamo che non s’inventa niente, le vengono proprio naturali. Io ho raggiunto ottimi livelli in curva e in volo, mentre allo start sento di aver sbloccato piccoli livelli ma ancora non a sufficienza. Quest’estate dovrò fare un grande lavoro in questo senso a patto di sacrificare qualcosa, anche perché in una gara di ski cross le partenze fanno la differenza. Mi affido molto ai sorpassi e alle rimonte, ma se sei subito davanti e costringi a spingere le altre è sicuramente un bel vantaggio”.
Alle tue spalle sta crescendo Andrea Chesi ma c’è ancora tanto da fare in tema di reclutamento.
“Purtroppo si pensa che lo ski cross non sia uno sport per ragazze o che sia troppo pericoloso. E’ vero, non è una passeggiata. Ma i giovani che lo scoprono poi non tornano più indietro. Al momento il numero è ancora ristretto, con gli ultimi risultati un po’ di visibilità l’abbiamo portata. Lo sci alpino resta fondamentale per ampliare il bacino. Io stessa vengo da lì e posso dire che quel tipo di background mi ha dato una grande mano”.
Nove anni fa hai infatti esordito in Coppa del Mondo nel gigante di Solden. Rimpianti?
“No, nessuno. Per me è stato tutto nuovo, ho vissuto il passaggio a una disciplina che stava nascendo, con gli atleti che non avevano i mezzi per fare i professionisti. Le cose ora stanno cambiando, sono arrivati i gruppi sportivi militari, lo ski cross è diventato per alcuni di noi un lavoro”.
Hai mai pensato a come sarebbe stata la tua carriera nello sci alpino?
“Sarebbe stata dura restare in quell’ambiente. Ero poco più piccola di Bassino, Curtoni, Brignone. Mi confrontavo con una generazione di atlete molto forti e probabilmente, anche se avessi insistito, non avrei trovato tutto questo spazio. Sono felice della scelta che ho fatto”.
Ti dispiace che la pista olimpica di Livigno non sia più a disposizione?
“Livigno sarebbe stato un buon centro di preparazione, anche perché tanti atleti si allenano qui d’estate. Praticare ski cross d’inverno sarebbe un sogno, per me una grande comodità e in generale una bella location. Dispiace che non sia stata mantenuta la pista. Speriamo nel futuro”.
Ma Jole Galli è sempre la ragazza forte, determinata e con quel caratterino niente male con cui ti descrivono in giro?
“Mi rendo conto di non essere facilissima da gestire. Il fatto che io sia così determinata è quello che mi porta avanti. Spero di non perdere affatto questo lato caratteriale”.
foto FISI
