Ambra Pomarè recupera secondo i piani e guarda al futuro: “Ora si riparte da zero”

Proprio nel momento in cui aveva ingranato le marce alte, il destino beffardo ha voluto che Ambra Pomarè arrestasse il flow nella sua Cortina. Era il 15 febbraio e la talentuosa poliziotta cresciute sulle Tofane cadeva in qualità di apripista della seconda manche del gigante olimpico, quello che di lì a poco avrebbe incoronato, per la seconda volta ai Giochi di casa, Federica Brignone.

La diagnosi impietosa, distorsione al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore e una lesione di secondo grado del legamento collaterale, e tutto quello che si sta portando dietro non potrà però fermare l’ascesa di un talento di 21 anni capace di sbloccarsi in Coppa Europa (prima vittoria a Zinal nello scorso mese di dicembre, nono posto nella classifica generale) e di cominciare a calcare i palcoscenici nobili della Coppa del Mondo.

Ambra, innanzitutto come stai?
“Tutto procede secondo i protocolli. La scorsa settimana ho finito la parte di riabilitazione in piscina e adesso ho iniziato i carichi in palestra. Sto svolgendo l’iter all’Isokinetic di Verona, per me è la soluzione migliore”.

Si sa già quando rimetterai gli sci ai piedi?
“Sicuramente in autunno, tra settembre e ottobre. Vedremo la mia condizione, ma non ho assolutamente fretta”.


Ti sei infortunata sul più bello e per di più sulle nevi di casa in un evento prestigioso come le Olimpiadi: come l’hai presa?
“Farsi male non è mai bello per nessuno. E poi è stato il primo infortunio della carriera, mi sono ritrovata davanti qualcosa di diverso da dover affrontare. Certo, non l’ho presa bene. Soprattutto perché mancava poco alla fine della stagione ed era il momento decisivo per la classifica di Coppa Europa. Ma è andata così, bisogna metter via tutto. E ripartire da zero”.

Chi ti è stato accanto in quelle difficili giornate?
“La mia famiglia e gli amici. Nei primi giorni post-intervento, non essendo autonoma e lontana da casa, i miei hanno preso le ferie e sono rimasti con me”.

Ma è possibile essere più prudenti quando si fa l’apripista?
“Ho sciato come se fossi in una sessione di allenamento. Non è che si spinge come quando si è in gara. Non è questione di prudenza, semplicemente doveva succedere. E’ chiaro che ti trovi alle Olimpiadi e ti senti onorato di fare l’apripista. Un po’ di tensione la senti”.


Raccontaci quella discesa.
“Ho sbagliato la linea al primo dosso. Il ginocchio ha fatto un movimento anomalo e ho sentito dolore. Lì probabilmente è saltato il crociato. Sono andata avanti e poi sono caduta perché il ginocchio ha ceduto”.

Prima però si erano visti tutti i progressi: hai vinto a Zinal tra le porte larghe la tua prima gara di Coppa Europa, sei tornata sul podio a Oberjoch, una settimana prima dei Giochi, e hai chiuso al quarto posto la classifica di gigante. A cosa imputi il salto di qualità atteso?
“Nelle ultime due stagioni avevo fatto fatica a performare, soprattutto nelle seconde manche. Credo di aver migliorato la tenuta mentale, mi sono liberata di testa. Approccio le gare con più serenità, oltre ad aver fatto anche un grande lavoro fisico. Con la vittoria di Zinal poi mi sono tolta un peso. Quella giornata mi ha sbloccata e ho trovato continuità, soprattutto in gigante. L’anno scorso capitava di non qualificarmi per la seconda manche e poi il giorno dopo di piazzarmi tra le prime. Quest’anno sono riuscita a limitare gli alti e bassi”.

Resta, a questo punto, il rammarico di non aver conquistato il posto fisso in gigante per la prossima Coppa del Mondo.
“Però i risultati delle altre azzurre che hanno preso i posti fissi (Pazzaglia, Mathiou, Valleriani per le discipline tecniche, ndr) aprono grandi chance per le altre. E con i punteggi accumulati in Coppa Europa, quando rientrerò, so già di partire al massimo con il numero 16″.

A proposito di Coppa Europa, la stagione delle azzurre è stata straordinaria. Fare parte di un gruppo così è sicuramente un vantaggio.
“Si è raggiunta un’intesa incredibile tra noi atlete e tra atlete e staff. Allenarsi con serenità, avere il piacere di stare in giro con le altre aiuta a superare gli ostacoli e a migliorarsi. Un giorno andava forte una, il giorno dopo un’altra. E così, a rotazione, si crea un effetto che ti trascina”.


Hai trovato la quadra in gigante e devi migliorare in slalom. Alla velocità ci hai pensato?
“La voglia di cimentarsi con il superG c’è sempre, anche se fino a questo momento ho dedicato tutto alle due discipline tecniche. In inverno è sempre difficile trovare spazio per degli allenamenti specifici però non è un’idea da precludere. Anche se dovrei imparare a fare i salti…”.

Foto Pentaphoto.


Un altro momento singolare della tua stagione è stato il gigante di Kranjska Gora in Coppa del Mondo: trentuno atlete ammesse alla seconda manche e tu arrivi trentunesima senza portare a casa punti.
“Gli allenatori e gli skiman pensano ormai che se deve accadere qualcosa di strano, allora di mezzo ci sono io. E’ vero che quel giorno ho faticato tanto in seconda manche, ma è anche vero che raramente arrivano in fondo in trenta. In realtà, arrivare 30esima o 31esima cambia poco. Si scende per fare risultati decisamente migliori. La situazione però ha fatto sorridere”.

Che rapporto ha Ambra Pomarè con lo sci?
“Difficilmente potrei immaginare la mia vita senza. Lo sci per me è stare all’aperta, è divertimento, è liberazione”.

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