Sono passate meno di due settimane dallo slalom di Hafjell che ha premiato il padrone di casa Timon Haugan ed è giunto il tempo di tracciare a mente fredda un bilancio di quel che ci ha offerto l’ultima stagione di Coppa del Mondo in campo maschile, segnata dallo strapotere Svizzera-Norvegia che austriaci e gli azzurri della velocità hanno provato in qualche modo ad arginare.
Quando un rivale per Odermatt?
La sentenza appartiene ancora una volta a Marco Odermatt, al quinto sigillo consecutivo nella generale. Un dominio che difficilmente sarà scalfito dagli avversari negli anni a venire. Il rivale che può garantire il rendimento dell’elvetico (in questo 2026 ha ceduto la Coppetta di gigante portando a casa quelle di discesa e supergigante) almeno in tre specialità su quattro non ancora visibile all’orizzonte.

Non può essere Pinheiro Braathen, nemmeno Meillard e McGrath, grandi interpreti delle discipline tecniche ma fuori dai giochi nella velocità. I primi due forse potrebbero investire risorse nel Super-G ma per tenere testa allo svizzero non basterebbe effettuare una semplice operazione di adattamento.
Il nostro Franzoni? Dovrebbe viaggiare a ritmi raddoppiati in discesa e Super-G e tornare con convinzione al gigante, terreno in cui non potrà, per caratteristiche fisiche, avventurarsi ad esempio un altro grande protagonista della velocità, Franjo Von Allmen. Lunga vita, dunque, all’impero Odermatt.
Capitolo Italia: Paris e Franzoni certezze, ma gigante e slalom…
La Coppa del Mondo degli italiani è stata segnata dalle imprese di Dominik Paris e Giovanni Franzoni, senza dimenticare l’ottimo rendimento di Florian Schieder, sul podio in Val Gardena, e degli altri ragazzi coordinati da Lorenzo Galli.
Argento e bronzo della discesa olimpica di Bormio, Paris e Franzoni sono andati tutta la stagione a braccetto, dando garanzie su tutti i tracciati.
Entrambi hanno conquistato due vittorie, Giovanni a Wengen e a Kitz, Domme a Kvitfjell in formato doppietta (oltre ad altri cinque podi). Entrambi sono finiti in top-5 nelle due Coppe di specialità e nella top-10 della classifica generale, chiudendo rispettivamente al nono e decimo posto.

Un bottino davvero sostanzioso per gli uomini-jet, esattamente il contrario per gigantisti e slalomisti alle prese con una crisi che non conosce sosta e risoluzioni, tanto da richiedere a gran voce l’ennesima rivoluzione tecnica (Blardone e Moelgg sono in arrivo?).
L’unico podio lo ha portato a casa Alex Vinatzer. Era l’alba di dicembre e il secondo posto nel gigante di Beaver Creek lasciava presagire, oltre a una trasformazione tecnica in atto essendo arrivato tra le porte larghe, la rinascita di un grande talento di cui tutti attendono da troppo tempo l’esplosione.
Purtroppo si trattava di un fuoco di paglia: l’altoatesino, al ritorno in Europa, si è involuto in gigante e ha riperso fiducia in slalom, collezionando uscite e piazzamenti non consoni alle potenzialità.
Se Vinatzer ha spesso pianto, gli altri non hanno mai sorriso. Se si eccettua qualche buon segnale da Tommaso Sala nella stagione del rientro dal grave infortunio al ginocchio, non sono arrivate particolari novità dagli altri, naufragati in questa sorta di maledizione che ci vede ormai spettatori inermi e nostalgici dei tempi che furono. E ad ogni primavera coltiviamo la speranza di vedere la rotta invertita.
Slalom speciale che passione
Detto del dominio di Odermatt e dei tre-quattro atleti in grado di fare la voce grossa in discesa, super-G e gigante, è stato ancora una volta lo slalom speciale a regalare le grandi suspence, compresa l’incertezza nella coppetta di specialità durata fino all’ultima giornata, quando a giocarsela erano in tre dopo il barrage di Kranjska Gora, quando gli aspiranti potenziali erano addirittura sei.

La disciplina fatica a trovare un dominatore assoluto, anche se a dirigere l’orchestra è una Nazione, la Norvegia. McGrath ha riscattato la fuga nel bosco a cinque cerchi piazzando la zampata finale proprio su Braathen, battente bandiera brasiliana ma sempre di scuola norge.
Kristoffersen e Haugan sono stati grandi comprimari e sempre in agguato, così come i non-scandinavi Noel, vincitore a Campiglio e secondo nella classifica di specialità, e Meillard, a secco di vittorie nell’anno in cui al titolo iridato di Saalbach ha aggiunto quello di campione olimpico.
Ma al banchetto prelibato si sono seduti anche il redivivo Manuel Feller, nella sua Kitzbuhel, e il rampante transalpino Paco Rassat (due volte, a Gurgl e Adelboden), espressione di una scuola francese che in gigante ha saputo proporre anche la crescita di Leo Anguenot e Alban Elezi Cannaferina. Tra i pali stretti sono emersi un paio di altri nomi dal futuro prenotato, su tutti il norvegese Solberg e il finlandese Hallberg, capace di salire sul podio in tre circostanze.
La Coppa del Mondo da ora appuntamento a fine ottobre. Con la solita partenza a Solden e i Mondiali di Crans Montana come evento catalizzatore. Il calendario resterà molto compresso. E noi sogniamo di vederlo leggermente più spalmato, puntando maggiormente sul Nord America e coinvolgendo, magari in coda all’estate, altri lidi (e mercati?) come Nuova Zelanda (i meno giovani ricordano il Mt. Hutt), Cile e Argentina.
