Tommaso Saccardi, la speranza azzurra dello slalom: “Sono alla ricerca della stabilità”

Una delle novità del gruppo degli slalomisti di Coppa del Mondo è la presenza fissa di Tommaso Saccardi. Secondo gli addetti ai lavori la speranza azzurra per un settore in piena crisi che in estate ha subito l’ennesima rivoluzione tecnica con il cambio di staff.

Saccardi è appena rientrato dalla Germania. Si è allenato per una settimana nello ski dome di Wittenburg, dopo il lungo periodo trascorso sulle nevi di Cerro Castor, in Argentina.

“In capannone – racconta – abbiamo come al solito girato a mille e fatto anche gigante, due turni su sette, testandoci sulle partenze e sulle distanze da parallelo. L’idea è di non abbandonare le porte larghe. Compatibilmente con il calendario, potrei fare qualche gigante di Coppa Europa. Anche se il focus resta lo slalom”.

L’emiliano è uno slalomista puro. E nell’ultimo anno ha cominciato a far vedere le sue qualità. In Coppa Europa ha vinto la prima gara a Baqueira-Beret, dopo esser salito sul podio in altre tre circostanze. E con la terza piazza nella classifica di specialità si è guadagnato il posto fisso per la prossima stagione di Coppa del Mondo, circuito in cui ha preso le misure, conquistando i primi punti (27°) a Kranjska Gora.


Saccardi aveva però lasciato il segno alle Olimpiadi, chiudendo al 12° posto la prima esperienza a cinque cerchi. A Levi, tra un mese, dovrebbe partire intorno al numero 40, un gran bel miglioramento rispetto alla scorsa stagione che lo vedeva una quindicina di posizioni più indietro.

“Anche perché è sempre più difficile trovare piste che non si rovinino in fretta. Con le nuove linee guida, poi, si bagnerà sempre meno. L’anno scorso solo in Finlandia il tracciato fu una tavola di vetro fino all’80. Scendere venti numeri prima può fare la differenza”.

Tommaso, con l’avvicinarsi della nuova stagione ti senti più consapevole delle tue possibilità?
“Il mio approccio non è cambiato. Nemmeno dopo la buona Olimpiade. Sono cambiati gli obiettivi, chiaramente. I risultati del 2026 mi hanno proiettato in Coppa del Mondo. Ora bisogna salire di livello”.

In tanti si augurano che sia tu a tirar fuori le castagne dal fuoco di una situazione complessa nelle discipline tecniche.
“Negli ultimi tempi in slalom abbiamo fatto fatica. Però le dinamiche che ci sono all’interno di un gruppo non sono comprensibili alla gente che sta fuori. Personalmente non mi sono mai fatto condizionare da quello che pensano gli altri, spero di poter centrare i risultati per i quali sto lavorando da anni”.

Che aria si respira in gruppo?
“Non ho vissuto appieno quanto successo nell’ultima stagione, dal momento che facevo parte del WC2 e venivo aggregato solo alla vigilia delle gare di Coppa. Adesso posso dire che stiamo tutti lavorando con entusiasmo. Il team è affiatato e tra gli allenatori mi fa piacere aver ritrovato Davide Marchetti, con lui c’è un rapporto avviato”.


Lo scorso anno, fino alle finali di Coppa Europa disputate a Schladming, eri in corsa per la Coppetta di slalom. Ti è dispiaciuto non portarla a casa?
“Sì, mi è bruciata parecchio. Sono arrivato in Austria con il morale alto, perché almeno in Coppa Europa avevo avuto una buona continuità di rendimento e avevo preso tanta fiducia, dal momento che uno dei miei grandi difetti è ancora la mancanza di stabilità. Non ero abituato a essere competitivo sul lungo periodo. Al cancelletto ero più agitato del solito, ho commesso degli errori e sono uscito di scena. In tanti hanno sbagliato ed è stata la mia fortuna. Quando sono usciti un paio di diretti rivali e si è arrivati al concorrente numero 15, sono passato dalla disperazione al sollievo, sapendo che sarei comunque arrivato tra i primi tre e avrei portato a casa il posto fisso per la Coppa del Mondo”.

Bilancio delle sortite in Coppa del Mondo?
“Ho collezionato tante uscite, più del 50%. Sto lavorando tanto su questo problema della stabilità, sull’azione che si scompone e sui movimenti che faccio in alcune situazioni tecniche, come ad esempio all’uscita dalle figure”.

Del resto, lo slalom è una disciplina spietata.
“Ogni errore e ogni inforcata ti entrano in testa. E qualcosa te la porti dietro nella gara successiva, anche se non sembra. Mi è successo dopo Levi e Val d’Isere. Per fortuna poi mi sono sbloccato, con i podi in Coppa Europa e nella seconda parte di stagione, tra Wengen, i Giochi e Kranjska. Mi sono sentito leggero nella sciata e in fiducia. E’ sempre questione di mettere insieme i pezzi”.

Lo slalom è anche la specialità in cui nel 2025/2026 tanti nuovi nomi si sono messi in evidenza, da Rassat a Hallberg. E Saccardi?
“Il fatto che i giovani che ho incontrato in Coppa Europa siano sbocciati anche tra i big mi fa pensare che posso farcela anche io. E’ un grande stimolo”.

L’Emilia e lo slalom: Tomba, Razzoli e ora Tommaso Saccardi.
“Razzo, anche per questioni anagrafiche, è sempre stato il mio idolo e negli ultimi tempi sono riuscito a passare un po’ di tempo con lui. Per il nostro territorio è un riferimento. E’ quello che ce l’ha fatta”.


Un collega da cui trarre ispirazione?
“Meillard. Lo guardi e ti dà un senso di leggerezza e facilità incredibile. Ho visto un passaggio a Schladming clamoroso, sembrava danzasse. Faceva un altro sport”.

Da un campione a una leggenda. Presto, al cancelletto, ti ritroverai accanto Marcel Hirscher.
“Sarà emozionante, come nell’unica volta in cui ho gareggiato insieme a lui, a Levi nel 2024 prima che si facesse male. Prima l’avevo visto solo in tv”.

Una pista che ti ha conquistato?
“Quelle in cui sono andato meglio: Wengen e Kranjska, adatte alla mia sciata. Peso 92 kg, mi trovo bene sui tracciati di media pendenza. Dove c’è da spingere”.

Cosa è migliorato in te frequentando di più la Coppa del Mondo?
“L’aspetto mentale, la capacità di gestirsi in un contesto completamente diverso da quello della Coppa Europa: il pubblico, gli spettatori, i rumori, lo speaker”.


A marzo 2027 saresti contento se…
“Se riuscissi a qualificarmi stabilmente per le seconde manche, se andassi ai Mondiali di Crans Montana e alle finali di slalom”.

Il tuo mondo fuori dallo sci?
“Adoro il kitesurf. D’estate vado al lago e al mare, alla ricerca del vento. E’ peggio dello sci: non trovi mai le condizioni ambientali che speri. Con gli amici mi piace anche giocare a tennis e a beach volley. Sono un appassionato di fotografia e sto studiando Ingegneria Biomedica all’Università Unicusano di Roma”.

foto FISI

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