Franzoni a 360°: l’esplosione del 2026, il gigante, la missione per Franzoso

Giovanni Franzoni, sempre più personaggio, è tornato a parlare. Questa volta si è concesso con una lunga intervista ai colleghi americani di Ski Racing, muovendosi tra passato, presente e futuro. Il vincitore di Wengen e Kitzbuhel nonché medaglia olimpica a Milano Cortina ha ormai conquistato le attenzioni di tutto il mondo. Il talento cresciuto a Manerba del Garda ha affrontato diversi argomenti, alcuni dei quali funzionali all’esplosione dello scorso anno.

Sui successi del 2026

“Mi sono sempre posto obiettivi ambiziosi, anno dopo anno. Non mi sarei aspettato il cambiamento della scorsa stagione, forse tutto il duro lavoro svolto negli ultimi sette-otto anni ha dato i suoi frutti. Non mi aspettavo di andare così forte in discesa libera, ma sono riuscito ad allenarmi in modo più intenso sulla velocità. E’ stato un lungo percorso, cominciato da lontano, ripensando a quando da bambino passavo tutto il tempo in camera mia a guardare video dei migliori sciatori del mondo”.

Su Kitzbuhel e la mancanza di Franzoso

“Le Olimpiadi sono state incredibili, ma quello che ho provato a Kitzbühel è stato qualcosa di speciale e magico e non credo che proverò più queste emozioni in un’altra gara. L’ho dedicata a Franzoso, come tutte le altre gare. Scierò per lui per tutta la vita. La sua perdita ha cambiato la mia visione della vita. Prima di quella tragedia, pensavo sempre ai risultati e alle prestazioni. Ora voglio davvero godermi ogni giorno e le giornate sugli sci. Perché non tutti ci riescono, quindi è importante non perdere tempo”.

Sull’istruzione: dal liceo a Brescia allo Ski College Veneto

“La cosa più importante era la scuola, poi lo sci. Se andavi bene a scuola, potevi andare a sciare. Questa era la nostra ‘legge’ in famiglia. Era una regola valida, quindi ne sono contento. E’ stata dura. Ma ha formato il carattere e la personalità mia e del mio gemello Alessandro. Lui ha poi avuto la possibilità di frequentare anche l’università. E’ importante crescere con valori sani e assumersi tutte le responsabilità”.

Sul gigante

“È una disciplina che voglio continuare a praticare, ma è un percorso lungo. Ho iniziato da lì in Coppa del Mondo, è stata la mia prima disciplina. Ora mi sento più a mio agio nella velocità, conciliare tutto non è semplice, soprattutto in allenamento. Penso di provare i primi tre: innanzitutto Solden, poi Copper Mountain e Beaver Creek, perché lì sono per le gare di velocità. E poi valuterò in base a come andranno questi primi giganti, anche se l’obiettivo resta quello di migliorare e sfruttarlo come base per discesa e superG”.

Sulla Coppa del Mondo generale

“Sarebbe fantastico lottare per la classifica generale. Magari quando Odermatt si stancherà di vincere sempre… Visto che vince in tre discipline, al momento è un’impresa difficile. Ma, in prospettiva, mai dire mai”.

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