Dal buio pesto ai bagliori di rinascita: Elisa Platino ci crede ancora

Non è ancora finita. Elisa Platino ci crede. Nonostante nelle ultime due stagioni sia stata messa a dura prova, passando da astro nascente a una sorta di anonimato.

Due anni fa, la gigantista meranese volava. E si permetteva il lusso di entrare in top 15 in Coppa del Mondo, a Jasna. Poi il buio: le piste hanno cominciato a esserle nemiche. Ed Elisa ha finito per rincorrere se stessa.

“Non ero performante e non ho mai capito in fondo il perché”. Il 2024/25, l’ultima stagione nei ranghi della Nazionale, è stato un calvario. Un gigante dopo l’altro senza azzeccare una qualifica. La scorsa è cominciata e finita a Solden, a livello di Circo bianco.

Elisa ha toccato il fondo ma non ha perso una dote: l’ostinazione. Non ha ceduto. Non le andava di essere ricordata come una ex. E allora ha trovato la svolta sull’orlo del baratro, in un momento reso più complicato dall’infortunio alla spalla.

La portacolori dei Carabinieri si è rimboccata le maniche. E ha ritrovato se stessa in Oriente, tornando poi sul podio – terza – ai Campionati Italiani. Così si è riaccesa la speranza di poter essere nuovamente protagonista. In questo senso, il 2026/27 stagione sarà da dentro o fuori. Perché a 27 anni, nello sci, se non arrivano i risultati e non fai parte della Nazionale, il futuro è compromesso. Tira perciò aria di ultima chance.


Elisa Platino ha lavorato sodo nell’estate più torrida. Tra poche settimane tornerà a sciare (Stelvio permettendo) con il gruppo sportivo che non le ha mai fatto mancare il sostegno. C’è un bel gruppo attorno ai nuovi tecnici Maurberger e Zingerle. Ci sono escluse eccellenti come Ghisalberti e Bernardi. Hanno tutte voglia di non scrivere la parola fine. “Al primo camp di giugno ho ritrovato leggerezza, è come ripartire da zero” racconta.

Elisa, ma cosa è successo nelle ultime due stagioni?
“Sono passata dalle stelle alle stalle. Ho vissuto la migliore stagione della mia carriera, con il posto fisso in Coppa Europa e i risultati importanti in CdM. Poi il nulla”.

Come spieghi questa crisi?
“Mi sono sempre chiesta il perché ma non ho mai trovato una risposta convincente. Non riuscivo a performare. È come se avessi avuto un blocco. Nonostante questo sono andata avanti. E solo ora, voltandomi indietro, ho capito di aver avuto un burnout. Però, come diciamo noi in Alto Adige, si molla solo la posta. Sono testarda e ho tenuto duro”.

Ma a livello tecnico come ti sei gestita?
“Abbiamo provato a cambiare, ma qualsiasi cosa non funzionava. Non reagivo, mente e corpo erano separati. Scendevo e sentivo che non ero io prima ancora di vedermi al video. Una sensazione terribile perché sai come dovrebbe essere e invece non ci riesci”.


L’anno scorso ti abbiamo vista solo all’opening di Solden.
“Ero fuori squadra, è stata l’unica possibilità che mi è stata data per la Coppa del Mondo. Sono andata lì sapendo di non essere in forma. Poi a novembre mi sono rotta la testa dell’omero, proprio alla vigilia di ricominciare con le gare FIS”.

Giusto per complicare il quadro.
“Con i medici abbiamo scelto di non fare l’operazione. Volevo tornare in pista il prima possibile, tanto è vero che ho rimesso gli sci a fine gennaio”.

E poi?
“Mi sono detta: o sfrutto quest’ultimo mese e mezzo tirando fuori qualcosa o smetto. Sai, a 27 anni, fuori squadra, non puoi permetterti di non gareggiare. Anche all’interno del Gruppo Sportivo magari avrebbero fatto spazio alle più giovani. Loro non mi hanno mai detto nulla ma io ho voluto mettermi queste pressioni”.

Elisa Platino a Solden.


E sei finita in Far East Cup.
“Non avevo altre chance a quel punto della stagione, sapendo che non sarei stata presa più in considerazione né per la Coppa Europa né per la Coppa del Mondo. In quel momento, però, ho sentito ancora una volta quanto fosse importante avere alle spalle un Gruppo Sportivo che continuava a sostenermi e a credere in me. Sono davvero grata per questo, perché mi ha dato la possibilità di continuare a lottare e di giocarmi fino in fondo questa opportunità”.

È stata una scelta azzeccata.
“Un’esperienza assurda. Sono partita per la Corea del Sud da sola. Ho organizzato tutto io: gli alberghi, gli allenamenti, gli spostamenti. Compresa la guida al volante. Il dolore alla spalla era ancora presente ma non volevo farmi abbattere dall’infortunio, che diventasse un alibi”.


Prima gara, prima vittoria a Yongpyong. E poi tanti piazzamenti utili e punti FIS importanti per risalire la china.
“Non so come abbia fatto. Non conoscevo nessuno, eppure mi sono divertita. E anche adattata a un’autentica lastra di ghiaccio sulle piste dei Giochi del 2018. Faceva -25°C”.

A febbraio un altro viaggio, stavolta in Giappone.
“Quando sono tornata dalla Corea non sapevo bene cosa fare. Era un periodo particolare, con le Olimpiadi e poche possibilità di gareggiare, e alla fine la stagione era praticamente già finita. Non volevo però affrontare un altro viaggio da sola, così ho trovato la compagnia di Melissa Astegiano, una mia amica. È stata un’altra avventura. La guida a sinistra, le giornate interminabili a farsi gli sci…”.

Rientri in Italia e fai terza agli italiani, così tutti si ricordano della miglior Elisa.
“Ci sono andata sapendo di non essere ancora al top, con una spalla traballante. Rituffarsi nell’ambiente italiano non era facile. Mi sentivo una scartata, senza obiettivi precisi. Sestriere è una pista in cui ho sempre fatto bene. Nella seconda manche ho dato il 110% e sono risalita fino al podio. Sono scesa pensando che quella poteva essere davvero l’ultima gara della mia vita”.


Intanto, Solden è dietro l’angolo e c’è chi ipotizza un tuo rilancio. Cosa dici?
“In gigante l’Italia ha il massimo contingente possibile e siamo in tante a giocarci un posto. È chiaro che dipenderà anche da cosa farà Fede (Brignone, ndr). Prima di tutto, però, voglio che torni il prima possibile, perché è una mia cara amica e vederla soffrire è davvero difficile. Abbiamo bisogno di lei: tutto lo sci femminile ha bisogno di quello che sa dare. Per quanto mi riguarda, vorrei semplicemente avere la possibilità di giocarmi un posto durante la stagione. Non mi aspetto nulla di più: voglio solo che mi venga data la possibilità di lottare per quel posto, gara dopo gara, e dimostrare quello che posso fare”.

Se non dovesse essere Coppa del Mondo?
“Sono già grande e non mi convocheranno per la Coppa Europa. Per me c’è solo un obiettivo. In Coppa del Mondo ci sono già stata e ci voglio tornare. Il mio posto è lì. Se non sarà così, allora per me è finita. Però non voglio avere rimpianti. Voglio giocarmi le ultime carte divertendomi, come ho sempre fatto da bambina. Con una parola d’ordine: full gas”.

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