La doppietta ai mondiali juniores di Anna Trocker vista con gli occhi di Arnold Karbon

Domani e mercoledì, alle prove tecniche delle finali di Coppa del mondo di Lillehammer, al cancelletto di partenza ci sarà anche Anna Trocker, la bolzanina fresca di doppietta ai Mondiali Juniores di Narvik in slalom gigante e slalom speciale, impresa riuscita in passato – seppur in discipline diverse – a Nadia Fanchini, Karen Putzer e Morena Gallizio.

Per la 17enne del Seiser Alm Ski Team sarà il modo migliore per concludere una stagione molto positiva, che l’ha vista protagonista prima sui terreni della Nor-Am, dove ha vinto a Copper Mountain e a Mont Tremblant, poi in Coppa del mondo (il debutto a Semmering) e ai Giochi Olimpici di Milano Cortina, dove ha chiuso al decimo posto la combinata a squadre in coppia con Nicol Delago.

Per analizzare le prestazioni di Narvik e conoscere le prospettive di questo grande talento dello sci alpino azzurro abbiamo contattato Arnold Karbon, papà di Denise e suo allenatore.

Arnold, si aspettava il doppio oro a Narvik, soprattutto con quei margini: 1‘37″ in gigante, addirittura 2’29” in slalom.
“Conoscevo la forma di Anna e tutti i suoi miglioramenti fatti gara dopo gara ma non pensavo che potesse vincere due mondiali juniores e soprattutto che potesse farcela con prestazioni di questo livello in condizioni peraltro difficili”.

E pensare che nello slalom ha chiuso con quell’enorme vantaggio nonostante due gravi errori nella prima manche.
“E’ scesa in pista con il numero uno e forse non si aspettava che le prime due-tre porte fossero così angolate. E’ rimasta dentro con un pizzico di fortuna e poi ha saputo reagire, sciando molto bene nelle altre parti di un tracciato insidioso che ha messo in difficoltà anche le avversarie”.

Foto Tacca / Pentaphoto


Siamo di fronte a una predestinata?
“Anna Trocker è un grandissimo talento. Ha solo 17 anni e adesso bisogna aspettare la sua evoluzione, la gestione degli infortuni e tutti gli altri dettagli che faranno la differenza quando il livello si alzerà. Di sicuro è una che può fare tanta strada”.

Dal punto di vista tecnico quanto è cresciuta rispetto all’inizio della stagione?
“I miglioramenti ci sono stati. Prima entrava dritta sulla porta, era portata a non anticipare e a non crearsi abbastanza spazio. A mio modo di vedere adesso è ancora un po’ troppo bassa, tende a sedersi. Questo sarà il prossimo step da affrontare”.

La partecipazione alle gare di Nor-Am è stata una mossa vincente?
“A posteriori possiamo dire che è stata la mossa giusta. E’ rientrata in questo progetto federale insieme a Giada D’Antonio e ha saputo sfruttare subito l’occasione, anche perché non aveva nessuna pressione”.

Cosa le ha detto in questi giorni prima delle finali di Lillehammer?
“Quello che ho sempre detto a mia figlia Denise. Che deve essere contenta di poterle fare e sciare nel modo più sciolto possibile. In gara non dovrà pensare a fare il risultato, si metterebbe solo pressione. Se non dovesse fare buoni tempi avrà comunque qualcosa da imparare”.

Per la prossima stagione cosa sarebbe meglio per lei?
“Specialmente parlando di settore femminile, io credo che una ragazza di 17-18 anni debba gareggiare in pianta stabile in Coppa del Mondo, poi sarà la Fisi a decidere. Una cosa è certa: bisognerà avere pazienza e non metterle troppe pressioni”.

Il tecnico Arnold Karbon.


Lei a Narvik era presente?
“No, lei fa parte della Squadra C e in giro per il mondo è seguita da Paolo Boldrini e da Pietro Fontana nella doppia veste di allenatore e skiman. E’ meglio che io non sia presente alle gare, il pericolo di dare troppe indicazioni è grande (ride, ndr). Meglio vedere Anna alla tv, riesco a cogliere più dettagli da sistemare poi in settimana”.

Ma che ragazza è Anna Trocker?
“L’atleta che ogni allenatore spererebbe di avere. Ha voglia e testa, è già una ragazza matura. E’ anche una che s’incazza. Se io le dicessi di vederci all’Alpe di Siusi alle 2 del mattino per provare e lavorare, lei sarebbe la prima a farsi trovare lassù. Anche dopo questi primi successi è la stessa di prima. E ha tanta voglia di migliorare”.

Come ha vissuto l’esperienza olimpica?
“Con il giusto spirito. So anche che si è integrata subito nel gruppo ed è stata accolta con tanto affetto dalle atlete che non conosceva”.

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