Ormai ci siamo. Nel mese di ottobre Francesco Zucchini si unirà alla squadra B di Coppa Europa, come previsto dalla definizione degli organici Fisi ufficializzati alla fine di maggio.
Un ingresso postumo – si dice dettato da qualche tecnico non proprio convinto dei suoi ultimi risultati ma anche dalla necessità di lasciare più spazio alla preparazione fisica – che il comasco classe 2003 delle Fiamme Gialle all’inizio non ha preso benissimo, dovendo rinunciare all’estate con il gruppo della Nazionale.
Ma tant’è, Francesco si è rimboccato le maniche e si è organizzato in privato per farsi trovare tirato a lucido in autunno. Dopo gli allenamenti a Saas Fee e in Lituania, presso l’impianto indoor di Druskininkai a Vilnius, Zucchini ha fatto capolino in Nuova Zelanda.

“In squadra negli ultimi tre anni mi ero allenato a Ushuaia – spiega Francesco Zucchini – Senza, andare in Argentina sarebbe stato troppo complicato soprattutto per gli spostamenti. Solo per andare a sciare dalla città a Cerro Castor c’è un’ora di auto. Per non parlare di quando bisogna andare in Cile per le altre gare”.
L’anno scorso Zucchini rientrava nel team di Coppa Europa Polivalenti, ma di fatto si è poi allenato con il WC2 con cui ha preso parte alle gare del circuito continentale.
“Quest’anno dovrei avere più continuità sul piano tecnico dal momento che non ci sono state rivoluzioni. Mi sono trovato bene con Max Blardone, ora nel team di Coppa del Mondo, e proseguirò lo stesso lavoro con Cristian Deville e con Andrea Truddaiu, che conosco da tre anni”.
L’esperienza con il Clif Racing Academy
Ma come ci è finito Zucchini in Nuova Zelanda? “Sono riuscito ad aggregarmi al Clif Racing Academy, una piccola squadra americana che conoscevo. A Coronet Peak ci sono costi più bassi rispetto alle altre località, sebbene riservare una linea di allenamento costi circa 1000 dollari al giorno”.
Dall’altra parte del mondo c’è rimasto quaranta giorni . Ha trovato una neve difficile e ha gareggiato in condizioni molto particolari, soprattutto nei primi giorni. “Giù piove molto e non è mai semplice, infatti hanno cancellato tante competizioni. Ne avevo 12 in programma, sono riuscito a farne 6”.

In alcune circostanze, si può parlare di disavventure ai limiti del grottesco: “Abbiamo disputato anche un gigante in due giorni. Il primo sembrava infinito, laggiù i tempi sono biblici. Se c’è vento, le seggiovie chiudono per venti minuti. Siamo saliti alle 7 e abbiamo disputato la prima manche solo alle 12,30, dopo quella delle donne. Avremmo dovuto disputare la seconda intorno alle 14, ma l’apripista è caduto e si è arrivati troppo a ridosso della chiusura degli impianti prevista per le 15”.
Per non parlare di un altro gigante in cui Zucchini avrebbe potuto dire la sua, avendo chiuso a metà gara a soli trenta centesimi da Borgnaes. “Prima manche alle 8,30 del mattino, per la seconda, a causa della nebbia, si è aspettato fino alle 14. Un paio di atleti sono scesi, ma quando hanno cominciato a beccare cinque-sei secondi di ritardo perché non si vedeva più nulla, hanno cancellato”.
Due volte sul podio
Eppure Francesco i suoi bei risultati li ha portati a casa. Terzo posto nel primo gigante dell’Australian New Zealand Cup al Mt. Hutt (un tempo sede di gare di Coppa del Mondo), alle spalle di Storm Andre Hagen e Christian Borgnaes. E secondo in quello conclusivo di Coronet Peak, dietro al lituano Drukarov. Esperienza e punti FIS importanti.
“Peccato che in slalom non sia andata benissimo. Ma io con la neve molle non mi trovo a mio agio, anche perché peso 90 kg. Però è stato un viaggio bellissimo, con un’organizzazione perfetta. Alloggiavo a casa di uno dei componenti del team, avevo le piste a 10 minuti. Si mangia bene e si sta tranquilli. Ho incrociato diversi atleti di Coppa del Mondo: Drukarov, Borgnaes, Read e Laine hanno fatto le gare, poi c’erano anche gli svizzeri, i norvegesi e Lara Colturi ma loro si allenano più dalle parti di Treble Cona e Cardrona, dove bagnano le piste. Ma bagnare una pista costa 8000 dollari…”.
Il risultato più importante Francesco l’ha ottenuto allenandosi proprio su tracciati insidiosi e condizioni di neve difficili. “Pioveva spesso, la neve era molle, il terreno ripido, sconnesso e pieno di dossi. E’ quello che mi serviva per prepararmi a ciò che mi aspetta in Coppa Europa, dove le piste sono spesso bucate specie se parti con i numeri alti”.

Il legame con il fratello Enrico
Tra poche settimane, Francesco ritroverà in squadra il fratello minore Enrico, che con la Nazionale ha invece lavorato tutta l’estate. “Ci siamo spinti l’un l’altro negli ultimi due anni. Lui ha vinto i Campionati italiani l’anno dopo di me. Lo sci ci ha uniti. E nei momenti più difficili è sempre stato al mio fianco. Cosa gli ruberei? Tutti dicono che non ha il mio fisico ma che abbia piedi più sensibili. Ma mica ci credo tanto a sta cosa (ride, ndr)…”.
I fratelli Zucchini vanno insieme anche all’Università. Quest’anno hanno ricominciato a studiare Economia e Management a Trento. Da Como si spostano solo per gli esami. La facoltà gli è venuta incontro inserendoli nel percorso Champion del programma di dual career. E per le lezioni si affidano a un tutor privato.
L’ingresso in squadra si avvicina a grandi passi. Francesco ha ripreso la parte di preparazione atletica a casa, poi riabbraccerà l’azzurro e gli sci in Val Senales.
foto in apertura Skilv
