Anche Peter Fill nel team dei velocisti: “Onorato di lavorare con Galli”. Ma prima l’analisi dei gigantisti…

Quando è stata resa nota la composizione della Nazionale maschile per la prossima stagione, ha fatto scalpore l’assenza tra i tecnici di Peter Fill, da un paio di anni allenatore dei gigantisti.

Il team delle discipline tecniche, dopo le dimissioni post-Milano Cortina di Mauro Pini, è stato azzerato. E dal gruppo della Coppa Europa sono stati chiamati Max Blardone e Alexander Prosch nel tentativo di risollevare un settore a corto di risultati.

Sembrava dunque non esserci posto per il carabiniere di Bressanone vincitore in carriera per ben due volte della coppetta di discesa. In realtà c’erano ancora da definire un paio di dettagli per il suo passaggio al team della velocità.


Fill sarà infatti uno degli allenatori che seguirà da vicino discesisti e supergigantisti (dieci elementi + i due élite, Paris e Franzoni) della Coppa del Mondo, affiancando Alberto Ghidoni, Henri Battilani e Christian Corradino sotto la direzione del responsabile Lorenzo Galli.

Fill aveva già manifestato l’intenzione di cambiare gruppo

“Già all’inizio della scorsa stagione – racconta Peter Fill – avevo deciso di non proseguire l’avventura nel gruppo delle discipline tecniche, anche per far cambiare aria ai ragazzi”.

L’altoatesino sembrava inizialmente destinato a entrare nel gruppo della velocità per la Coppa Europa. “Sarebbe stato un grande stimolo per costruire qualcosa con i giovani. Avrei dovuto dare una mano ad Alexander Prosch che è stato poi promosso nella squadra A delle discipline tecniche”.

Per sostituire Prosch a capo del gruppo di Coppa Europa hanno proposto a Peter il ruolo di responsabile. Che a sua volta, per scelta, ha risposto di voler fare “solo” l’allenatore in modo tale “da dedicare un po’ di tempo in più alla famiglia e ai bambini”.

Da qui i dialoghi per l’inserimento nel gruppo principale della velocità. Ma quando sono usciti gli incarichi federali, il suo nome non c’era.

Giovanni Franzoni a Wengen.


“Ha sorpreso anche me lì per lì, in realtà c’erano solo alcune questioni da chiarire. Nel frattempo ho ricevuto qualche chiamata dall’estero, ma sapevo che si sarebbe risolto tutto molto presto. Non ho mai pensato di andare via, sapendo di avere la possibilità di continuare a lavorare anche con il Gruppo Sportivo dei Carabinieri. Adesso non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura”.

Peter, da dove si comincia?
“Sono felice di poter lavorare con Lorenzo Galli. E’ uno che ammiro tantissimo, ha dimostrato di essere un maestro nella gestione del gruppo. Sarà lui a impartire i compiti. Dal canto mio, metterò a disposizione l’esperienza del passato da discesista e quella maturata in questi anni da allenatore dei gigantisti”.

Il gruppo è numeroso e il lavoro tecnico da fare non mancherà.
“Dieci anni fa, dal punto di vista tecnico, eravamo i migliori. Negli ultimi tempi invece siamo diventati fortissimi nella velocità pura e nella scorrevolezza. Nei punti difficili, curando ancora di più la tecnica, i nostri potrebbero perdere meno. L’obiettivo è quello di essere tecnicamente sempre più efficaci”.

Franzoni è uno che viene dal gigante e si allenerà anche con l’altro gruppo.
“E infatti è quello che nei punti più insidiosi del tracciato riesce a fare la differenza e a perdere meno dai rivali”.

Torniamo alla tua esperienza con i gigantisti nelle ultime stagioni.
“Non ci aspettavamo grandissimi risultati conoscendo il livello dei nostri atleti. Però ognuno di loro ha fatto qualcosa di buono. Della Vite è uno che ha fatto due stagioni ottime e poi si è perso per strada, trovando anche scarso feeling con gli skiman. Ma lo ritengo sempre uno dei migliori gigantisti a livello di gesto tecnico. Deve migliorare nella testa”.

Pippo Della Vite.


Aspettiamo tempi migliori anche per De Aliprandini.
“Anche lui ha fatto delle ottime stagioni, andando a podio ad Adelboden. Negli ultimi mesi ha fatto fatica con gli scarponi e ha rincorso il risultato, ma vi assicuro che in allenamento è sempre andato forte. Purtroppo con l’avvicinarsi delle Olimpiadi e della qualifica da ottenere, si è messo tanta pressione addosso e ha sbagliato troppo in gara”.

Il prossimo anno torna in squadra Giovanni Borsotti.
“Una bella notizia. Può dare tanto, non è certo quello che nelle ultime stagioni usciva sempre. E’ reduce da un infortunio importante, ma gli va data fiducia”.

E poi c’è Vinatzer, l’eterna promessa.
“Aveva cominciato benissimo in gigante, con il podio di Beaver Creek. Ma è un altro che si è caricato sulle spalle la squadra per l’Olimpiade in casa. . I Giochi per lui sono stati una bella mazzata. In quella manche di combinata in cui non è riuscito a portare a casa la medaglia è passato come uno dei più grandi perdenti della storia delle Olimpiadi. Lui stesso ha creduto di esserlo. Ma andate a rivedere la gara. Bastavano solo due decimi per raggiungere un risultato che avrebbe completamente cambiato l’opinione pubblica. Fidatevi, quel giorno non è andato così male”.

Però non è riuscito a riprendersi.
“Si è autodistrutto da solo. Nel finale di stagione non è stato in grado di risollevarsi. Ma lui lo sa. Non è quello il suo livello. Ma per andar forte serve tanta autostima”.

Alex Vinatzer si allenerà allo Stelvio.



Incredibile poi come i pali stretti siano diventati per lui una montagna da scalare.
“La positività che ha raggiunto in gigante non è riuscito a portarsela dietro in slalom. Io invece speravo che gli potesse dare una bella mano. Ma non ha mai trovato il ritmo giusto”.

A conti fatti, però, il bilancio generale è troppo magro. E’ anche una questione di cavalli che si schierano?
“Non siamo tra i più brillanti, è vero, ma qualcosa di buono c’è. In questo momento i cavalli di razza sono altri. Ma noi non siamo lontanissimi. Ma è mancata la continuità”.

Senza i risultati, dopo i Giochi, sono arrivate le dimissioni di Mauro Pini.
“Le cause vere non le conosco perché non le ha mai spiegate bene. Sono rimasto molto sorpreso, non me l’aspettavo. Sapevamo a inizio stagione di non avere un compito facile davanti a noi. Lui ultimamente era abituato a lavorare con team molto piccoli. In ogni caso, mi è dispiaciuto perché Mauro è una persona con tanta esperienza e la sua mano sarebbe servita eccome in federazione”.

Giorgio Rocca, analizzando un mese addietro la difficile situazione delle discipline tecniche in campo maschile, ci ha detto che forse ai nostri manca un po’ di cazzimma, quella determinazione che ti porta a darti da fare e a non accontentarti mai.
“Io credo che sia cambiato l’atteggiamento verso lo sport da parte dei giovani. Noi vecchi avevamo la cultura del sudore e del lavoro per arrivare dove volevamo. Oggi i ragazzi, quando si presenta una difficoltà, vogliono subito la soluzione e sono disposti a stringere meno i denti rispetto a un tempo. Non vedo la stessa grinta e la stessa cattiveria di dieci o vent’anni fa”.


E’ dunque un problema generazionale?
“Sì, credo di sì. Riguarda la mentalità della nostra gioventù a cui viene servito tutto per dargli una mano e non si dà la possibilità di sbagliare. Vedo che i ragazzi non hanno un buon rapporto con la sconfitta. Non la sopportano e si abbattono subito. Invece dalle sconfitte si impara, a patto di rialzare la testa e cercare la soluzione. Bisogna anche considerare che prima c’erano più differenze tra gli atleti, oggi partono tutti al top dal punto di vista fisico. Questo significa che la base è alta e per arrivare in cima devi metterci davvero tutto quello che hai”.

Foto in copertina Lapresse

Potrebbe piacerti anche...

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *