Diciannove anni fa, l’opening di Solden incoronò Denise Karbon, prima italiana a imporsi sul Rettenbach. Dopo di lei, sarebbero arrivati i successi di Marta Bassino e Federica Brignone, mentre in campo maschile l’astinenza si protrae dal 1993, da quando il ghiacciaio austriaco ospita di fatto il primo giorno di scuola a fine ottobre se si eccettua la parentesi di Tignes dell’anno successivo.
Denise oggi segue i ragazzi del Seiser Alm Ski Team, sulle orme di papà Arnold, comprese le sorelle Trocker per la parte di preparazione atletica. Abbiamo bussato alla sua porta per rievocare il ricordo di quella vittoria e scoprire i segreti di una pista molto difficile da interpretare per le donne a quattro giorni dal lieto evento.
Denise, quel giorno partita col numero 15 sei arrivata davanti a Julia Mancuso e Kathrin Zettel, mentre Tanja Poutiainen, in testa dopo la prima manche, si è dovuta accontentare del quarto posto.
“Venivo da una grande preparazione estiva e sono arrivata a Solden molto decisa e sicura che sarebbe stato diverso rispetto agli altri anni in cui ero più timorosa e avvertivo la tensione. E infatti in quel 2007 ho fatto tutto quello che dovevo fare, fidandomi di testa e partendo a tutto gas per vincere la gara, con l’intenzione di sfidare il pendio. Non ho mai perso la concentrazione, ho sciato sempre all’attacco”.

Che a Solden non è proprio semplicissimo.
“Arrivare giù senza errori è complicato ma quella volta non mi sono fatta intimidire dalla pista e ho spinto fino al traguardo. Prima ancora di vedere il tempo ero felice perché avevo capito di aver sciato benissimo e di aver rotto il ghiaccio nel migliore dei modi. E’ stata una specie di liberazione già nella prima manche”.
Nella seconda ti sei andata a prendere la vittoria rimontando la rivale finlandese.
“L’ho affrontata con la stessa mentalità, forte del risultato della prima e della maggiore luce che arriva nella seconda”.
Come si affronta Solden? Cominciamo dalla prima parte, da te affrontata quasi sempre in posizione.
“Il primo pezzo è scorrevole e piatto, bisogna seguire il terreno prima del primo murettino e portar via più velocità possibile. Poi arriva il cambio di ritmo, con le porte che si fanno angolate”.
La gara si decide però nel lungo muro centrale.
“Lì conta l’atteggiamento. Devi andare all’attacco, non pensare di difenderti e aggredire ogni passaggio”.

Fondamentale anche l’ultima parte praticamente pianeggiante.
“Ancor di più il raccordino all’uscita dal muro. Un paio di porte dove devi avere la tattica giusta e non puoi sbagliare. Da lì in poi devi stare il meno possibile sulle lamine e lavorare con le gambe fino all’ultimo metro. Il piano di per sé è poco faticoso, ma se vuoi fare un grande risultato devi spingere tanto e a quel punto lì si fanno sentire sia la stanchezza, perché sei ben oltre il minuto, che la quota”.
Raccontaci perché Solden è speciale per tutti.
“Perché è un appuntamento che aspetti da mesi e che quando si avvicina stai lì a chiederti se sei pronta oppure no. E’ un nuovo inizio, non sai come ti verrà fuori la gara e come stanno le avversarie, sebbene con qualcuna di esse hai modo di confrontarti una o due settimane prima durante gli allenamenti in ghiacciaio. Sai che sul Rettenbach sciare senza errori è difficile, devi trovare il giusto compromesso tra l’attacco e il controllo. Se forzi la mano, esci sul muro. Se scendi in sicurezza, puoi ritrovarti con qualche secondo di distacco”.
A Solden hai vinto a 27 anni: l’esperienza conta?
“Se l’hai fatta due-tre volte sai dove devi controllare, dove passare più pulito, dove prendere più rischi e dove si vince la gara. Però anche andarci da giovane può avere i suoi vantaggi, per scendere senza calcoli o timore. Molto dipende dalla tua sciata e dal mindset”.
Ti rivedi in qualche gigantista di oggi?
“Difficile dire un nome, vedo tante atlete che oggi sciano un po’ alla mia maniera, cercando di collegare bene le curve, attaccarle dall’inizio con un grande lavoro di ginocchia e caviglie e mantenendo solidità di busto. Io avevo una sciata molto elegante, quelle di oggi sicuramente hanno più potenza”.

In casa azzurra una delle più attese a Solden e in stagione è Anna Trocker. Che tipo di lavoro avete fatto quest’estate?
“Quest’estate Anna si è appoggiata a Simon Dapoz, preparatore di grande esperienza che aveva già seguito Manuela Moelgg. Io ho portato avanti i suoi programmi, con Anna che ha dovuto leggermente modificarli a metà estate quando si è lievemente infortunata alla spalla in palestra. Devo dire che per questa Coppa del Mondo è riuscita a prepararsi molto bene. E’ cresciuta dal punto di vista fisico ed è più potente. Ma ha mantenuto agilità ed equilibrio, abbiamo curato tanto la parte legata ai gesti veloci e coordinativi”.
Che gigantista è?
“Una che guarda sempre avanti, col pensiero alla prossima porta. E’ molto attiva, specie in attacco curva. A volte anche troppo perché non ha la giusta dose di pazienza. Ma è bravissima a condurre lo sci”.
Che stagione ti aspetti?
“Questo sarà l’anno dell’esperienza. Spero che non perda il suo modo di sciare, che resti libera e che non si tiri indietro qualora dovesse sbagliare qualche gara. La sua strada è ancora lunga e adesso può succedere di tutto. I risultati potrebbero anche arrivare subito ma se ciò non accadesse si ritroverà tutta l’esperienza accumulata nel giro di un paio di anni. Non ha niente da perdere. Deve restare serena e non farsi influenzare né dalle grandi prestazioni né dagli errori. Noi che l’abbiamo cresciuta le staremo vicino come atleta e come persona”.
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