Marta Rossetti e quella voglia matta di ritrovare i pali stretti

Deve essere tremendamente complicato accettare di farsi male per la seconda volta a ridosso di un’Olimpiade. Soprattutto quando il crac avviene all’ultimo giorno di allenamenti prima del via di una stagione che in base alle sensazioni sarebbe potuta essere quella della svolta. E allora non è difficile comprendere oggi lo stato d’animo di Marta Rossetti, ora che la riabilitazione svolta al Centro Medicina di Brescia è stata completata e il peggio è alle spalle.

La 27enne gardesana delle Fiamme Oro, infortunatasi malamente al ginocchio destro (rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco mediale) sulla Leo Gurschler in Val Senales a ottobre, scalpita. Sebbene il primo ritiro di una settimana per la preparazione atletica a Formia sia appena iniziato, Marta Rossetti non vede l’ora di ritrovare i pali stretti. Di far scattare il cancelletto di partenza. E di riaprire il cassetto dei sogni.

Per talento e potenzialità, Marta non ha nulla da invidiare alle altre compagne d’azzurro. Se non ci saranno inconvenienti, sarà in grado di cambiare passo proprio come nella scorsa stagione ha fatto Lara Della Mea. Il momento può essere più che mai propizio.

Nella squadra sono infatti arrivate le giovani della Coppa Europa e la due volte iridata junior Anna Trocker. Portano freschezza e nuovi stimoli a una generazione di slalomiste che finora, tra un infortunio e l’altro, ha raccolto meno di quanto seminato.



Marta, a Les Deux Alpes intanto hai rimesso gli sci ai piedi, in attesa di riprovarci a metà luglio sullo Stelvio e poi di tornare a pieno regime in Argentina.
“Sono stati dei semplici giorni di prova, in campo libero, a scopo riabilitativo. Non ho ancora recuperato appieno i valori di forza. E dunque è pericoloso andare sui tracciati”.

Le sensazioni?
“Vengo da un percorso lungo e tortuoso. Le sensazioni sono quelle di avere due gambe diverse. Ciò non era accaduto quando mi ero infortunata al ginocchio sinistro quattro anni fa. Ma medici e preparatori mi hanno rassicurata. Non appena recupererò tutti i miei parametri, allora questa differenza non si sentirà più”.

Il ginocchio come sta adesso?
“Devo capire fino a che punto posso spingere. In palestra faccio tutto senza dolore. E’ ancora un po’ rigido ma stabile. Adesso verranno i giorni delle ripetute in pista e mi renderò conto su quale superficie sarà meglio correre. E’ uno ripartire da zero. Serve pazienza”.

Ti sei infortunata alla vigilia delle Olimpiadi di casa. Come hai vissuto questi mesi?
“Accettare questo lungo stop stavolta è stato più difficile rispetto al 2021. Stavo sciando bene e stavo al top fisicamente. Mi ero creata delle aspettative che ho dovuto subito riporre nel cassetto prima ancora di cominciare. Il primo periodo è stato tosto e una ferita aperta è rimasta. Però il ginocchio, visto che faceva le bizze, ha occupato i miei pensieri e in qualche modo mi ha distratta dallo sci. La priorità a quel punto era quella di tornare in salute”.

All’inizio di gennaio ti hanno rioperata a causa di una complicazione.
“Il menisco si è rotto malamente e l’hanno dovuto suturare con cinque punti. Man mano che procedevo con la riabilitazione non riuscivo a piegare il ginocchio in modo adeguato. Facevo fatica ad arrivare a 90-95 gradi anche quando mi scaldavo per un’ora. Ho rifatto una risonanza e poi, in artroscopia, è apparso chiaro che ero piena di aderenze”.


Nel frattempo, nello slalom femminile, qualcosa si è mosso. Della Mea è entrata stabilmente in top ten. Le ragazze di Coppa Europa hanno dominato il circuito. E Anna Trocker ha portato a casa due ori under 20 da Narvik.
“Tutte hanno dimostrato di andar forte. Sono felicissima per Lara. Abbiamo la stessa età e siamo cresciute insieme. Ha fatto un grande salto di qualità e può farne ancora, avendo anche a disposizione la doppia disciplina. La Trocker ha stupito con le due top ten alle finali. Le giovani alzeranno il livello in allenamento e ciascuno di noi può essere un riferimento per le altre”.

Ora che rivedi la luce, cosa c’è nei tuoi pensieri?
“Non vedo l’ora di sciare nei tracciati per capire cosa è cambiato di base, come sono e come devo lavorare. L’obiettivo è recuperare al meglio fisicamente per sciare come voglio il più presto possibile. In questo senso, sarà fondamentale il Return to Play che sosterrò al Centro Mapei il prossimo 31 luglio. Quel giorno spero di poter subito mettere in cima ai pensieri il debutto a Levi”.

Cosa ti farebbe piacere realizzare, a livello di risultati, per saldare un po’ il conto con la sfortuna?
“Si punta in alto e mi piace pensare positivo dopo aver superato una riabilitazione davvero tosta, dove sono accadute tante cose storte. Spero di riprendere il filo con quel miglioramento tanto atteso e di tornare ai livelli di ottobre. L’anno dopo un infortunio al ginocchio, in ogni caso, è molto delicato per tutti. Però, visto che il rientro dopo il 2021 non fu per niente facile dopo una riabilitazione filata liscia, spero che stavolta si inverta il tutto: riabilitazione difficile, rientro più agevole”.

A proposito di quelle ottime sensazioni di ottobre: quale percorso è rimasto interrotto?
“Stavo lavorando a livello tecnico e tattico per cercare di arrivare sempre in fondo e migliorare nella continuità. Questi concetti li ho già ripresi con il nuovo team (Luca Agazzi, nuovo responsabile delle discipline tecniche, Daniele Simoncelli e Pietro Fontana, ndr) e credo di poter fare tanto soprattutto nel primo periodo, quando le altre magari vorranno subito spingere e io potrò viaggiare a bassa intensità e concentrarmi di più sugli aspetti tecnici”.


Non è che negli ultimi anni, tu e le altre ragazze della squadra, avete un po’ pagato la pressione di dover fare il risultato eclatante per cancellare gli anni bui dello slalom femminile?
“Abbiamo dimostrato di poter ambire a qualcosa di importante già a 20 anni. Ci siamo caricate di entusiasmo ma anche di tanta responsabilità. Magari capita che una si fa male e l’altra perde fiducia. Al contrario di quello che è successo nella velocità, dove i successi di una o due leader hanno trascinato verso l’alto le altre. Io penso che sia solo questione di tempo e di ritrovare convinzione. Vedi Della Mea, che appena è entrata in top ten non ne è più uscita. E non è che prima di quel filotto andasse piano…”.

A proposito di uscite e continuità: sei una che si arrabbia tanto?
“Sì, ci tengo troppo ed è difficile accettare un’uscita di pista in slalom. Poi è chiaro che devi fartela passare e reagire. E’ un po’ la mia filosofia. Non sono una che ha intenzione di mollare. Almeno fino a quando non si realizzeranno determinate cose che ho in mente”.

E noi ci fidiamo. Bentornata all’opera, Marta.

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