Per essere l’anno in cui c’era da ributtarsi nella mischia a 100 e passa all’ora, Rita Granruaz non può non andare fiera del percorso fatto. Le vittorie sul finire della stagione tra Sarentino, Santa Caterina (erano i Campionati Nazionali britannici) e Pejo, e gli altri podi ottenuti nelle gare di velocità del GP Italia rappresentano il miglior viatico per tornare a puntare in alto dopo il grave infortunio di due anni fa.
La 20enne di Badia si era infatti procurata, sulla Leo Gurschler in Val Senales, la lesione del legamento crociato con interessamento del menisco che l’aveva tenuta fuori per tutta la stagione 2024-25.
Ora le cose sono cambiate. E Rita può riprendere in mano la propria ascesa nel gruppo delle giovani più forti a livello nazionale coordinato da Roberto Lorenzi. Abbiamo contattato la portacolori dei Carabinieri nel pieno della preparazione, a un mese esatto dalla finestra di allenamenti in Sud America prevista dal 12 settembre al 6 ottobre.

Rita, come valuti a mente fredda la stagione del tuo rilancio?
“Come ritorno non è stato niente male. Mi ero fatta male nel novembre del 2024, subito dopo aver terminato il corso per l’ingresso nei Carabinieri. Ho saltato un’intera stagione e quando sono tornata alle gare, lo scorso inverno, all’inizio è stata tosta. Credo sia stato più un fattore mentale, perché fisicamente mi sentivo a posto. Per fortuna nell’ultima parte sono riuscita a superare le paure ed è arrivato qualche buon risultato”.
Com’è stato il recupero?
“Abbastanza veloce, nonostante la serietà dell’infortunio. Per me è stata una nuova esperienza, era la prima volta che mi facevo male”.
Pensi che quel crac al ginocchio abbia rallentato la tua esplosione?
“Non direi, farsi male nello sci fa parte del gioco e bisogna metterlo in conto. L’importante è poi riprendere al meglio il discorso interrotto. Un anno in meno non cambia di molto né la crescita né gli obiettivi. Adesso sono in Squadra C e so che posso di nuovo fare la mia parte”.
Ai Campionati italiani giovani hai conquistato la medaglia di bronzo in superG.
“Mi aspettavo di andar forte, perché mi ero allenata meno in velocità e tanto in gigante”.
E’ proprio dal lavoro in gigante che speri di portare a casa quanti più progressi possibili…
“Il gigante è la disciplina fondamentale anche per rendere al massimo nelle discipline veloci. L’obiettivo è tirare meglio le curve e in questo senso mi aspetto tanto dal lavoro che farò in Argentina tra un mese”.

Il primo sci quando te l’hanno messo ai piedi?
“Avevo due anni. Papà Giacomo è maestro di sci. Abitando in Val Badia vicino alle piste era abbastanza logico che facessi quella fine (ride, ndr). Ma da bambina non avevo l’obiettivo di andare a vincere le gare. E’ stato dopo la seconda media semmai che ho capito che le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa”.
Qual è il tuo stato d’animo al cancelletto di partenza?
“Solitamente riesco a essere molto rilassata. Non sono una che può permettersi lo stress. Arrivo con molto anticipo in partenza, ascolto la musica, faccio il mio riscaldamento, mangio uno snack, chiacchiero con gli skiman. Mi tengo impegnata per ingannare l’attesa”.
Che velocista sei?
“Una discesista scorrevole, anche se le curve mi piacciono”.
Il momento più bello della tua carriera è la vittoria ai tricolori del 2024 sulle piste dello Zoncolan?
“Le vittorie per me non sono così importanti. Diciamo che dopo aver vinto il titolo Aspiranti in discesa, ho dato ancor più valore all’argento colto in slalom pochi giorni dopo. Quello proprio non me l’aspettavo”.

E l’esordio in Coppa Europa?
“Tre anni fa al Passo San Pellegrino. Dovevano disputarsi tre gare, una poi è stata cancellata per il maltempo. Sono arrivata lì molto “scialla”, senza alcuna pressione. Ricordo la felicità del secondo giorno, quando sono riuscita a chiudere ventitreesima”.
La Coppa del Mondo è nei tuoi pensieri?
“No, non ci penso ancora. Bisogna fare le cose per gradi. Vorrei arrivarci il prima possibile ma allo stesso tempo farlo senza fretta. L’obiettivo della prossima stagione è fare bene in Coppa Europa”.
Una pista dove ti piacerebbe esordire nel circuito dei big?
“Cortina”.
Ma cosa rappresenta per te la velocità?
“Adrenalina. Rispetto. Ma non paura. Adoro la sensazione di essere libera, da sola. Quando taglio il traguardo dopo una discesa mi sento proprio bene”.
Una sciatrice che ammiri?
“Il mio modello è la Brignone. La sua sciata ha un fascino che poche hanno. Adoro il suo modo di attaccare a ogni curva, con cattiveria e allo stesso tempo con eleganza”.

Sono cominciati i raduni con la squadra C, ma i Carabinieri e lo sci club restano un bel riferimento.
“Assolutamente. Allenarsi a casa fa sempre bene. Sono cresciuta con Thomas Valentini allo Ski Team Alta Badia, negli ultimi anni mi hanno seguita Karl Mussner e Matthias Thaler e ancora li sento per qualche consiglio. E poi c’è Alex Verginer, il mio preparatore atletico”.
Dopo i primi raduni fatti a Moena, Lignano Sabbiadoro e allo Stelvio com’è il clima tra le ragazze di questa C?
“Ormai le conosco tutte, lavorare insieme è molto facile. Torneremo sullo Stelvio a fine agosto, poi ci sarà l’ultimo raduno atletico a Livigno e dopo una piccola pausa la partenza per Ushuaia”.
Ma Rita Granruaz pensa mai, da ventenne, ai sacrifici e alle rinunce che sta facendo?
“No, perché è quello che mi piace fare. Vivo la mia gioventù esattamente come vorrei. Non mi pesa se non posso andare a una festa. E anche star via di casa per qualche giorno non mi cambia molto”.
Oltre allo sci cosa ti piace fare?
“Frequentare la montagna, andare al lago, esplorare il territorio. Sentirmi libera. Ma anche restare a casa con gli amici non è male”.
L’estate, soprattutto per voi che andate in Sud America, sta proprio finendo. Ma una vacanza l’hai fatta?
“Sono stata un paio di giorni a Maiorca con il mio fidanzato la seconda settimana di giugno. Però dopo quattro giorni sono dovuta rientrare per rispondere alla convocazione per i test atletici”.
Come sei di carattere?
“Tranquilla e solare. So essere anche “cazzuta” e determinata, ma quello non lo do molto a vedere”.
