Un’altra ragazza che saluta lo sci, alla vigilia della nuova stagione. Stavolta non c’entrano i rimpianti né le esclusioni dalla squadra nazionale. La storia di Alice Calaba è semplicemente la presa di coscienza che le avventure, anche le più belle, hanno un inizio e una fine.
Così la velocista valdostana, rientrata nello scorso inverno alle competizioni dopo due anni ai box per un ginocchio malconcio, ha capito di dover dire basta. Che non c’erano più gli stimoli di una volta e che era giusto voltare pagina, anche se la carta d’identità, con i suoi 24 anni compiuti a gennaio, l’avrebbe volentieri accompagnata ancora a lungo sulle piste in giro per l’Italia e l’Europa.
Alice, portacolori del Centro Sportivo Esercito, era balzata agli onori della cronaca tre anni e mezzo fa, quando ai Mondiali Junior di St. Anton aveva raccolto la medaglia di bronzo in superG. Pochi giorni dopo, l’infortunio al ginocchio nell’ultima gara stagionale di Coppa Europa, a Narvik.
Da quel crac ci sono voluti due anni per risalire e riattaccare un pettorale, con esiti discreti nelle gare FIS del 2026. Gli ultimi due podi conquistati con i secondi posti in superG a Chiesa Valmalenco all’inizio di marzo mentre in Coppa Europa, come miglior risultato, ha centrato un 23° posto nella discesa di Orcieres Merlette.

Alice, parlaci di questa decisione comunicata a settembre. Dopotutto eri reduce dalla stagione del rientro…
“Pensavo ancora di avere qualcosa da dare e mi sono davvero goduta il ritorno in pista ma da febbraio in poi ho sentito che questo mondo non faceva più per me. Non sentivo più il fuoco dentro. Ho capito che era arrivato il momento di uscire di scena. Forse il fatto di stare così tanto tempo lontano dalle gare ha inciso, perché nel frattempo sono cambiate tante cose. E magari se quest’anno i risultati fossero stati migliori, sarebbe andata diversamente”.
Dal punto di vista fisico però ti sei completamente ristabilita.
“Ho fatto l’ultima infiltrazione di PRP all’inizio di dicembre e non ho più avvertito alcun fastidio al ginocchio. Una sensazione bellissima”.
Quali obiettivi ti eri data in autunno?
“Dopo tutto quello che ho passato era difficile avere degli obiettivi precisi. Sono tornata per dare tutto quello che avevo e spingere al massimo. Magari mi sarebbe piaciuto andar forte in Coppa Europa. Così non è stato, ma ho accettato il verdetto del campo. Però mi sono presa le mie soddisfazioni. Ho fatto anche qualche bella gara in slalom dopo tanti anni, è stato divertente abbassare i punti FIS”.
Il ricordo più bello resta quella medaglia ai Mondiali Junior.
“Quella settimana ero al top e sentivo che sarebbe successo qualcosa di bello. Girava tutto bene, avevo una grande energia dentro”.

Peccato che nel momento migliore sia arrivato l’infortunio al ginocchio sinistro: rottura di crociato e menisco e un post-intervento complicatissimo.
“E’ stata durissima perché il quadricipite, il cui tendine era stato coinvolto nell’operazione, ha perso tono e non voleva saperne di collaborare. Ci sono stati momenti in cui dovevo spostarmi con le mani la gamba per camminare, non c’era collegamento tra impulso del cervello e muscolo”.
Il tuo rapporto con lo sci com’era iniziato?
“Mio papà gestiva un rifugio sulle piste a Gressoney ma dal versante che porta in Valsesia, lui è originario di quelle parti. Quindi per raggiungerlo non mi restava altro che sciare…”.
Adesso cosa farai?
“Quest’estate ho cominciato a dare una mano al ristorante albergo dei miei genitori qui nella valle di Gressoney. Il prossimo inverno diventerò maestra di sci”.

Come si fa i conti con un ritiro prematuro? Ci si sente in qualche modo incompiuti dal momento che il sogno di tutti gli atleti è comunque quello di arrivare in Coppa del Mondo?
“Per quanto mi riguarda non lo considero un ritiro prematuro, malgrado la mia giovane età. So che era arrivato il mio momento e sono serena perché ritirarmi era quello che volevo. Non ho rimpianti e sto già vivendo appieno le nuove esperienze. Certo, se mi fermo a pensare, è normale che lo sci e la routine degli allenamenti mi manchino”.
