La crescita di Alice Pazzaglia, regina di Coppa Europa: ora la sfida più grande

La classifica generale di Coppa Europa, che solo tre donne prima di lei in passato erano riuscite a conquistare (l’ultima, Lisa Agerer, nel 2012). Tre successi parziali, il gigante di Mayrhofen e i due slalom di Chamonix, con sei podi complessivi. Più sette presenze in Coppa del Mondo, andando a punti in tre circostanze e sempre in gigante: Semmering, Kranjska Gora e Plan de Corones. Questa la sintesi della stagione di Alice Pazzaglia. Un tour de force intenso ma decisamente appagante per la portacolori del Centro Sportivo Esercito, definitivamente sbocciata a 23 anni e ora consapevole della propria forza.

I risultati ottenuti hanno schiuso alla pisana di San Giuliano Terme le porte dello sci che conta e reso più dolce questa coda di stagione che la vede ancora impegnata per le ultime due settimane di lavoro a Livigno.

In attesa di conoscere le decisioni della federazione e quindi in quale gruppo di lavoro entrerà a far parte, è tempo di analizzare il percorso lineare di cui Alice è stata protagonista da novembre a marzo. Una traiettoria che l’ha resa più forte e più matura. Che l’ha trasformata nella punta di diamante di quel gruppo delle discipline tecniche allenato da Gianluca Grigoletto capace di salire sul podio di Coppa Europa con undici ragazze diverse: dalla prima gara, con il successo di Laura Steinmair a Zinal, all’ultima, con il sigillo di Giulia Valleriani nello slalom delle finali di Schladming.

Alice, ma all’inizio della stagione il pensierino alla classifica generale era stato fatto?
“L’obiettivo era quello di salire sul podio in gigante e slalom, personalmente non avevo minimamente considerato la possibilità di vincere la Coppa Europa. Per la verità, ci ho creduto solo quando sapevo di averla in tasca. Fino all’ultimo ho avuto un po’ di timore, è stata una stagione dove ho messo tanta carne al fuoco ed era importante non farsi distrarre dai veri obiettivi personali”.

Foto Ipa Agency


Che erano…?
“Sciare con un approccio diverso dal solito. Volevo uscire dalla zona di comfort. Dal punto di vista tecnico non ho cambiato tanto e gli errori commessi nelle gare per me più complicate sono stati legati a fattori mentali, la conseguenza della pressione o della stanchezza. Ma sento di aver fatto un grande passo in avanti. C’è stato uno switch”.

E’ questa nuova condizione mentale che ti ha consentito di essere così costante in Coppa Europa?
“La Coppa Europa è diventato il circuito base, lì ho trovato stabilità, riuscendo a trasferire in pista tutti i progressi. Eppure poteva essere un’arma a doppio taglio, considerato l’impiego in Coppa del Mondo”.

Qual è il bilancio delle prove disputate tra le grandi?
“Sono felice delle prestazioni, in particolar modo non mi aspettavo subito di agguantare la qualifica al primo gigante”.

Grazie alla Coppetta di slalom in Coppa Europa ti sei guadagnata anche il pettorale fisso in World Cup. La prossima stagione sarà per te un bel banco di prova…
“Cambierà la sicurezza con cui scenderò in pista perché so che quel posto me lo sono guadagnato. Ora so di essere pronta e di aver raggiunto quel livello per poterci stare. Le gare di quest’anno erano da “o la va o la spacca”. D’ora in avanti sarà diverso. E ci saranno obiettivi diversi”.

Foto Trovati /Pentaphoto


I problemi alla schiena che due anni fa avevano compromesso una stagione intera sono definitivamente alle spalle?
“Sì, ormai ho trovato il mio equilibrio, devo solo prestare un po’ di attenzione. E’ stato un periodo difficile, perché tra ernia, profusione, edema e neuropatia ci è voluto tanto tempo per non sentire più dolore e sfiammare i nervi. Per fortuna è solo un ricordo”.

Sei la punta di una Nazionale che nelle discipline tecniche in Coppa Europa ha fatto faville. Quanto ha aiutato il clima di squadra a raggiungere questi traguardi?
“Il gruppo ha fatto il suo, ci siamo tirate l’una con l’altra. Il clima ha fatto la differenza e credo che il grande vantaggio sia stato quello di partire subito bene. Se una o due cominciano forte, allora tutte le altre che in allenamento vanno anche più veloce si gasano. Vedono che sono lì e che le cose funzionano. Nelle prime quattro gare, tra Zinal e Mayrhofen, abbiamo raccolto altrettante vittorie (Stenmair, Pomarè, la stessa Pazzaglia, Valleriani, ndr) e questo ci ha dato tanta carica”.

In Coppa del Mondo cosa cambia rispetto alla Coppa Europa? Come ti sei adattata al nuovo gruppo di lavoro?
“A me è venuto tutto facile, il gruppo della squadra A è molto unito. Ci si allena insieme, si vive gomito a gomito tutta la giornata e ci divertiamo”.

C’è qualcuna che ti ha dato dei consigli utili?
“Alla vigilia del gigante di Plan de Corones Federica Brignone ci ha detto come dovevamo interpretare la pista Erta. E’ un pendio anomalo, molto diverso dagli altri, ti senti come dentro una lavatrice. Lei ci ha spiegato i punti in cui bisogna spingere, specie nell’ultima parte dopo il muro più ripido, quando il ritmo scende e si è portati ad addormentarsi un po’. E lì che si possono guadagnare tanti centesimi”.


C’è una gara di Coppa del Mondo che ti intriga in modo particolare?
“Lo slalom di Levi. Innanzitutto per la renna (ride, ndr) e perché adoro il paesaggio, è una delle mie tappe preferite. E poi perché a Levi sono partita con il numero 70 e sono arrivata 31esima. Sono arrivata a soli due centesimi dalla qualifica e quel risultato mi ha fatto capire che potevo farcela. E così poi è stato. Infatti ho apprezzato più Levi che Semmering, dove poi ho partecipato alla seconda manche”.

Rispetto al percorso che ti eri prefissata a che punto pensa di essere Alice Pazzaglia?
“Sono contenta di come sono andate le cose. Credo adesso di avere la testa e la maturazione che mi hanno consentito di arrivare al livello attuale. Rispetto agli anni precedenti ho aggiunto consapevolezza”.

Dopo le fatiche di questa stagione ti sei concessa una piccola vacanza a Barcellona.
“Un bel viaggetto insieme a Francesca Carolli. Siamo rimaste tre giorni, giusto per staccare. Serviva una pausa prima dei giorni di lavoro a Livigno. Ci siamo divertite, soprattutto abbiamo camminato tantissimo”.

Foto in copertina di Pallot/Agence Zoom

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