Un’altra stagione ancora, prima di chiudere una carriera a 130 all’ora vissuta da grande protagonista. Una ventina di gare tra discesa e superG per godersi l’ultimo tragitto di un lunghissimo viaggio sulle piste e un’ultima edizione dei Mondiali, sperando magari di piazzare il colpo di coda e regalarsi una medaglia che non è mai arrivata. Elena Curtoni ha deciso di andare avanti ancora per un anno, con la consapevolezza di poter dare e vivere grandi emozioni. Abbiamo contattato la 35enne di Morbegno portacolori dell’Esercito per scoprire le ragioni di questo sì ufficiale arrivato via social ormai alla vigilia della partenza per l’Argentina dopo due mesi combattuti.
Elena, hai scritto di una decisione difficile da prendere e più volte rimessa in discussione. Raccontaci com’è andata…
“La vittoria in Val di Fassa arrivata dopo le Olimpiadi mi ha fatto riprendere in mano l’idea di andare avanti ancora per un anno. Ho sciato ad aprile, sono stata in vacanza ma a metà maggio, quando ho ripreso la preparazione, mi sono rotta due legamenti della caviglia”.
Com’è successo?
“Giocando a tennis. L’ho sempre fatto durante la prima parte dell’estate, usandolo come allenamento. Quest’incidente mi ha fatto vacillare. Un infortunio minore rispetto a quelli avuti sugli sci, sia chiaro. Ma sono stati mesi complicati. Nelle ultime settimane però sono riuscita a ritrovare serenità e una routine di lavoro”.

Perché scegli di proseguire?
“Perché sono sicura di potermi togliere ancora qualche soddisfazione. È un’occasione che devo a me stessa, dopo una vita dedicata a questo sport e a un certo stile di vita”.
Dunque un’ultima stagione da vivere senza pressioni…
“Adoro sciare e voglio affrontare le ultime gare con serenità. Sono aperta a tutto. Ovviamente inseguo i migliori risultati. Ma sono pronta ad affrontare anche momenti e situazioni meno positive”.
Immaginiamo che tu abbia condiviso questa scelta con la tua famiglia, a cominciare da tuo marito e da tua sorella Irene.
“Le persone che mi sono vicine da sempre hanno saputo ascoltarmi quando ne ho avuto bisogno in questi ultimi tempi. Però è stata una scelta che ho preso da sola, nessuno mi ha forzata in un senso o nell’altro”.
Chiuderai con i Mondiali di Crans Montana, nella località dove tutto ebbe inizio con l’oro ai Mondiali Juniores in superG nel 2011.
“È bello pensare che possa chiudersi un cerchio. C’è una vena di romanticismo che mi darà qualche stimolo in più”.

Sei rimasta fuori dal gruppo élite. Una scelta che in dirittura d’arrivo si può anche accettare, no?
“Non cambia molto. So quello che devo fare, è un qualcosa che rimane più sulla carta che sulla pratica”.
Come ti senti fisicamente e mentalmente alla vigilia dell’ultimo giro di giostra? Dopo tutto hai finito il 2026 tornando al successo dopo quattro anni sulla VolatA.
“Ho la consapevolezza di essere ancora competitiva. L’ho dimostrato in Val di Fassa ma anche nel resto della stagione dove mi sono giocata spesso grandi risultati e sono finita ai piedi del podio. Il livello c’è e so di non dover dimostrare niente a nessuno. La mia carriera l’ho fatta. In questi ultimi anni ho sempre preso come un di più tutto quello che è venuto. Ma la voglia di fare bene è ancora tanta”.
Il tuo esordio in Coppa del Mondo risale al 2009. Se ti volti indietro cosa ti viene in mente?
“Che sembra ieri, questi 17 anni sono proprio volati. Non mi sembra vero che sia arrivata fino a questo punto. Per questo bisogna godersi ogni momento. Abbiamo la fortuna di fare un lavoro fatto di passione, tosto ma bellissimo”.
Come si rimane sempre al vertice dopo tutti questi anni, anche quando le nuove generazioni avanzano e reclamano spazio?
“Sono una che non si tira indietro. Che alza l’asticella e si mette in gioco sia negli allenamenti invernali che in quelli estivi. La cosa fondamentale è non dare mai nulla per scontato. Io dopo ogni vittoria ricomincio da zero e cerco di impegnarmi al 110 per cento. Poi è chiaro che bisogna anche saper guardare la realtà”.

Cioè?
“Bisogna accettare la carriera che si fa, le vittorie e le sconfitte. A me viene difficile, perché voglio sempre di più e sono in modalità crescita continua. Ora però voglio godermi quello che ho fatto”.
Nella scorsa stagione cosa non ha funzionato in discesa?
“La discesa è una specialità in cui credo e a cui tengo molto. Però dopo l’infortunio di due anni fa effettivamente ho fatto più fatica. Non è una questione tecnica. In allenamento ci sono, poi non riesco a esprimere tutto in gara. Mi viene da pensare che forse subentra l’istinto di sopravvivenza, che c’entra inconsciamente l’età, che mi proteggo di più. In superG invece mi viene tutto più naturale, penso di meno e quindi funziono meglio”.
Ma a 35 anni cosa può ancora migliorare una campionessa come te?
“I dettagli sono sempre quelli che fanno la differenza e bisogna sempre puntare a migliorarsi. È chiaro che la sciata non può cambiare. Però devi cercare le piccole cose che ti aiutano a rendere meglio. Poi c’è la parte di lavoro mentale, che continuerà per tutta la vita. Personalmente tutti i giorni individuo nuovi obiettivi e provo ad approcciarmi in modo diverso agli allenamenti. Sono un’atleta matura ma in continua evoluzione”.
Dopo cosa farà Elena Curtoni?
“Ci sto pensando. Lo sci è la mia vita e il mio mondo. Conto di rimanere nell’ ambiente e spero che possano aprirsi per me delle porte di cui non conosco ancora l’esistenza. Mi piacerebbe riuscire a trovare qualcosa di creativo. L’arte è la mia passione, amo disegnare e dipingere. Ho dei progetti già avviati che vorrei portare avanti in questo ambito”.

Il gruppo azzurro della velocità femminile è super competitivo. Abbiamo assistito all’esplosione definitiva di Laura Pirovano e dietro le altre cominciano a scalare le classifiche. Aiuta tanto avere dei riferimenti vincenti come Goggia, Brignone, Curtoni?
“Il bello è che ognuna di noi vuol essere più forte dell’altra in questo gruppo, prima ancora di confrontarsi con le avversarie straniere e con le piste. Siamo ragazze competitive, ci piace il livello alto. Ciò è stimolante anche per la crescita delle più giovani, sperando che riescano a cogliere questo modo di approcciarsi al nostro lavoro. Credo che io Fede e Sofia rappresentiamo un bell’esempio”.
Hai deciso di andare avanti ancora per una stagione, mentre Lara Gut si ferma qui.
“Lara lascia con numeri pazzeschi. Abbiamo condiviso tutta la carriera, ci siamo conosciute al Pinocchio e per qualche tempo siamo state anche concittadine quando siamo arrivate entrambe a Genova, io per mio marito e lei per seguire Valon (Behrami, ndr) che giocava nel Genoa. E’ stata una grande campionessa, fin dalle prime gare. Sono contenta di aver condiviso gran parte della mia carriera con atlete di questo calibro. Da un lato sono stata un po’ sfortunata, perché emergere è stato più complicato. Dall’altra è positivo essersi confrontata con tutto questo talento”.
foto FISI
