Forse è proprio perché non ha mai fatto castelli in aria che ora Sofia Parravicini può godersi il momento e il nuovo livello sbloccato che coincide con l’approdo nella Squadra Nazionale di Coppa Europa femminile.
La classe 2005 nata a Monza e cresciuta a Bormio con un debole per Lindsey Vonn, in azzurro ci entra in punta di piedi, con la consapevolezza di essersi lasciata alle spalle la stagione della svolta certificata dal primo posto nella classifica assoluta del Gran Premio Italia: due successi al Sestriere in gigante all’alba del 2026 e il titolo italiano in superG a Pejo in aprile oltre a una sfilza di piazzamenti e prove convincenti che hanno convinto i tecnici della nazionale a offrirle una chance importante, lei che ha già preso parte a dieci gare di Coppa d’Europa (le tappe italiane, il debutto nel dicembre 2023 al Passo San Pellegrino) senza però entrare mai nelle trenta.
Per la portacolori dello Sci Club Lecco da tre anni entrata a far parte delle Fiamme Gialle (Roberto Griot, Davide Da Villa e Stefano Gross gli ultimi tecnici che l’hanno seguita) già diversi giorni di lavoro con il nuovo gruppo della velocità seguito da Giuseppe Butelli. Due settimane a Les Deux Alpes, poi i test Mapei e la preparazione che prosegue in palestra in attesa di un altro raduno atletico in agosto prima della partenza per Ushuaia.

Sofia, cominciamo dai tuoi primi passi sulla neve.
“I miei comprarono una casa a Bormio per i weekend. Gli sci li ho messi a tre anni, per divertimento. I miei genitori sono semplici appassionati, non hanno mai avuto a che fare con l’agonismo. Mio papà è dirigente d’azienda, mia mamma fa la prof. di educazione fisica. A me sciare mi è subito piaciuto, ma non ho mai pensato che potesse diventare la mia vita”.
Da bambina hai praticato altri sport?
“Certo, i miei mi hanno fatto provare tante discipline. Ginnastica artistica, nuoto e atletica, che avrei voluto portare avanti ma a un certo punto è diventata inconciliabile con lo sci”.
Hai un’immagine scolpita nella mente riguardo alle prime gare?
“Ho pochi ricordi precisi. Però so che mi divertivo. Per me lo sci ha rappresentato una valvola di sfogo”.
Quando hai capito che poteva diventare qualcosa di più serio?
“Credo all’ultimo anno da Children, quando ho conquistato tre medaglie ai Campionati Italiani e ho ottenuto i primi risultati importanti. Prima viaggiavo intorno alla 20esima o 25esima posizione”.

E poi?
“Il primo anno Giovani è stato abbastanza traumatico. Il salto si fa sentire. È dal terzo anno che le cose sono cambiate. Mi sono sentita più forte. Mi sono messa a posto tecnicamente. Poi l’anno scorso ho vissuto la stagione migliore”.
In questi anni non hai mai trascurato lo studio.
“Mi sono diplomata al Liceo Scientifico di Seregno. Adesso studio Management dello Sport all’Università LIUC di Castellanza. A scuola sono sempre stata brava, studiare non mi è mai dispiaciuto e ho avuto la fortuna di imparare le cose al volo”.
Un vantaggio in più per costruirsi altre chance per il futuro.
“Ritengo sia importante avere un piano B nella vita. È chiaro che lo sci ha la priorità e so che ci metterò di più a laurearmi”.
Veniamo ora alla stagione che ti ha incoronato, classifica alla mano, come la migliore Giovane d’Italia.
“Ho raggiunto la maturità caratteriale e tecnica che inseguivo da tempo. Sono super contenta dei risultati ottenuti. A tal proposito vorrei ringraziare le Fiamme Gialle. Mi hanno seguita benissimo e mi hanno fatta crescere. Senza di loro e senza lo Sci Club Lecco non sarei arrivata a questo punto”.
Dal punto di vista tecnico cosa pensi di aver perfezionato?
“Una mia difficoltà era la capacità di sfruttare poco l’ingresso in curva. Ora sono riuscita ad anticipare tutti i passaggi e ad essere più efficace”.
Come hai vissuto l’ingresso nel team di Coppa Europa?
“Come una grande soddisfazione, non me l’aspettavo. Ho festeggiato la notizia con tutta la mia famiglia e i miei allenatori”.
Sei stata aggregata alla squadra di velocità ma l’anno scorso ti sei espressa benissimo anche in gigante. Ti senti ancora più gigantista?
“Resta la mia disciplina preferita però so di avere fatto un bel salto di qualità anche nelle discipline veloci, che poi hanno come base il gigante. Sono felice di questo, non pensavo ad esempio di poter migliorare in discesa”.

Il feeling con la velocità è arrivato subito o l’hai scoperto in modo graduale?
“È stato un processo più a tappe. Nei cinque anni da Giovane, ho sempre lavorato su quattro discipline. Non ho lasciato da parte nemmeno lo slalom e l’anno scorso ho fatto buone gare se si considerano i pochi giorni di allenamento”.
A proposito di discesa, quanto avverti la paura?
“Paura no, semmai adrenalina. In ogni caso, più ti senti a posto dal punto di vista tecnico e più riesci a fidarti di te stesso e assecondare le tue idee e le tue sensazioni”.
Nel nuovo gruppo della velocità siete solo in cinque. Che rapporto ti lega con le altre ragazze?
“Ci conoscevamo un po’ tutte. Sono cresciuta insieme a Sofia Amigoni, abbiamo trascorso insieme gli anni del Comitato regionale. Ma ho gareggiato anche con Camilla Vanni e Ludovica Righi in questi anni. L’unica novità per me è Arianna Putzer. Siamo un bel gruppo e siamo in poche. Riusciremo a lavorare bene”.
Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?
“Sarà la più impegnativa. Facendo parte della Squadra B sarò impegnata in tutte le gare. Non sarò mai a casa, sarà dura fisicamente e mentalmente”.
E che obiettivo ti dai?
“La speranza è riuscire a dare il meglio di me stessa, indipendentemente dai risultati”.
Come è cambiata negli ultimi anni Sofia Parravicini?
“Come atleta sono molto più matura. Sentivo che mi mancava uno step, magari lasciavo molte cose al caso. Invece ho capito che bisogna curare i dettagli di ogni singola giornata per poter arrivare là in cima”.

E come persona?
“Da piccola ero un po’ ingenua. Abbastanza estroversa ma tendevo a farmi condizionare da quello che dicevano gli altri. Adesso sono molto più indipendente e tiro dritto per la mia strada, pur mantenendo i pregi di sempre: sono una ragazza solare e sorridente”.
Al cancelletto di partenza cosa succede?
“Si sente tanta adrenalina, che ho imparato a gestire. In gara ero una che cercava di fare più di quel che dovevo finendo per combinare qualche pasticcio. Adesso l’approccio è migliorato e riesco a focalizzarmi solo su quello per cui ho lavorato”.
Una pista dove ti piacerebbe debuttare in Coppa del Mondo?
“In gigante mi piace molto Killington, mentre per la velocità scelgo la pista di Zauchensee. È una delle più belle, un peccato non sia una meta fissa in calendario”.
Il tuo rapporto con l’attrezzatura?
“Fino a due anni fa usavo i Rossignol. Poi per esigenze personali sono passata a Head. Gli sci hanno una struttura completamente diversa e ci ho messo un po’ prima di trovare il feeling giusto. L’anno scorso però ho trovato la quadra a livello di setup e soprattutto lo scarpone giusto”.
E con le tue prestazioni? Ti rivedi spesso?
“Sono una abbastanza esigente, che riguarda i video con attenzione e cerca di capire cosa ha sbagliato. Però se ho una gara il giorno dopo cerco di passare oltre e di spostare il focus su quello che mi aspetta. In allenamento però sono molto meticolosa”.
Il poco tempo libero a disposizione a cosa ti dedichi?
“Mi piace passeggiare con le amiche o arrampicare. Ma anche qualcosa di piu rilassante come la lettura. Sto leggendo molti gialli in questo periodo. Al momento sono su “La verità sul caso Harry Quebert“.
