“Non è vecchio ma…”: Hirscher III e il parere di Alberto Schieppati

Il lavoro in palestra, le prime sciate a Zoetermeer, poi gli allenamenti a Cerro Castor. Il profilo Instagram scandisce a puntate l’avvicinamento di Marcel Hirscher a un nuovo rientro in Coppa del Mondo.

I tifosi non stanno nella pelle, curiosi di sapere quando (già a Solden? E’ comunque in arrivo la wild card) e soprattutto con quali potenzialità il 37enne campione austriaco battente bandiera olandese si presenterà a un evento fino a pochi mesi fa impensabile ma ora incredibilmente atteso.

Tanti punti interrogativi girano intorno al Marcel Hirscher III. Abbiamo provato a sviscerarli insieme ad Alberto Schieppati, ex gigantista azzurro dall’anno scorso voce tecnica di Rai Sport al fianco di Davide Labate nonché neo direttore tecnico dello Sci Club Crammont.

Alberto, ormai ci sono pochi dubbi, Marcel Hirscher sta per tornare. Te l’aspettavi?
“No, non me l’aspettavo. Dopo il crociato rotto avrei giurato che avrebbe detto basta. Dalle foto vedo un Hirscher che sta bene fisicamente, meglio di quando tornò due anni fa. Lo stop prolungato gli avrà consentito di lavorare duramente, anche se le giornate di allenamento sugli sci sin qui saranno state poche, tra capannone e Ushuaia. Su questo rientro, credo che vadano fatte un paio di considerazioni sulla sua età anagrafica e sportiva”.

Alberto Schieppati. Foto FISI


Prego.
“Hirscher, nel 2019, ha smesso relativamente giovane, a 31 anni, mentre nello sci moderno si arriva ormai molto più in là. Perché oggi il processo che ti porta alla piena maturazione fisica e lavoro sui materiali è abbastanza lungo, soprattutto in campo maschile. La carriera perciò può iniziare relativamente tardi. Ma con Marcel non è stato così. Lui è sbocciato presto e ha vinto otto coppe di fila. Ha consumato tanto, anche a livello mentale. Sciava per l’Austria, costantemente sotto pressione, doveva vincere ogni singola manche di gigante e slalom”.

Andiamo avanti.
“Dal primo ritiro al clamoroso rientro alle competizioni sono passati cinque anni e mezzo. Praticamente un’altra carriera. La Coppa del Mondo, come dice Pinturault, è un treno che non si ferma mai. Risalire in corsa non è facile quando si ha un infortunio e resti fermo un anno. Figuriamoci cinque. Lui è voluto tornare forse per una crisi personale, per scelte commerciali o legate agli sponsor. Fatto sta che mi aveva già sorpreso nel 2024”.

E allora la Vonn?
“Non possiamo paragonare i due rientri, nonostante lei avesse un’età ancora più avanzata. Lindsey, rispetto a Marcel, aveva un margine diverso nella velocità e la conoscenza delle piste conta. Ha doti di scorrevolezza uniche, sapevo che avrebbe fatto la differenza e sarebbe andata a podio. Nelle discipline tecniche è diverso. Serve freschezza, i materiali si sono evoluti di più. L’esperienza non basta. Hirscher, anche quando vinceva, non aveva sempre enormi margini sugli avversari. Ricordate quanti slalom vinti sul filo dei centesimi contro Kristoffersen?”.

A proposito di età, di ultratrentenni in Coppa del Mondo in effetti ce ne sono sempre di più.
“Muffat Jeandet, Paris, Tumler, che a 38 anni ha sfiorato la medaglia olimpica. Nessuno però si è fermato per cinque anni. Ognuno di loro ha continuato a lavorare. Prendete Brennsteiner. E’ un classe ’91, ha solo due anni più di Marcel. Ma ha cominciato ad andar forte tardi, è meno logoro. Hirscher non è vecchio ma ha da colmare il gap di una carriera”.



E poi bisogna anche tenere a mente che il rientro di due anni fa non fu proprio fortunatissimo.
“Lui aveva dichiarato di volere un rientro soft con l’obiettivo di ricostruire i punti FIS e testare i materiali. Invece si è ritrovato catapultato in gara con questa wild card e secondo me non era pronto al 100%. A Solden fece una bella gara, sul Rettenbach nelle seconde manche se parti davanti hai una bella luce. Ma in slalom sono emersi subito i suoi limiti. Se ne sarà reso conto e per colmarli, magari ha spinto un po’ troppo in allenamento e si è infortunato. Può capitare”.

Quanto può essere distante ora dai big?
“Difficile dirlo. So che l’anno scorso a metà stagione ha fatto un test a Reiteralm ed era lontano circa 4 secondi da Odermatt. Per questo motivo avrà approfondito la parte atletica”.

Che risultati possiamo aspettarci?
“In gigante ha più margine. In slalom ci sono una ventina di atleti che oggi possono andare a podio, è una bella lotteria. Partirà con numeri alti, troverà le piste segnate, fare risultato è più difficile. Ma tornerà per cercare almeno un podio. Altrimenti non avrebbe senso. Cosa se ne farebbe di un paio di top 15? Ha dichiarato di voler tornare per divertirsi. Ma uno come lui con un piazzamento non si diverte. Spero però che possa fare con più calma rispetto al primo rientro. Non rifarà lo stesso sbaglio. In definitiva ha tanto da perdere. Non so quanto da guadagnare. Ma non ha niente da dimostrare”.

Rimani abbastanza scettico sulle sue possibilità.
“Più che altro vedo una montagna molto ripida da scalare. Dovrà risalire il ranking in due discipline tecniche, occuparsi dei materiali, che non sono più Atomic. E lui ha sempre avuto bisogno di sci molto particolari”.


Quanto può incidere la volontà di promuovere in prima persona il suo marchio di sci, Van Deer?
“Attorno a Hirscher e a questa operazione c’è sempre stato mistero. Ha creato un bel progetto per i giovani, non so fino a che punto ci sia dietro Red Bull o cose più grandi di lui a questo ritorno”.

Ma la FIS gliela darà quest’altra wild card?
“La federazione ha promesso di uniformare la regola per tutte le discipline. Io credo che gliela daranno, perché non dovrebbero?”.

Comunque vada, sarà bello per il movimento rivederlo al cancelletto.
“Per lo sci senz’altro. Per tanti è sempre the GOAT. Però anche lo sci è andato veloce in questi anni e sono arrivati altri campioni. Ci sono ragazzini degli sci club che ne hanno sentito parlare ma magari lo hanno già dimenticato”.

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