Si ferma anche Federico Romele: le ragioni dell’addio (a soli 22 anni)

Una foto da bambino accompagnata da un’unica, striminzita frase sui social: “Grazie a chi ne ha fatto parte“. Così Federico Romele, slalomista bresciano di Pisogne e portacolori del Gruppo Sportivo dei Carabinieri, ha ufficializzato nelle ultime ore il ritiro dall’attività agonistica a soli 22 anni.

Quando un giovane di talento dice stop è sempre una brutta notizia per il movimento. E’ vero, non c’è spazio per tutti e lo sci è uno sport spesso spietato. Se non sei nel giro azzurro, o smetti di farne parte, proseguire diventa più difficile. Anche a livello mentale. Ed è in questo che Federico si è probabilmente perso un po’ d’animo, non riuscendo più a migliorarsi e a ottenere i risultati sperati.

Capita che viene meglio la voglia di fare sacrifici e non ti vedi più in quell’ambiente. Allora è meglio non forzare la mano e dedicarsi ad altro. Federico, campione italiano Aspiranti nel 2022 e Giovani nel 2025, ha così tirato le somme e ha scelto – coraggiosamente – di finirla qui.

L’ultima stagione, del resto, non gli aveva riservato particolari soddisfazioni. Un paio di piazzamenti convincenti (come il sesto nello slalom FIS di Källdalen a novembre), i podi in Italia tra Bielmonte e San Giovanni di Fassa e poco altro. In mezzo il feeling perso con il sistema e le difficili condizioni in Coppa Europa, che l’hanno spinto già alla fine di gennaio a cercar fortuna in Oriente.


Federico, perché smettere a 22 anni?
“Principalmente perché ho perso le motivazioni. Non credo più nelle mie potenzialità. Sono rimasto fermo sullo stesso livello e non penso di poter arrivare dove sognavo. Si è spenta la luce”.

Negli ultimi due anni sei rimasto fuori dalla Nazionale.
“Le scelte della Federazione non mi hanno di certo aiutato. Una volta che sei fuori, non importa più niente a nessuno di te, sei solo un numero. Tante volte non c’è stata coerenza e giustizia nei miei confronti. Solo quelli che portano i risultati ricevono supporto. E mi è passata un po’ la voglia, ho finito per non crederci più nemmeno io. La fiducia nello sci è tutto. E se sei tu a smettere di crederci per primo, diventa dura. Va bene così, nella vita c’è anche altro”.

Eppure un anno e mezzo fa ti eri laureato campione italiano Giovani in slalom.
“I buoni risultati li ho sempre raggiunti, non è che sono peggiorato. E’ che non ho fatto il salto di qualità. L’anno scorso ci sono rimasto male. Sono stato il miglior slalomista senza essere in Squadra. E non mi hanno portato ai Mondiali Juniores. Avrei potuto continuare, il supporto del Gruppo Sportivo dei Carabinieri non mi è mai mancato. E non è nemmeno una questione economica”.

Hai fatto parte della Squadra C dal 2022 al 2024.
“Sono stati i miei anni peggiori, non è andata bene. Poi con i Carabinieri abbiamo fatto un buon lavoro ma non è stato abbastanza. Forse mi è mancato il coraggio di fare qualche scelta e da solo non sono riuscito a gestirmi al meglio”.

Romele e Silvano Sorio del Valpalot Ski Team.


Rimpianti?
“No, ho dato tutto quel che potevo, pur essendo consapevole di non essere arrivato all’apice delle mie possibilità. Non me la sento più di continuare, ma ho vissuto delle esperienze bellissime”.

Hai comunicato l’addio a fine agosto: la scelta quando è maturata?
“A metà giugno l’ho detto ai Carabinieri, ma già a metà stagione avevo deciso di smettere. Sono andato prima in Corea e poi in Giappone a gareggiare in Far East Cup per l’ultimo tentativo di migliorare il ranking FIS e puntare a dei pettorali più bassi in Coppa Europa. Non è andata come speravo. Viceversa magari avrei tirato ancora un anno”.

Che esperienza è stata in Oriente?
“Fantastica, la porterò sempre nel mio cuore. Ho passato momenti importanti e devo dire grazie a Edoardo Saracco, presente in tutte e due le trasferte. E’ stato lui a convincermi di andare e concedermi l’ultima chance. In Corea ero solo con Edo e c’era il ghiaccio puro, in Giappone le condizioni erano invece al limite e con noi c’erano anche Pizio e Bertoldini”.


Anche in Coppa Europa la strada è stata tutta in salita.
“Partendo con numeri superiori al 70, purtroppo è quasi impossibile in certe piste centrare la qualifica nei trenta. A Pozza, Obereggen e Crans Montana le condizioni erano davvero difficili. Semmai non ho capito il motivo dell’esclusione dalla tappa di Storklinten, quando ero reduce dal sesto posto in gara FIS sempre in Svezia. Ero in condizione, avrei potuto dire la mia su un ottimo tracciato”.

In famiglia come hanno preso la tua decisione di lasciare?
“Mi hanno lasciato fare, senza alcuna pressione. Non è scontato avere dei genitori mai invadenti ma allo stesso tempo presenti. Mamma Roberta e papà Luigi non mi hanno mai fatto pesare nulla in questi anni e mi hanno solo assecondato. Sono stati una spalla in caso di necessità, ma non hanno mai messo becco su questo ritiro. Devo solo ringraziarli”.

Qual è stata la giornata più bella sugli sci per Federico Romele?
“Senza dubbio i campionati italiani Giovani dello scorso anno, anche se non è stata la mia gara migliore. Non tanto per la vittoria del titolo, quanto perché l’ho conquistato tre giorni dopo la mancata convocazione per i Mondiali Under 20. Scelta curiosa, perché ero l’unico a poter partire nel primo gruppo di merito e avrei meritato di andarci. Al cancelletto, sapevo che se non avessi vinto, avrebbe avuto ragione la federazione. Con quel successo invece mi sono tolto un peso e preso una bella rivincita”.

Federico Romele con Luca Rosi.


Per un Romele che lascia, un’altra che continua. Tua sorella Giulia, che non è ancora arruolata in un Gruppo Sportivo militare, è entrata in Squadra C.
“Sono molto contento per lei. Se avrà bisogno di consiglio, io sarò a sua disposizione. Spero che riesca a fare qualcosa in più di quello che ho fatto io. Da piccolina era bravissima, poi ha fatto un po’ di fatica e ora deve ritrovare a mio avviso un po’ di cattiveria agonistica”.

Nella vita, come hai detto, c’è altro: adesso cosa ti aspetta?
“In inverno mi laureo in Economia a Brescia. Poi farò la Magistrale per conseguire la libera professione, vorrei diventare commercialista”.

E lo sci?
“Non voglio fare più parte dell’ambiente. Al massimo farò il maestro”.

Chi senti di dover ringraziare al termine di questo viaggio?
“Oltre alla mia famiglia, sicuramente il Valpalot Ski Team e il mio allenatore Silvano Sorio. A lui devo tanti, con lui ho fatto enormi progressi. E poi Luca Rosi, il mio preparatore atletico ma anche un grande amico”.

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