Crescita fisica e polivalenza: così Giovanni Ceccarelli è diventato l’allievo di riferimento in Italia

I mesi invernali del 2026 hanno letteralmente lanciato in orbita Giovanni Ceccarelli. Il talento del Fassactive è esploso negli appuntamenti più importanti della stagione, diventando il miglior allievo d’Italia (anche per il ranking di Energiapura Series) al secondo anno nella categoria e attirando su di sé le attenzioni dell’ambiente.

Ceccarelli ha raccolto in rapida successione tre medaglie d’argento ai FESA Games di Berchtesgaden, l’evento più importante a livello internazionale per gli Under 16. Ha trionfato sia in gigante che in slalom al Pinocchio sugli Sci dell’Abetone. Si è imposto all’Alpe Cimbra Fis Children Cup. E ha chiuso il cerchio magico con il titolo italiano di Super-G a Pila prima di una tripletta dominante al Memorial Fosson. In pratica, non è più sceso dal gradino più alto del podio.

“E’ stata una stagione molto positiva – spiega Giovanni Ceccarelli, da ieri al Race Future Club di Cortina – in cui sono stati messi a frutto il lungo lavoro e i sacrifici che ho fatto fin da piccolo insieme ai miei genitori. Questi risultati a dir la verità me li aspettavo. I segnali c’erano già stati l’anno scorso, più volte avevo dimostrato di poter stare con i migliori anche se sapevo che per mettere gli sci davanti a tutti bisognava prima colmare il gap fisico”.

Muscoli e sviluppo: la svolta d’estate

Giovanni si riferisce alla differenza notevole in termini di statura e peso rispetto agli altri allievi che fino all’anno scorso pesava come una spada di damocle sulle sue prestazioni. La scorsa estate, grazie ai nuovi carichi in palestra al fianco di mamma Valentina suo preparatore atletico, oltre a una mirata alimentazione, le dimensioni di questo giovane atleta che l’anno scorso si è trasferito da Bardonecchia (dove a seguirlo era anche Vittorio Picco) in Val di Fassa sono cresciute. Giovanni era alto 1 metro e 70 e non arrivava ai 60 kg. Adesso si ritrova nel pieno dello sviluppo: è salito a 1,84 per 73 kg. Tutta un’altra storia.


“La tecnica non è mai mancata, ma con quel fisico lì ero svantaggiato perché dovevo scendere sempre al limite e quindi finivo per commettere degli errori ed essere il primo degli esclusi per la seconda manche o per cadere” sottolinea il piemontese nato a Briancon e allenato da papà Davide, che ha origini romane.

Giovanni vive ora con la famiglia a Predazzo e frequenta gli ultimi scampoli del secondo anno dell’Istituto Scientifico Sportivo Rosa Bianca, indirizzo Economia, Finanza e Marketing, lo stesso di Giada D’Antonio ma con un programma scuola-sport diverso e recentemente rivisto (quante assenze per Giovanni!) rispetto ai patti di settembre proprio per via degli eccellenti risultati conseguiti.

Da Berchtesgaden a Pila: la mappa dei trionfi

Giovanni, ripercorriamo le principali tappe di quest’anno meraviglioso cominciando proprio dai tre secondi posti ai Fesa Games in Germania.
“Esserci è stata una bellissima occasione che mi è stata concessa dal responsabile Children (Paolo Colombo, ndr). Rispetto all’anno precedente, mi sono sentito pronto per quest’esperienza e anche la relativa vicinanza geografica ha reso possibile questa trasferta che per me è stata una piacevole scoperta”.

Cosa ti è rimasto di quei giorni?
“E’ stato importante mettersi in gioco contro i migliori allievi d’Europa, su tracciati molto più impegnativi rispetto a quelli a cui sono abituato. Ho risposto bene in tutte e tre le discipline e poi ho fatto delle nuove amicizie, in particolare ho legato con Tobias Albl. In Germania mi ha sempre battuto, poi all’Alpe Cimbra sono riuscito a finirgli davanti e a riscattarmi”.


Dopo un contesto così stimolante, sono arrivate le vittorie al Pinocchio sugli Sci.
“All’Abetone c’erano condizioni della neve molto interessanti. Ho fatto un grande gigante, mentre in slalom ho sbagliato la prima manche finendo a 1’24” dalla testa. Papà mi ha ricordato che tra i pali stretti tutto può succedere e che è sempre questione di centesimi. E a me ne è bastato solo uno per fare la doppietta (lo svizzero Brand lo sconfitto di giornata, ndr)”.

Due successi anche ai Campionati Italiani una decina di giorni fa, in Super-G e nella classifica combinata.
“Potevo vincere di più. In gigante ho sbagliato la seconda discesa. In slalom ho fatto troppi calcoli, pensando di arrivare comodo nella prima e di dare tutto nella seconda e così ho accumulato 70 centesimi di distacco”.

Sei un esempio eccellente di polivalenza, caratteristica sempre più rara a partire dalle categorie giovanili.
“Gigante e slalom sono le due discipline in cui sono emerso prima per via della tecnica. Ero così leggero che mi chiamavano il signorino spigolino. La tendenza a stare sugli spigoli comprometteva la scorrevolezza. Ma in Super-G ho fatto grandi progressi”.

Come?
“Ci ho lavorato la scorsa estate in ghiacciaio ma non mi aspettavo questo tipo di risultati. La sensibilità è aumentata e riesco a esprimermi al meglio soprattutto nei tracciati tecnici come quello dei Fesa Games. Per esaltarmi al momento servono curve e salti. E’ il motivo per cui me la cavo bene anche nello skicross (in stagione successi al San Pellegrino e secondo posto ai tricolori, ndr).

Adesso il menù cosa prevede?
“Il salto nella categoria Giovani. Si riparte da zero. Con molta gente più grande di me. Arriveranno gare davvero importanti. E dovrà aumentare anche la dedizione”.

Negli ultimi mesi sei finito sulla bocca di tutti: come ci si sente al centro dell’attenzione?
“Fa piacere e dà molta carica ma restare umili è l’unica cosa che conta per continuare a migliorarsi. Sentirsi arrivati non serve. Ed è dal prossimo anno che si fa sul serio”.

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