Slalom femminile, nuova linfa dalle giovani: Betty Biavaschi, è la volta buona?

Un gruppo giovane e ben assortito. Con le atlete di maggior esperienza pronte al definitivo salto di qualità. E con i talenti emergenti che vogliono subito ripagare la fiducia e prendersi la scena. Mai come nella prossima stagione (e in quelle a venire) sono concrete le speranze di vedere lo slalom speciale femminile (senza dimenticare i possibili progressi in gigante) avvicinarsi a una nuova e tanto attesa fioritura.

Tra i pali stretti, storicamente, si è vinto sempre poco tra le donne. Basti pensare che l’ultimo successo risale al 2007, quando Chiara Costazza fece suo lo slalom di Lienz. E non è che in materia di podi sia andata meglio.

La disciplina negli ultimi anni ha sofferto ma già dall’anno scorso, grazie ai progressi di Lara Della Mea, ha registrato una piccola inversione di tendenza. Che può ora trasformarsi in un ciclo perché stanno per arrivare un paio di cavalli di razza che in prospettiva hanno tutte le carte in regola per frequentare i piani alti della Coppa del Mondo, a cominciare dalla due volte campionessa mondiale juniores Anna Trocker.

Senza dimenticare chi deve ancora dimostrare la vera pasta e ci riferiamo a Giorgia Collomb, Marta Rossetti e Martina Peterlini, tutte con problemi fisici in via di risoluzione.

Proprio di questo scenario abbiamo parlato con Elisabetta Biavaschi, azzurra degli anni ’90 e dei primi anni 2000 oggi consigliere federale sempre attenta alle dinamiche della Nazionale e dei più giovani.

Betty Biavaschi in azione a Maribor.
Betty Biavaschi in azione a Maribor.


“Sì, è vero – attacca Betty – adesso abbiamo un bel gruppo, con la più “anziana” che è Della Mea protagonista di una grande crescita e che può dare a mio parere ancora molto di più, soprattutto in gigante”.

Cominciamo a sfogliare la margherita: dalla Coppa Europa arrivano Alice Pazzaglia, che ha vinto la generale e la coppetta di slalom, e Giulia Valleriani.
“L’anno scorso hanno fatto qualcosa di straordinario. La Coppa del Mondo però è un’altra cosa, l’importante sarà prendere subito il ritmo e iniziare con il piede giusto. Anche perché se arrivano subito i risultati, allora il morale si alza e si va avanti in sicurezza. Purtroppo è successo in passato che un paio di inforcate hanno compromesso l’aspetto psicologico di alcune atlete. Ci auguriamo che non succeda alle nostre”.

Pensi che faticheranno a fare il salto definitivo tra le grandi?
“Queste ragazze le ho viste scendere senza remore e con leggerezza mentale. Quest’estate dovranno lavorare sulla stabilità e sulla ripetitività, per essere in grado di fare delle prestazioni uniformi. Gli aspetti tecnici vengono un po’ in secondo piano perché a quell’età un’atleta in squadra A ti arriva già fatto, non devi insegnargli niente”.

Alice Pazzaglia. Foto Trovati / Pentaphoto


A proposito di allenatori, alla guida delle discipline tecniche ci sarà Luca Agazzi che ha chiuso la sua esperienza al fianco di Sofia Goggia.
“Luca ha grande esperienza, ha lavorato bene con Sofia e prima ancora in Canada nel settore tecnico. Credo che sia assolutamente all’altezza del nuovo compito, ha sempre avuto a che fare con le ragazze e sa come si fa. In ogni caso, stiamo parlando di ragazze di altissimo livello. Gli allenatori devono soprattutto essere empatici, creare un clima di fiducia ed essere capaci nella gestione dei singoli, nel lavorare sull’approccio alla gara e sui piccoli dettagli”.

Nel finale di stagione, fresca dei titoli iridati under 20, Anna Trocker è sembrata a suo agio anche nel circuito maggiore.
“Assolutamente. L’anno scorso ha vissuto tutto in crescendo. Già a ottobre e novembre alcuni tecnici avevano preannunciato la sua esplosione. Avete visto i mondiali juniores? Con quei distacchi lì non si vince mai per caso. L’ho vista determinata e senza timori anche nello slalom della combinata a squadre dei Giochi e alle finali di Hafjell. E’ sulla strada giusta, una ragazza tranquilla, seria e motivata. Conosco bene la mamma (Manuela Mair, ndr), ai miei tempi lei era in squadra B”.

Una così, anche se ha soli 17 anni, non la devi fermare ed è giusto che sia stata inserita in squadra A.
“I direttori tecnici e gli altri allenatori sono quelli che la vedono ogni giorno, quindi la loro decisione è stata ponderata. In generale, è giusto portare avanti i giovanissimi se lo meritano, chiaramente con attenzione per evitare di bruciarli dal punto di vista psicologico o distruggergli il fisico. Credo che Anna possa intraprendere un percorso vincente. E ritengo corretto eventualmente anche stabilire dei programmi diversificati per quelli che possono davvero diventare dei campioni, senza nulla togliere a tutti gli altri”.

Giada D’Antonio nella foto Tacca / Pentaphoto.


In squadra B ci aspettiamo poi il recupero dell’altro talento sulla bocca di tutti, la napoletana Giada D’Antonio.
“Un’altra da cui ci si aspetta tanto. Ha subito un infortunio importante a sedici anni, dunque può recuperare più in fretta sperando che non ne risenta a livello mentale alla ripresa”.


Se guardiamo al passato sappiamo che lo slalom azzurro tra le donne ha vissuto spesso lunghi periodi di crisi. Secondo te per quale motivo?
“Dopo il ritiro di Manuela Moelgg in effetti qualcosa è mancato ma non so se è più stata una questione tecnica o psicologica. A volte ci sono ragazzine che vanno fortissimo e che poi vengono a mancare proprio quando bisogna cambiare passo con la squadra A. La mancanza di un top sicuramente non ha aiutato il settore. Perché ti permette di far crescere quelle dietro come è accaduto in questi anni nella velocità. Negli ultimi anni, ad esempio, una Rossetti o una Peterlini sapevano di avere tutto il movimento sulle spalle e probabilmente queste cose hanno inciso. Quando scii, devi essere libero e sgravato di ogni responsabilità. Le nostre hanno bisogno che la ruota giri e che vadano in porto uno-due risultati di rilievo, com’è successo a Laura Pirovano. Quest’anno le è cambiata la vita all’improvviso, chi ci avrebbe scommesso?”.

A proposito di top, Sofia Goggia riparte dal direttore tecnico Gianluca Rulfi.
“Sono due personaggi particolari, due filosofi. Hanno grande rispetto l’uno dell’altra, andranno d’amore e d’accordo. Funzionerà, come ha funzionato fino a oggi. Gianluca non la seguiva in modo diretto, ma è sempre stato presente”.


Cosa dici invece di Mikaela Shiffrin?
“Lei negli anni ha trovato la quadra. In slalom fa la differenza perché ha una sciata così precisa e stabile e una sicurezza che raramente ho visto in Coppa del Mondo. Sa gestire e non sbaglia mai”.

Però la Aicher gliel’ha fatta sudare la Coppa…
“Non sarà facile d’ora in avanti per Mikaela. La tedesca va fortissimo in almeno tre discipline su quattro. L’anno scorso Shiffrin l’ha tenuta in piedi proprio grazie allo slalom. Ma non è detto che riesca a tenere questi numeri anche l’anno prossimo. Dovrà tornare in alto in gigante e stazionare più volte sul podio come un tempo. Ma gli anni passano, gli acciacchi ci sono e lei deve gestire il fisico. E poi c’è quel discorso della velocità. Non sappiamo esattamente quanto le sia rimasto nella testa quell’infortunio del 2024”.

Betty Biavaschi di cosa si occupa oggi oltre a rivestire il ruolo di consigliere federale di un quadriennio che sta per concludere?
“Sono rimasta in Forestale, poi inglobata nei Carabinieri, e seguo da vicino i piccoli dello Sci Club Campodolcino, in Val Chiavenna”.

Scii ancora?
“Certo, anche se di recente ho dovuto subire un intervento per mettere una protesi all’anca. Io ebbi un infortunio molto grave che mi impedì di partecipare ai Giochi di Salt Lake City e ha lasciato strascichi importanti sulla propriocezione della gamba. Purtroppo l’attività agonistica, con l’avanzare dell’età, il conto in qualche modo te lo presenta ma di sicuro rifarei tutto”.

Potrebbe piacerti anche...

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *