Diario da Ushuaia: l’esperienza di Lorenzo Bini, gigantista che lavora per entrare nel giro che conta

E’ tornato nella sua Novi Ligure qualche giorno fa, in attesa di ripartire (ghiacciaio permettendo) per i raduni sullo Stelvio insieme agli altri ragazzi del Centro Sportivo Carabinieri. Lorenzo Bini, la prima metà di agosto, l’ha passata in Sudamerica. In quella Ushuaia che nelle ultime due settimane si è popolata di big, compresi gli azzurri della Coppa del Mondo.

Tre settimane intense quelle trascorse in Argentina, rigorosamente in privato, dal 24enne gigantista che mira a entrare nel giro che conta dopo due stagioni complicate. Nel 2024, subito dopo i due anni trascorsi in Squadra C, l’infortunio al ginocchio. L’ultimo anno è stato invece tutto un risalire. In Coppa Europa sono arrivate soltanto due top 30, a Turnau e Berchtesgaden. Meglio la seconda parte, passata alla rincorsa di punti FIS, compresa l’ottima campagna d’Oriente, in Corea e Giappone, alla Far East Cup (2° a Yongpyong sulla pista delle Olimpiadi del 2018).

A Ushuaia, Lorenzo Bini si è messo in evidenza nelle competizioni inaugurali della SAC disputate nel comprensorio del Cerro Castor, raccogliendo tra le porte larghe un quarto e un nono posto. Prima c’era stato un carico di lavoro importante, necessario per sfruttare al meglio la trasferta e affacciarsi alla nuova stagione con i migliori propositi. Al suo fianco Simon Maurberger, ritiratosi a fine stagione e subito al servizio del Centro Sportivo in qualità di allenatore.


Lorenzo, anche quest’anno hai deciso di tornare in Argentina, sempre a tue spese.
“Con lo staff tecnico dei Carabinieri abbiamo programmato una trasferta di venti giorni replicando quanto fatto nel 2025, dato che all’inizio di agosto non ci sono così tante squadre Nazionali e a Ushuaia si lavora bene, ci si allena con certezza sulla neve e si gode di ottime condizioni meteo. Poi avevamo visto che in calendario erano in programma un paio di gare dopo Ferragosto e allora ci siamo detti che sarebbe stato importante sfruttarle. E’ stata la scelta migliore: sono state tre settimane intense che mi hanno consentito di mettere delle ottime basi verso l’inverno”.

Per andare in Argentina, da atleta del Centro Sportivo, hai usufruito di un periodo di ferie?
“Esattamente, l’importante è organizzarsi per tempo. Il Centro Sportivo non crea nessun problema, anzi sono contenti che uno come me si sia messo ancora in gioco e per questo motivo mi hanno dato il pieno supporto”.

Da un punto di vista economico però è tutto a carico dell’atleta.
“I costi non sono banali. Quest’anno pur prenotando con abbondante anticipo per inizio agosto, i voli erano più cari. Ma per quanto mi riguarda lo reputo un investimento per la mia carriera”.

Con te quest’anno c’era Simon Maurberger.
“Mi ha dato una grandissima mano, consideriamo che fino a pochi mesi fa era ancora un atleta. La sua esperienza è stata determinante, sia sulle questioni tecniche che sui materiali. Già l’anno scorso mi sarebbe piaciuto avere un allenatore così. E ora che è passato dall’altra parte, non potevo chiedere di meglio”.


Quali erano le condizioni della neve?
“Il primo giorno ha nevicato, perciò abbiamo subito trovato neve invernale e facile, l’ideale per uno che riprende a sciare. Nei giorni seguenti, c’è stata molta umidità, ha “tirato” parecchio e il manto si è indurito. Alle gare però era più caldo, la pista meno dura. Ma siamo scesi in condizioni accettabili”.

E le temperature?
“Nei primi giorni oscillavano tra -5°C e -10°C. I giorni delle gare si andava da 0°C a 5°C”.

Raccontaci la vostra giornata tipo.
“Non ci alzavamo prestissimo. Laggiù fino alle 9-9,30 c’è ancora tanto buio e gli impianti aprono a quell’ora. Alle 8 uscivamo dal nostro appartamento, ci mettevamo in macchina per spostarci da Ushuaia agli impianti di Cerro Castor. Alle 9 iniziavo a scaldarmi e poi l’allenamento fino a mezzogiorno. Pranzavamo nei ristoranti della stazione, quindi rientravamo a Ushuaia. Il pomeriggio lo impieghi preparando gli sci e lavorando in palestra, che avevamo a 300 metri da casa. Le giornate ti volano”.

La sera?
“A cena presto, sempre in uno di quei ristoranti convenzionati con la stazione sciistica. E visto che a quell’ora in Europa tutti dormono, niente telefonate o altro. Ci prendevamo la nostra ora di relax per staccare prima di andare a dormire”.


Su cosa hai lavorato a livello tecnico?
“Sto proseguendo il lavoro impostato l’anno scorso con Schmidt (l’allenatore responsabile del CS Carabinieri, ndr) sulle linee. Sto provando nuove direzioni per essere maggiormente in controllo con le gambe e non avere cedimenti. I miei errori nel passato sono spesso derivati da traiettorie sbagliate. In generale si lavora su cose semplici che poi fanno la differenza. Simon è molto bravo, sa dare consigli pratici proprio nel modo giusto da farteli capire al volo”.

A Cerro Castor sono arrivati per te un quarto e un nono posto in gigante e poi un 17° in slalom.
“Sono abbastanza contento di questi risultati. Erano gare di livello, con diversi ragazzi che hanno già fatto piazzamenti in Coppa del Mondo (vedi il finlandese Hallberg, ndr). Abbiamo analizzato cosa ci manca e credo che quest’esordio rappresenti un buon punto di partenza”.

E ora che obiettivi ti poni?
“Mi auguro di cominciare a fare risultati di un certo tipo in Coppa Europa e avvicinarmi di conseguenza alla Coppa del Mondo. Adesso sto bene. La scorsa stagione è stata quella del ritorno dall’infortunio al crociato. Ho perso l’intera stagione successiva alla mia esclusione dalla squadra Nazionale. Un brutto periodo, ma ora è diverso”.

L’altro giorno abbiamo dedicato spazio al ritiro di Federico Romele, tuo collega come te rimasto fuori Squadra due anni fa. Tu invece stai andando avanti e ci sembra di capire anche con molta determinazione.
“I due anni che ho alle spalle mi hanno fatto crescere come atleta e come uomo. Dopo l’infortunio sono ripartito con una maturità diversa e con le idee più chiare. Ora sento di aver fatto un bel salto tecnico e i primi risultati si cominciano a vedere. Gli ultimi mesi sono stati utili anche per racimolare punti FIS”.


Avanti tutta, insomma.
“Sento che posso migliorare il mio livello. Non mi sento arrivato al top e voglio sfruttare tutte le occasioni che mi verranno date. Io ci credo e ho la piena fiducia delle persone che mi seguono: la mia famiglia e il Centro Sportivo dei Carabinieri. Sono questi due riferimenti quelli che mi servono per affrontare la prossima stagione. E poi è aumentata anche la consapevolezza nei miei mezzi”.

A sostenerti c’è anche lo studio e i traguardi che stai raggiungendo al di fuori dello sci.
“Nel mese di maggio ho conseguito la Laurea Triennale in Filosofia e in autunno inizierò anche il Corso di Laurea Magistrale in Politics, Philosophy and Public Affairs (PPPA) a Milano. Il percorso universitario mi ha aiutato a trovare un mio equilibrio. Gli atleti allenano sempre il corpo e le performance, ma l’aspetto mentale è determinante e la filosofia mi ha permesso di guardare dentro me stesso, di analizzare con lucidità le situazioni e trovare gli strumenti e le soluzioni per andare avanti nei momenti difficili. Entrambi questi percorsi, lo sci e l’università, mi hanno dato una grande mano nelle scelte che ho fatto, sono servite entrambe e sono una parte integrante di quello che oggi sono”.

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