E’ la campionessa olimpica in carica dello slalom. Ma è anche la più vincente nella storia dello sci alpino, con 110 vittorie in Coppa del Mondo e 168 podi. E, a proposito di sfera di cristallo, è di nuovo la detentrice del trofeo, che a marzo ha conquistato per la sesta volta in carriera. Ma nonostante un palmares da brividi, Mikaela Shiffrin non si accontenta. E non ha la minima intenzione di fermarsi. Lo ha ribadito pochi giorni fa in un’interessante conversazione pubblicata sul proprio canale YouTube, in una nuova puntata della sua serie “What’s the point?”.
Un video che lei stessa ha definito originale e in stile vlog: “Oggi sono solo io, e vi svelo cosa mi passa per la testa durante la bassa stagione” ha esordito la 31enne statunitense, che poi ha dato conto ai fan di tutto il mondo affrontando senza filtri diversi argomenti, in primis quello della prosecuzione della carriera e dei nuovi obiettivi all’orizzonte.
“Sono reduce da una delle più grandi stagioni della mia carriera iniziata sedici anni fa – ha detto Mikaela Shiffrin – E arrivata a questo punto non sono i record e i numeri che mi interessano”.
Il livello in slalom
“La scorsa stagione – ha ammesso – è stata incredibile. Ho raggiunto un livello di sci, soprattutto in slalom, altissimo. Ne ho vinti nove su dieci e non immaginavo mai di poter vincere la coppetta di specialità già a fine gennaio, prima dell’inizio dei Giochi Olimpici. Inoltre, ho vinto la sesta Coppa del Mondo e sono tornata sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi in slalom dopo dodici anni, con un margine sulle avversarie storico (l’argento Rast a 1″50, il bronzo Swenn Larsson a 1″71, ndr)”.
A proposito dello slalom olimpico, Shiffrin ha spiegato l’approccio alla seconda manche, parole che lasciano trasparire tutta la dimensione dei numeri uno.
“Al cancelletto di partenza non mi sono presentata per difendere un risultato o arrivare al traguardo, né per gestire il vantaggio accumulato nella prima manche. Avrei potuto sciare in modo più prudente, ma non l’ho fatto. Ho attaccato, ho dato tutta me stessa. Ed è venuta fuori la migliore manche della mia carriera in un’edizione dei Giochi Olimpici. Ho accettato il rischio, sono scesa senza calcoli. Ma ho fatto le curve che avevo sognato di fare. Quelle sensazioni le prove, sono difficili da descrivere”.
La scalata in gigante
La nuova Shiffrin, quella che macina successi e tornata a essere assoluto riferimento per il movimento femminile, ha compiuto progressi significativi anche in gigante, disciplina che dopo l’infortunio di Killington occorso nel novembre del 2024 (ferita addominale, trauma muscolare e taglio al fianco destro) aveva lasciato non pochi strascichi nel fisico ma soprattutto nella mente.
“I risultati ottenuti in gigante sono la cosa di cui vado più orgogliosa. Ero scivolata al 30° posto del ranking e sono tornata tra le prime 7, chiudendo la stagione al quarto posto. Per me è stato un passo in avanti monumentale. Mi dispiace che agli occhi della gente sia passato inosservato”.
Non è questione di numeri e record
Chiusa un’altra stagione esaltante, per Shiffrin è tempo di raccogliere nuove sfide. Comprende chi le chiede sempre più frequentemente aggiornamenti su un suo possibile ritiro dall’attività agonistica. Ma la risposta è sempre la stessa: picche.
“Vado avanti più per una questione di curiosità. Voglio scoprire cosa mi riserva il futuro e cosa c’è dietro l’angolo dopo tutto il lavoro che sto facendo. Ho ancora la giusta mentalità per provare delle cose nuove. I record e i numeri non c’entrano, lo ripeto. Mi sento anche a disagio quando devo elencarli. Amo sciare e sento di poter dare ancora tanto a questo sport. Sento questa energia curiosa che mi chiama. E in questo senso il gigante e il superG sono un grande stimolo per i prossimi mesi”.
Il fenomeno del Colorado non è però certa di poter tornare alla vittoria tra le porte larghe. “In gigante il livello è altissimo. Da quando ho vinto l’ultima Coppa di specialità, le atlete vanno molto più veloce e sciano in modo più preciso. Non so se riuscirò a vincere ancora e se e quanto con costanza. Però posso dire che l’anno scorso, in alcune gare, ho capito di poter raggiungere quel livello”.
Ancora più probante il compito di ritrovare gloria in superG: “Tornare al cancelletto di partenza è stato esaltante, impegnativo e snervante allo stesso tempo. Sono uscita dalla mia zona di comfort, so di dover migliorare tanto ma sento di avere qualcosa da dare anche in questa disciplina. Tutto dipenderà dagli allenamenti. Bisogna adattarsi sempre di più alla velocità: abituarsi alle porte, alle curve, alle condizioni del terreno e fare tutto a una velocità maggiore”.
La depressione post-olimpica, la post-season e… Kilde
In chiusura, Shiffrin ha affrontato altri due temi molto sentiti. Il primo è quello della cosiddetta depressione post-olimpica: “Per il sogno a cinque cerchi, a prescindere dal risultato che poi ottieni, ti alleni per quattro anni o addirittura per tutta la vita. Molti atleti, finite le Olimpiadi, non riescono più a concentrarsi sul futuro e si sentono svuotati. Noi sciatori siamo molto fortunati. Finite le Olimpiadi, riprende subito la Coppa del Mondo con sei settimane di gare. La stagione prosegue e in questo senso i Giochi rappresentano solo un vortice incastonate nella Coppa del Mondo che procede in parallelo”.
Il secondo è quello relativo al tempo libero, alla primavera-estate e alla storia d’amore con lo sciatore Alexander Aamodt Kilde: “Continuiamo ad allenarci dalle quattro alle sei ore al giorno. Anche quando sono in giro per gli impegni con gli sponsor, ho sempre vicino a me una palestra con gli attrezzi che mi servono per allenarmi. La scelta degli alloggi per ogni spostamento è programmata in anticipo e deve essere compatibile con il lavoro atletico. Così è stato per le mie trasferte a New York o a Miami”.
“Considerato che da ottobre a marzo siamo in giro per tutto il mondo con un calendario compresso simile a quello della Formula 1, non mi restano che quattro-cinque settimane all’anno, tra maggio e luglio, per godermi la mia casa in Colorado. Ed è in queste settimane che riesco a stare insieme ad Alex, anche perché poi lui si allena e gareggia in luoghi diversi, sciando per la Norvegia. Il tempo per goderci la nostra relazione è limitato ma abbiamo passato dei bei momenti ultimamente tra Caraibi, Usa, Norvegia e Innsbruck. Non abbiamo avuto il tempo per pianificare il matrimonio, ma questo non è un problema. So con chi voglio passare la mia vita”.
Qui la puntata di What’s the point?
