Se la Coppa del Mondo di sci femminile verrà raccontata dalla nuova voce di Maurizio Fanelli, la narrazione di quella maschile procede all’insegna della continuità. In cabina di regia ci sarà sempre Davide Labate, affiancato al commento tecnico da Alberto Schieppati.
Per il telecronista di origini messinesi si tratta della diciannovesima stagione al seguito del grande sci su Rai Sport, uno straordinario traguardo di longevità per un collega equilibrato, puntuale e preparato, lontano anni luce dalla moderna generazione di urlatori in cerca di gloria. Con lui, a sei giorni dalla tappa inaugurale di Solden, abbiamo provato a decifrare i principali temi della stagione 2026/27.
Davide, iniziamo dalla lotta per la generale: Odermatt è imbattibile?
“Resta il favorito. Attenzione però all’evoluzione di Braathen, che vedremo anche in superG. Un impegno in più molto faticoso che potrebbe però permettergli di guadagnare qualche punto. Odermatt farà qualche gigante in meno, magari il tetto dei punti si abbasserà leggermente. Ma ha comunque un margine ancora notevole sulla concorrenza”.
Quali saranno le questioni che terranno banco da domenica prossima in avanti?
“Innanzitutto c’è la disputa delle gare. Markus Waldner assicurava una professionalità di altissimo livello, senza di lui la FIS dovrà comunque riuscire a offrire uno spettacolo all’altezza e non è scontato”.

E poi?
“E poi c’è la questione climatica, magari a dicembre ce ne dimenticheremo. Eppure quello delle temperature in rialzo sta diventando un problema conclamato”.
Nel gigante di Solden vedremo all’opera anche Giovanni Franzoni.
“Mi aspetto una prova di buon livello. Se in questa disciplina riuscisse a stare stabilmente nei trenta avrebbe fatto un bel passo in avanti. Nella velocità, sarebbe già importante che riuscisse a ripetere il 50% di quello che ha saputo fare l’anno scorso. E poi speriamo di assistere all’esplosione di qualche altro azzurro”.
Lo slalom speciale resta ad oggi la specialità più divertente?
“Senz’altro la più incerta, ricca di pathos. Le discipline tecniche attirano tanto, poi però lo spettacolo arriva a Kitzbuhel, Wengen, Bormio e sulla stessa Val Gardena, tanto criticata ma in grado di regalare sempre emozioni”.
E Vinatzer?
“I segnali che ci giungono sulla preparazione sono positivi. Ci aspettavamo tanto da lui e poi ha deluso nei risultati. Però credo che abbia ricevuto delle critiche eccessive. E’ l’unico italiano che ha dimostrato di essere competitivo e salire sul podio su due specialità. Certo, a un certo punto abbiamo pensato che avrebbe vinto, se non addirittura dominato. Probabilmente quel treno è passato”.

Talenti da seguire?
“Gli slalomisti norvegesi restano un riferimento. Hanno una pattuglia di giovani fenomenale. Rientra Steen Olsen, si aspettano progressi da Sandvik e si parla un gran bene di questo Elias Hartford Kvael, che è un 2007. Le altre squadre per il momento inseguono, a cominciare da Italia e Austria. E’ anche vero che poi il campione ti viene fuori all’improvviso”.
Marcel Hirscher, che non parteciperà all’opening, stavolta si sarà preparato meglio rispetto al primo rientro?
“Credo che anche la scorsa volta l’abbia fatto, la qualifica di Solden del 2024 a mio parere rimane un prodigio. La concorrenza nel maschile è davvero spietata, soprattutto nelle discipline tecniche. In slalom ci sono trenta atleti che con le condizioni migliori della pista possono finire sul podio. Abbiamo visto vincere i 29esimi e i 30esimi della prima manche. In gigante, Marcel può provarci e far valere di più l’esperienza”.
Nel frattempo, gli atleti più navigati come Schwarz e la stessa Shiffrin stanno iniziando a fare le proprie scelte e a ridurre gli impegni in calendario.
“Una decisione inevitabile, per le forze in gioco che ci sono oggi in curva. Il calendario resta fitto, probabilmente la FIS dovrebbe riflettere sull’attuale sistema di punteggi. La discesa di Kitzbuhel non può valere quanto le gare in Norvegia, con tutto il rispetto. Non servono formule particolari, lo spettacolo dello sci è quello, bisogna solo provare a tutelarlo meglio”.
A pochi giorni dal debutto, l’emozione è sempre la stessa?
“Assolutamente, con le gare siamo pronti a divertirci. Lo sci è uno sport dove gli atleti aprono il cancelletto di partenza sempre per vincere. Non ci si può rilassare, bisogna dare sempre il 101% e ogni piazzamento può determinare il raggiungimento del tuo obiettivo. Il cronometro dà le sentenze, è giusto ma anche spietato. Un centesimo di secondo può condannarti, ma non ho mai visto nessun atleta appellarsi alla sfortuna. A proposito ricordo quanto successo a Vancouver”.
Ti riferisci al superG dei Giochi 2010.
“Tre azzurri nei primi sette. Werner Heel 4° a due centesimi dal podio. Cristof Innerhofer 6° a otto centesimi dal podio. Patrick Staudacher 7° a nove centesimi dal bronzo. Nessuno di loro si è mai lamentato o ha detto di essere stato sfortunato”.
Davide Labate sulla neve come si comporta?
“Sugli sci mi difendo. Quelli bravi sono un’altra cosa”.
Quanto è importante, nella giungla mediatica di oggi, seguire ancora sul posto gli eventi sportivi?
“Fondamentale. E se sei un appassionato, ti alzi presto, vai negli alberghi, effettui la ricognizione del percorso, scruti gli sguardi e capisci se quell’atleta può essere in giornata. Mi fa piacere che sia in Italia ma anche all’estero specialmente in Austria, la gente dello sci abbia dimostrato affetto e rispetto per la mia figura, perché ha riconosciuto negli anni la passione e l’impegno che ci metto”.
